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Maria Miceli, morta a 35 anni di tumore. La consulenza medico-legale conferma: “Indotta a sospendere le cure”

Maria Miceli è morta a 35 anni per un tumore. La perizia medico-legale, disposta dal giudice per le indagini preliminari di Brescia, ha rivelato che “È stata indotta impropriamente a lasciare le cure tradizionali sulla scorta di indicazioni terapeutiche non scientifiche e diagnosi false”. Non si può però affermare con certezza che “se la paziente si fosse curata appropriatamente avrebbe avuto un’apprezzabile aspettativa di vita ulteriore, a causa della gravità del tumore di cui era affetta”. Da qui, il pm ha chiesto l’archiviazione del caso.
Maria Miceli
Maria Miceli

"È stata indotta impropriamente a lasciare le cure tradizionali sulla scorta di indicazioni terapeutiche non scientifiche e diagnosi false": a stabilirlo è la consulenza della consulenza medico-legale che è stata disposta dal giudice per le indagini preliminari di Milano Luigi Iannelli che, nei mesi scorsi, ha accolto la richiesta dell'avvocato Marco Marzari che rappresenta la famiglia di Maria Miceli. La donna, ballerina di Manerbio (Brescia), è morta a maggio 2023 all'età di 35 anni per un tumore. A rivelare quanto definito dalla consulenza è il quotidiano BresciaOggi.

A giugno 2024, la Procura aveva avanzato richiesta di archiviazione. L'avvocato della famiglia si era opposto e il giudice aveva accolto la sua richiesta disponendo ulteriori accertamenti per comprendere se la decisione di sospendere le terapie per seguire i consigli di due santone posse aver provocato o velocizzato il suo decesso. La perizia ha evidenziato però che "non si può affermare con certezza, o con alta probabilità, che se la paziente si fosse curata appropriatamente avrebbe avuto un'apprezzabile aspettativa di vita ulteriore, a causa della gravità del tumore di cui era affetta". Di conseguenza, il pm ha chiesto l'archiviazione del caso.

Miceli si era affidata alle due donne, che fanno parte dell'organizzazione "Noi è, io sono" – i cui membri rifiutano l'autorità dello Stato perché pensano che tutte le istituzioni facciano parte di un sistema che ci rene schiavi – nel 2018: ad aprile dello stesso anno le era stato infatti diagnosticato un tumore all'ospedale di Manerbio dove le era stato proposto un piano terapeutico a base di cicli chemioterapici. La donna aveva iniziato la terapia, ma nel frattempo si era messa in contatto con le due santone. Una delle due si sarebbe presentata come educatrice, psicologa, psicoterapeuta e nutrizionista. Non aveva però alcun titolo. La seconda – conosciuta come la sciamana – l'avrebbe spinta verso presunti rituali spirituali e diete purificanti e l'avrebbe indotta a rifiutare la chemioterapia.

Miceli, infatti, temeva di perdere troppo peso e massa muscolare, cosa che avrebbe potuto compromettere la sua carriera.

Miceli aveva quindi abbandonato terapie e accertamenti e iniziato cure alternative. La malattia era però progredita e ne ha causato la morte. Dopo questa consulenza e la decisione della Procura di richiedere l'archiviazione del caso, l'avvocato Marzari ha detto che presenterà una nuova richiesta di archiviazione: "Sto consultando uno specialista oncologo che mi dica se queste conclusioni del medico legale sono corrette o se si possono contrastare. n ogni caso farò opposizione alla richiesta di archiviazione, affinchè la “sciamana” venga comunque processata per l'esercizio abusivo della professione medica", ha detto a BresciaOggi.

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