Bimba cade dopo lo sgambetto di un compagno, la Cassazione condanna la scuola a 9mila euro di risarcimento

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immagine di repertorio
Aveva 8 anni quando cadde dopo lo sgambetto di un compagno durante la ricreazione, rompendosi due incisivi in una scuola elementare di Pescara. Dopo oltre dieci anni di battaglia legale, la Cassazione ha riconosciuto la responsabilità della scuola e disposto un risarcimento di 9.303 euro.

Aveva 8 anni quando, durante la ricreazione, è finita a terra dopo uno sgambetto di un compagno. Nella caduta si era fratturata due incisivi superiori, riportando un danno che avrebbe richiesto anche successive cure odontoiatriche. È successo nel 2013 in una scuola elementare di Pescara, ma per arrivare alla fine della vicenda giudiziaria sono serviti più di dieci anni. A stabilire che la scuola avrebbe dovuto vigilare meglio sugli alunni è stata la Cassazione, che ha riconosciuto alla famiglia un risarcimento complessivo di 9.303 euro.

Quel giorno i bambini avevano appena finito di pranzare e stavano giocando nel cortile della scuola. La ricostruzione della vicenda, arrivata negli anni fino ai giudici della Suprema Corte, racconta di un primo episodio tra i due bambini: la bambina aveva spinto il compagno. Poco dopo, mentre gli alunni si stavano preparando a rientrare in classe, il bambino avrebbe reagito prendendo la rincorsa e facendole uno sgambetto.

La bambina è caduta in avanti e ha battuto violentemente la bocca, procurandosi la frattura dei due incisivi superiori. L'insegnante che si trovava con la classe non aveva assistito al primo episodio e non si era accorta di quanto stava accadendo tra i due alunni. Proprio questo aspetto è diventato centrale nel lungo contenzioso.

Perché la scuola è stata ritenuta responsabile

Per i giudici, infatti, la responsabilità dell'amministrazione scolastica non deriva dal fatto che l'insegnante avrebbe dovuto prevedere esattamente quello che sarebbe successo, ma dalla mancata vigilanza sulla situazione che si era creata tra i due bambini.

La Cassazione ha ritenuto che, considerando l'età degli alunni, una maggiore attenzione avrebbe potuto consentire all'insegnante di intervenire dopo il primo episodio e separare i due bambini, evitando che la situazione degenerasse nello sgambetto. Il comportamento del compagno non è stato quindi considerato un evento del tutto imprevedibile e inevitabile.

C'è però un elemento che ha inciso sulla somma riconosciuta alla famiglia. La stessa bambina aveva infatti contribuito all'origine della lite con lo spintone iniziale. Per questo i giudici hanno riconosciuto un concorso di colpa del 30 per cento, coinvolgendo nella valutazione anche la responsabilità dei genitori.

Riconosciuti 9mila euro dopo dieci anni di processo

I genitori avevano chiesto al Ministero dell'Istruzione 14.730,06 euro, comprendendo sia le spese odontoiatriche già sostenute sia quelle che la figlia avrebbe dovuto affrontare negli anni successivi.

La prima decisione, arrivata nel 2017 dal Tribunale dell'Aquila, era stata sfavorevole alla famiglia. Secondo i giudici, l'episodio non sarebbe stato prevedibile da parte dell'insegnante. Quattro anni più tardi, nel 2021, anche la Corte d'Appello aveva confermato quella conclusione.

La famiglia ha però deciso di andare avanti e di rivolgersi alla Cassazione. La Suprema Corte ha ribaltato l'esito della vicenda, riconoscendo la responsabilità dell'amministrazione scolastica e rinviando il procedimento per la quantificazione del danno.

Il calcolo finale ha tenuto conto di diverse voci: 2.960 euro per il danno permanente, quantificato nel 2 per cento, 431,25 euro per l'inabilità temporanea e 9.900 euro destinati alle future cure odontoiatriche. Sulla somma è stata poi applicata la riduzione del 30 per cento per il concorso di colpa, mentre altri 900 euro già versati dall'assicurazione scolastica sono stati sottratti dal totale.

Alla fine, alla bambina sono stati riconosciuti 9.303 euro. Una cifra che chiude una vicenda iniziata quando aveva appena 8 anni e arrivata nelle aule di giustizia per oltre un decennio.

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