Frosinone, confiscati beni per 2 milioni di euro a becchini-spacciatori in lotta con il clan di Camorra

Beni per circa 2 milioni di euro confiscati a una coppia di becchini–spacciatori in lotta per il controllo del Frusinate. I due, padre e figlio, già condannati per reati di spaccio di droga, hanno visto apporre i sigilli a cinque società operanti nel Sorano, tre terreni, cinque fabbricati e diversi conti bancari. La sezione Misure di Prevenzione del tribunale di Roma ha emesso il provvedimento nei loro confronti, al quale ha dato esecuzione oggi venerdì 29 maggio la Direzione investigativa antimafia locale. I due pregiudicati erano già noti alle forze dell'ordine per una faida locale e per legami con la Camorra infiltrata nel basso Lazio.
Beni insostenibili rispetto ai redditi dichiarati
I due imprenditori, attivi nel settore delle onoranze funebri, commercio di fiori e pellets, contano numerosi precedenti penali in materia di sostanze stupefacenti e avrebbero utilizzato le società per ripulire il denaro derivante dalla vendita dei narcotici. A guidare gli investigatori è stata la sproporzione tra i redditi dichiarati e i beni acquisiti nel periodo dell'attività illecita, tanto che il personale del Centro operativo Dia di Roma ha ricostruito le vicende relative alle acquisizioni societarie di padre, figlio e di altri familiari. Così sarebbe emerso il meccanismo di riciclaggio dei proventi della droga: l'attività imprenditoriale costituirebbe una mera facciata per questa fonte di profitto.
La lotta con la Camorra per il controllo del Frusinate e l'arresto
I due necrofori sono stati arrestati il 6 ottobre del 2020: all'epoca, l'attenzione degli uomini della Dia era stata richiamata dai continui scontri e minacce per il controllo delle piazze di spaccio del Sorano, del Cassinate e di alcune località dell'Avezzanese. I sodalizi criminali in guerra tra loro erano legati da una parte a una famiglia locale e dall'altra al clan dei Mazzarella: entrambe con contatti con la Camorra, alla prima fazione farebbero riferimento i due condannati.
L'operazione che ha visto finire in manette padre e figlio fu chiamata Requiem e portò a 28 arresti in totale. Due anni dopo, nel settembre 2022, seguì l'operazione Ultima corsa con 11 misure cautelari in carcere, 2 agli arresti domiciliari e 4 obblighi di dimora contro i rivali. In entrambe, tra i reati contestati ci furono il traffico e lo spaccio di grossi quantitativi di hashish, cocaina e eroina.