“Siamo gli educatori dei bambini disabili, ma d’estate non ci pagano: noi Oepac siamo invisibili”

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Silvia lavora a scuola come Oepac dal 2008: “Se il bimbo a cui siamo affidate manca, ci spostano per gli istituti come schegge impazzite. E ogni volta che restano chiusi non veniamo pagate”.

Lavori come insegnante e vivi nel precariato? O sei docente di ruolo, ma la scuola di assegnazione è troppo distante da dove vivi? Se hai una storia da raccontare, non esitare a contattarci. Scrivi all'indirizzo segnalazioni@fanpage.it o compila questo form.

Molti si chiedono se per lavorare come insegnanti serva una sorta di vocazione. Difficile trovare una risposta. Sicuramente, però, per lavorare nel mondo nella scuola oggi è necessaria tanta pazienza, buona volontà e talvolta spirito di sacrificio. Non soltanto gli anni di precariato delle insegnanti Mad, di cui Fanpage.it ha raccontato nei mesi scorsi la quotidianità e le fatiche, le poche garanzie e i tragitti lunghissimi e inaspettati. Non soltanto chi riceve la proposta di un incarico di ruolo a chilometri di distanza da dove vive, come raccontato da Valentina nei giorni scorsi. Le difficoltà si ripetono e sono simili in tutta Italia, come dimostra la storia di Angela, che ci ha contattato da Bari dove lavora come educatrice.

Proprio ispirata da quest'ultima testimonianza, Silvia ha deciso di raccontare la sua esperienza come Oepac, operatrice a supporto di bimbi con disabilità: il suo ruolo differisce da quello di insegnanti di sostegno poiché è, o almeno dovrebbe, essere a disposizione di un singolo alunno o alunna con disabilità per aiutare a sviluppare l'autonomia e la comunicazione nelle relazioni.

"Sono di Roma, qui siamo definiti Operatori Educativi per l’Assistenza e la Comunicazione (OEPAC) e prestiamo servizio nelle scuole pubbliche della città – esordisce Silvia – Supportiamo ragazzi con disabilità, cercando di offrire loro, nel miglior modo possibile, gli strumenti per vivere nella società di oggi e, possibilmente, in quella di domani. È un lavoro importante, bellissimo, utile e di grande responsabilità che, negli anni, è stato affidato alle cooperative sociali ma che, purtroppo, viene spesso sminuito e trascurato".

Assistenti Oepac per bimbi disabili a scuola: "Esclusi dalla comunità scolastica"

Ciò che spiega Silvia a Fanpage.it è come, nonostante di lavoro le Oepac garantiscano l'inclusione dei bimbi con disabilità nelle classi, le prime ad essere escluse dalla comunità e dai sistemi scolastici siano proprio loro. "Dopo molte e lunghe contrattazioni siamo riusciti a ottenere solo la garanzia del pasto nelle mense scolastiche durante le ore di assistenza, anziché una reinternalizzazione del servizio da parte del Comune. Una scelta che garantirebbe maggiore stabilità economica, più tutele e, perché no, una vita privata più serena e dignitosa. Oltretutto, lavoriamo in un ambiente pubblico e sentirsi esclusi quando si parla tanto di inclusione non è il massimo".

I problemi, però, non si fermano soltanto alle mura scolastiche, ma arrivano anche nei portafogli. "Non veniamo pagati durante i mesi estivi, a differenza del personale scolastico, né quando le scuole sono chiuse, pur continuando a sostenere le nostre spese. Inoltre, se durante l’orario di servizio l’utente a cui siamo assegnati dovesse essere assente, potremmo tornare a casa senza percepire lo stipendio o, peggio, essere spostati in altri plessi scolastici, a discapito sia nostro sia dei bambini stessi – spiega – L’accreditamento passa anche attraverso la relazione e l’essere mandati, una tantum e per qualche ora, in altre scuole, come schegge impazzite, destabilizza sia noi sia gli utenti". Utenti che, è bene ricordarlo, sono bambini spesso piccoli, con disabilità e difficoltà a relazionarsi anche soltanto con i compagni di classe.

Oepac dal 2008: "Abbiamo scioperato, sapendo che non saremmo state pagate"

"Alcuni operatori hanno una laurea, altri, come me, no. Quando feci il primo colloquio di lavoro non era necessaria. Ad oggi ho acquisito molta esperienza e ho frequentato un corso obbligatorio riconosciuto dalla Regione Lazio. Ma non tutti, oggi, hanno il tempo e i mezzi economici per riprendere in mano i testi universitari", aggiunge ancora Silvia, che svolge questo mestiere dal 2008. "L'ho sempre fatto nel migliore dei modi, con passione, cura, attenzione e professionalità. Dopo tanti anni e tante battaglie, però, mi chiedo come sia possibile che la nostra situazione versi ancora in queste condizioni".

L'impegno da parte della categoria si è fatto sentire a più riprese negli anni. "Raccogliemmo le firme per una delibera popolare che aprì un dialogo con il sindaco di allora, Virginia Raggi, ma non portò a nulla. Pur sapendo di perdere soldi, a denti stretti abbiamo fatto scioperi e manifestazioni, ma, in fin dei conti, sembra che siamo una categoria invisibile – è la sua considerazione, amareggiata – Siamo in una zona grigia e sembra che a tutti gli attori di questo sistema faccia comodo così. Un sistema che, evidentemente, da qualche parte ha subito un cortocircuito e nel quale responsabilità e competenze sembrano perdersi tra cooperative, Municipi e Regione. Un sistema in cui la nostra categoria, nonostante il ruolo fondamentale che svolge ogni giorno nelle scuole, continua ad essere invisibile".

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