I genitori di Maria Miceli: “Indotta a non curarsi da finta dietista, le chiese 500 euro prima che morisse di tumore”

Maria Miceli è morta a 35 anni l'11 maggio 2023 a causa di un tumore, una neoplasia mammaria metastatica. Aveva scoperto di essere malata nel 2018, ma dopo un ciclo di chemioterapia aveva deciso di non proseguire con le cure tradizionali e di affidarsi ai consigli di due persone: "la sciamana" e "la dietista". Miceli era entrata in contatto con loro tramite ‘Noi è, Io sono‘, una setta complottista che professa il rifiuto di ogni autorità statale e della medicina tradizionale. La Procura di Brescia ha archiviato la posizione della "sciamana", accusata di circonvenzione di incapace in concorso, mentre "la dietista" è ancora sotto indagine per esercizio abusivo della professione medica e morte come conseguenza di altro reato. "Avevano fatto credere a Maria che stava male perché non si era avvicinata abbastanza alla ‘via della perfezione spirituale' e le facevano assumere integratori e medicinali che non si vendono nemmeno in farmacia", hanno raccontato a Fanpage.it Raffaele e Annarita, i genitori di Maria Miceli: "Ci abbiamo provato in tutti i modi a farle capire che quelle diete che le proponevano non servivano a niente, ma è stata spinta a isolarsi, a rinnegare noi e ad allontanare amici e fratelli".

Chi era Maria Miceli? Come ha reagito alla scoperta della malattia?
Maria da piccola era una bambina eccezionale. Era super intelligente, tanto che alle elementari le avevano fatto saltare l'ultimo anno, era andata dalla quarta direttamente alle medie facendo un esame. Era anche sensibile e sorridente, era gentile. Tutti in paese si ricordavano di lei, anche chi l'aveva vista una volta sola. Quando è morta sono venuti tutti. A scuola si annoiava, così l'abbiamo iscritta all'accademia professionale di danza di Liliana Cosi a Reggio Emilia. Si è laureata in Lettere classiche e Archeologia a pieni voti, ma la danza è stata la sua scelta di vita. Secondo noi, è in quell'ambiente che ha conosciuto le persone che l'hanno portata sulla strada delle diete.
Si è ammalata nel 2018, e la prima idea che ha avuto è stata di rivolgersi alle dietiste che aveva conosciuto attraverso le amiche. Abbiamo provato a dirle che non ne aveva bisogno, era già magra, ma ci rispondeva che così si sentiva più leggera. Aveva fatto il primo ciclo di chemioterapia, ma diceva che non voleva continuare perché aveva iniziato a perdere i capelli e temeva che queste cure avrebbero potuto avere conseguenze negative sulla sua carriera. Solo dopo la sua morte abbiamo capito come stavano davvero le cose.
Fino a quando è riuscita a lavorare?
Ha continuato a lavorare all'incirca fino a dicembre 2022, anche se un po' di riposo in più le sarebbe servito. Danzava, faceva l'indossatrice, la coreografa, organizzava spettacoli. Aveva una capacità di apprendere rapidissima, quindi faceva un po' tutto. Spesso tornava tardissimo, dormiva solo due ore e poi usciva. Diceva che altrimenti non l'avrebbero più chiamata. L'ultima volta che era andata a lavorare aveva una febbre che poi non le è più passata, tanto che poi era stata ricoverata all'ospedale di Manerbio.
In realtà abbiamo capito che queste persone della setta volevano tanti soldi. Anche pochi giorni prima di morire, Maria aveva ricevuto un messaggio in cui le chiedevano ancora 500 euro. "Tu non hai pagato", le avevano scritto. "Guarirò, lavorerò e poi ve li darò", diceva lei. Le rispondevano anche in modo scostante: "Vedi tu, se non vuoi progredire sulla via della perfezione".
Voi sapevate che era entrata in contatto con questa setta?
Lo abbiamo scoperto solo dopo, leggendo i messaggi. L'avevano convinta che stava male perché non si era avvicinata abbastanza alla "via della perfezione spirituale" e che le cure tradizionali erano velenose. Le dicevano che, anche quando stava malissimo, in realtà era tutto nella sua testa: "Se la tua testa ti dice che stai bene, tu stai bene". Maria ha avuto una ricaduta nel giugno del 2022. In quei giorni ha firmato per non fare un altro ciclo di chemioterapia, ma solo le cure compassionevoli, che le tamponavano gli effetti come appunto la perdita di capelli. Nel frattempo, prendeva gli intrugli, anche a base ormonale, che le prescriveva quella dietista senza alcuna qualifica.

Come avete reagito alla sua decisione di non continuare le cure?
Ci siamo rimasti molto male, eravamo addolorati perché non sapevamo come aiutarla. Quelle cure erano l'unico sostegno che le permetteva di andare avanti. Il primo ciclo di chemio aveva portato a una remissione completa, e avrebbe dovuto continuare su quella strada con una terapia di mantenimento.
Quali prodotti le diceva di assumere la sedicente dietista?
Solitamente le diceva di assumere vitamine e integratori, ma a volte si permetteva di prescriverle anche farmaci molto pesanti. Prodotti che abbiamo scoperto creavano interferenze con le terapie che faceva in ospedale. Le avevano fatto prendere una medicina che si usa per rianimare le persone in coma, che si può usare solo in ospedale. Maria se l'era procurata online, perché in farmacia non glielo volevano dare, e se la somministrava tramite flebo a casa di un amico. In un messaggio aveva chiesto alla dietista quanto tempo la doveva tenere e lei le aveva risposto: "Non preoccuparti, tu lasciala lì, puoi andare avanti anche per tutta la notte". Lei però stava malissimo e le aveva scritto: "Mi sento il cuore che si sta per spaccare, cosa devo fare?", ma le diceva che non doveva preoccuparsi e che se le veniva la febbre alta era "meglio".
A voi Maria cosa diceva di queste pratiche?
Ci diceva solo che era seguita da una dietista, ma non faceva riferimenti alla setta. Nessuno del suo vecchio giro di amici lo sapeva, perché poi li aveva cambiati. Queste persone la spronavano ad andare via di casa, ad allontanarsi dai fratelli, dalla famiglia e dagli amici. "Non dare retta ai tuoi genitori perché sono degli stronzi, sono invidiosi che tu stai bene senza cure", le scrivevano. Quando abbiamo scoperto che questa dietista non era iscritta all'albo, Maria diceva che era perché proponeva "cose alternative" e che ne era "orgogliosa". Provavamo a dirle quantomeno di cambiare dieta, perché le avevano promesso che non sarebbe tornato il tumore, ma invece era ricomparso. Abbiamo prenotato una visita da un'esperta in diete oncologiche che ha lo studio a Milano, ma ci ha fatto cancellare la prenotazione. Il problema è che l'avevano convinta che se la cura non funzionava, era perché la famiglia emanava "un'energia negativa".
Maria come ha conosciuto queste persone?
Pensiamo attraverso il mondo della danza, ma dai messaggi non si è capito di preciso. L'unica cosa certa è che era in contatto con loro prima della comparsa della malattia, prima del 2018. È probabile che l'abbiano adescata con la scusa di farle fare delle conferenze. Facendo leva sui suoi interessi personali, l'hanno tirata dentro. Non riusciamo a capire come ha fatto una ragazza così intelligente a farsi mettere nel sacco. Maria vedeva che continuava a peggiorare, aveva dubbi, ma le dicevano che doveva "continuare nel cammino della perfezione". Quando aveva iniziato la prima cura voleva stare da sola nel suo appartamento a Desenzano, poi è venuta a stare da noi perché non aveva più entrate fisse e a forza di pagare per integratori e vitamine non riusciva a pagare l'affitto. Una scatola di pillole costava anche 40 euro e ne prendeva tantissime. Mi sono ritrovata (Annarita, ndr) a cucinare le cose indicate dalla dietista, altrimenti non mangiava nulla.

È possibile capire quanto denaro ha speso Maria per questi prodotti?
No, perché a un certo punto non faceva più versamenti a nome suo, ma si rivolgeva a degli amici e gli faceva mettere come causale per esempio "acquisto mobili usati". L'unico amico storico che le era rimasto ci ha confermato queste pratiche e lo ha anche dichiarato ai carabinieri. Poi molti soldi giravano in contanti, quindi rintracciare tutto è impossibile. Gran parte dei movimenti sul suo conto corrente finivano in acquisti di integratori e vitamine. Per i medicinali avveniva spesso in nero. Poi si fanno pagare per qualsiasi cosa, anche la sciamana aveva le sue tariffe. Una passeggiata nel bosco costava 160 euro, un'ora di silenzio altri 120 euro. Te la propongono come donazione, ma nei fatti non lo è.
Avete mai incontrato queste persone?
Maria aveva una vita molto intensa, era quasi sempre in viaggio per lavoro. A volte ci ha presentato le nuove amicizie, ma solo dopo abbiamo scoperto che facevano parte della setta. Una volta l'ho accompagnata (Annarita, ndr) da quella dietista. Mi era sembrata subito un po' strana, perché eravamo andati là per lei e cercava di convincere me a fare la stessa cosa. Mi diceva: "Perché sai, tutti dovrebbero fare questa dieta perché altrimenti vengono i tumori". Ho avuto già lì una bruttissima impressione. Era il 2018, appena la scoperta della malattia, poi Maria non si è fatta più accompagnare. Anche quando andava ancora in ospedale le scrivevano che doveva andare da sola.
Tramite il vostro avvocato, Marco Marzari, vi siete rivolti a un oncologo che, nella sua relazione, afferma che con le giuste cure Maria avrebbe potuto vivere più a lungo.
La prima terapia aveva avuto successo, c'era stata una regressione completa e il suo corpo aveva reagito molto bene. Il sistema tumorale sembrava avesse rallentato la velocità di diffusione. Non siamo medici, ma abbiamo visto nei fatti che con le cure tradizionali c'erano stati miglioramenti che poi si sono persi perché non le ha proseguite. Non solo. Nella terapia di mantenimento doveva assumere un ormone che, in pratica, le bloccava il ciclo e la proteggeva da una eccessiva diffusione del tumore. Poi non l'ha più preso e, come è indicato anche nella relazione chiesta dal pm, il melanoma è progredito enormemente. Ha smesso a giugno 2022, a dicembre c'è stato l'aggravamento più intenso e a maggio è deceduta.
Quale può essere un modo per aver giustizia per Maria e per evitare che altre persone possano cadere in queste trappole?
Non è giusto che in una società evoluta ci siano realtà che generano disastri come questo. Deve emergere la verità, il sistema che queste sette usano per controllare le persone. Bisogna anche fare una corretta attività di informazione, aiutare a riconoscere quando ci si trova davanti a contesti che ti spingono a rinnegare la tua storia, la tua famiglia. Un ambiente costruttivo deve arricchire il tuo passato, non eliminarlo.
Ognuno è libero di seguire l'ideologia che vuole, ma fare così tanta pressione su persone in momenti di difficoltà è sbagliato. A volte, anche da parte della giustizia, manca la comprensione delle conseguenze disastrose che questi sistemi possono provocare.