Dottoressa in quarantena a Roma per l’ebola: è arrivata a Roma dal Congo con un volo speciale

Dal Congo a Roma, in quarantena, dopo aver curato dei pazienti positivi all'ebola. Una dottoressa di Medici Senza Frontiere sarà presto ricoverata a Roma, all'ospedale Spallanzani, in quarantena, dopo essere arrivata nella Capitale con un volo speciale. La dottoressa, che lavora a Bunia, città di 400mila abitanti nella zona nord-est del Congo, nella provincia dell'Ituri, potrebbe aver contratto il virus durante delle operazioni su alcuni pazienti poi risultati positivi all'Ebola. Per questa ragione è stato deciso il trasferimento d'urgenza a Roma con un volo speciale, organizzato per trasportare a bordo persone potenzialmente contagiose.
Dottoressa a rischio ebola trasferita a Roma in quarantena
Non è chiaro se la dottoressa abbia già raggiunto Roma nella serata di ieri o se il volo è previsto per stamattina, come precisato da il Messaggero che ha riportato la notizia. Ciò che è certo è che, una volta arrivata nella Capitale, sarà immediatamente portata in ospedale, dove resterà in quarantena in attesa di scoprire se abbia contratto o meno il virus facendo il suo mestiere. Resterà in isolamento in un reparto apposito all'interno dell'ospedale specializzato nella cura di malattie infettive e dotato di laboratori specifici in questi casi, l'Istituto Nazionale Malattie Infettive Spallanzani.
Primo caso che arriva a Roma: in quarantena dopo il lavoro in Congo
Quello della dottoressa in arrivo nella Capitale dal Congo sarebbe il primo caso legato all'ebola che arriva a Roma. La donna arriva, come anticipato, da una provincia dell'Ituri, considerata dal direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, l'Oms, l'epicentro dell'epidemia di Ebola, già zona fra le più colpite dalla "fame acuta", condizione che potrebbe aver contribuito a rendere la popolazione più vulnerabile al virus.
In questi casi, ovviamente, è bene ricordare di evitare allarmismi: nel caso della dottoressa, così come i due pazienti ricoverati all'ospedale Sacco di Milano, potrebbe evidenziare la presenza di altri patogeni e non necessariamente del virus ebola. Allo stesso tempo, nel caso in cui i sospetti dovessero essere confermati, è necessario comunque mantenere la calma e mettere in atto le misure preventive in questi casi: la quarantena e la permanenza in ospedali così specializzati come lo Spallanzani servono proprio a questo.