“Guadagno meno di 1000 euro, gli educatori nelle scuole trattati come parchimetri”: il racconto di Angela

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Angela (nome di fantasia, ndr) lavora in un istituto scolastico di Bari come educatrice tramite una cooperativa. A Fanpage.it ha raccontato la difficile condizione della categoria: “Se non ci sono lezioni, non riceviamo stipendio. Un educatore guadagna meno di 1000 euro al mese, siamo dimenticati da tutti”.

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Quando le cose vanno bene, un educatore che tramite cooperativa lavora nelle scuole di Bari porta a casa circa 1000 euro al mese. Se i piani dell'istituto cambiano anche solo di poche ore (basta anche solo qualche giorno di chiusura o un'assemblea di istituto), l'educatore si vede decurtare parte dello stipendio per le ore non lavorate. In parole povere, spiega Angela (nome di fantasia, ndr) a Fanpage.it, per quel mese porterà a casa circa 800 euro. "E bisogna essere fortunati anche nella sfortuna", aggiunge ridendo.

Angela lavora come educatrice in un istituto di Bari. Per conto di una cooperativa si occupa di studenti adolescenti, dai 13 anni in su. Dopo la laurea conseguita nel 2006, spiega, il "massimo" raggiunto è un contratto ciclico part-time a tempo indeterminato. "Questo significa che nel periodo estivo, quando le scuole sono chiuse, non percepisci stipendio e neppure disoccupazione, perché con la continuità l'educatore sa che sarà richiamato a settembre. Se avessi avuto un contratto a tempo determinato, non avrei avuto la garanzia di tornare al lavoro subito dopo la fine delle ferie estive".

Angela sottolinea che esistono differenze sostanziali di stipendio tra un educatore e un insegnante, anche se la formazione è simile e l'ambito di lavoro è lo stesso. "Ci occupiamo di bambini, noi educatori ci focalizziamo specialmente sui ragazzini con bisogni speciali. Eppure smettiamo di ricevere stipendio con la fine delle attività scolastiche, veniamo trattati come tappabuchi. Se i nostri studenti si assentano per motivi di salute per una settimana, quei giorni vengono decurtati dal nostro compenso. L'anno scorso mi è capitato: un mio studente non ha potuto frequentare per 15 giorni presentando un certificato medico e io ho perso i soldi di quelle due settimane, pur dovendo rimanere a scuola perché poi ci sono gli incastri degli orari che non ti permettono di non presentarti comunque in aula".

Perdere 15 giorni di lavoro, sottolinea Angela, equivale a un ammanco di più di 200 euro nello stipendio. "Noi educatori, purtroppo, veniamo trattati come parchimetri. Siamo professionisti come altri, abbiamo un titolo di studio e una laurea. Svolgiamo corsi di aggiornamento, però il nostro impegno viene considerato diversamente sul piano lavorativo. Io ho una famiglia e fortunatamente mio marito lavora perché in estate io sono costretta a fare un passo indietro nell'economia familiare. Penso però a chi non ha la stessa ‘fortuna': come fa a vivere?". In tanti, spiega Angela, provano ad accedere al Tirocinio Formativo Attivo TFA per il Sostegno, utile a diventare insegnante specializzato nelle scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di I e II grado.

Il percorso prevede una prova preselettiva, uno scritto e una prova orale con lezioni, laboratori e un tirocinio pratico in una scuola. "Tutto questo nonostante una laurea già conseguita in ambito pedagogico – continua Angela -. Avendo dei figli, sono riuscita a superare la preselezione, ma mi sono fermata all'ostacolo della prova scritta per mancanza di tempo da dedicare al corso, che è comunque a pagamento. Mi sembra che la categoria sia stata completamente dimenticata in un angolo".

Anche con i sindacati, secondo quanto racconta Angela, c'è un'effettiva difficoltà a scioperare. "A luglio ho partecipato a uno sciopero, la volta prima però avevo evitato perché i giorni in cui non lavoriamo ci vengono decurtati dallo stipendio. Doveva esserci un tavolo tecnico per discutere la nostra situazione durante l'estate, invece purtroppo questo non è avvenuto. Mi sono ritrovata a pensare: ‘Meno male che l'ultima volta non ho partecipato'. Avrei perso altri 50 euro e come me ragionano anche gli altri educatori: per non perdere ore e denaro, dobbiamo rinunciare a combattere per i nostri diritti e nessun altro lo fa al posto nostro".

"Quando ho iniziato – ricorda Angela – volevo aiutare le persone fragili, dedicarmi ai bambini. Mi sono laureata ormai 20 anni fa e da allora quello che ho ricevuto è stato quasi niente".

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