Attivato il protocollo sanitario per due pazienti ricoverati al Sacco di Milano: sono a rischio Ebola

L'ospedale Sacco di Milano ha attivato il monitoraggio sanitario per due pazienti ritenuti a rischio Ebola. Si tratta di due persone residenti nel Comasco che ieri, domenica 24 maggio, sono sbarcate all'aeroporto di Malpensa di ritorno da un viaggio in Uganda. Entrambi, un uomo e una donna, hanno la febbre e ora saranno sottoposti agli accertamenti diagnostici previsti dai protocolli nazionali e internazionali. Sebbene non sia stato ancora confermato il fatto che siano affetti dal virus Bundibugyo-BVD, i loro familiari sono stati sottoposti a sorveglianza e monitoraggio.
La situazione
Nelle scorse ore il ministero della Sanità ugandese, nell'Africa centrale, ha confermato sette casi di pazienti positivi all'Ebola e due decessi. Il Paese è confinante con la Repubblica democratica del Congo, dove lo scorso 15 maggio è stata dichiarata l'epidemia di febbre emorragica e dove il virus viene considerato dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) un rischio "molto elevato" per la salute pubblica. Le ultime stime parlano di oltre 900 persone infettate dal virus nella Rdc e lo scorso giovedì l'Uganda ha sospeso tutti i collegamenti di trasporto pubblico con il Paese confinante.
Per quanto riguarda l'Italia, il rischio è considerato "molto basso". Il ministero della Salute è in contatto con la Regione Lombardia attraverso il Dipartimento della Prevenzione e ha fatto sapere attraverso una nota che "il sistema nazionale di preparazione e risposta alle emergenze infettive è pienamente operativo e tutte le procedure previste per la gestione di eventuali casi sospetti risultano attivate".
Chi sono i due pazienti
Le due persone attualmente ricoverate al Sacco di Milano sono una donna di 30 anni e un uomo di 31 anni, entrambi cooperanti. "Sono volontari che si sono recati in quei territori per prestare il loro aiuto a favore di popolazioni che sicuramente vivono in condizioni molto più difficili e problematiche delle nostre", ha spiegato l'assessore al Welfare regionale Guido Bertolaso durante una conferenza stampa. A essere rientrate dall'Uganda, dopo una permanenza di circa tre mesi, sono in tutti sette cittadini italiani, componenti di due famiglie diverse. Di questi, in due "la notte hanno manifestato una sintomatologia di febbre", ha aggiunto Bertolaso.
Nel caso della 30enne, si parla anche di "alta con nausea, vomito, diarrea, e anche una leggera sintomatologia di carattere neurologico". Tuttavia, ha sottolineato Bertolaso, l'ipotesi più probabile è che la causa possa essere quella di una "malaria, magari anche malaria cerebrale, che è purtroppo una delle condizioni più serie di chi viene colpito da questa malattia". Durante la permanenza in Uganda, la figlia aveva sviluppato la malaria.
Per quanto riguarda il 31enne, componente di un'altra famiglia, questo avrebbe "una temperatura corporea leggermente superiore" alla norma, intorno ai 38 gradi, "con sintomi vaghi di problematiche di tipo intestinale che potrebbero essere legati a un fenomeno gastroenterico derivante da un cambio di territorio o quant'altro". Il protocollo è stato dunque fatto scattare in quanto entrambi provenienti da una zona a rischio.
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