Dafne Rebaudo precipitata per 27 metri a Tor Bella Monaca, il fidanzato in carcere: “Non l’ho uccisa”

Ha dichiarato di essere innocente Mohamed Trabelsi, l'uomo di 40 anni accusato di aver ucciso la sua fidanzata, la 30enne Dafne Rebaudo. L'uomo, interrogato in carcere, dove si trova recluso con l'accusa di omicidio, ha respinto le accuse, negando di essere stato lui a uccidere la compagna. La sua versione, però, sarebbe smentita dalle immagini delle telecamere installate all’esterno del palazzo dal quale la giovane è caduta. Nei filmati Rebaudo viene ripresa mentre entra nell’edificio e sale le scale insieme al cane. L’uomo, invece, compare mentre si sposta più volte tra la terrazza e l’appartamento al quinto piano in cui la coppia viveva. Tra le 4.45 e le 4.48, il 41enne viene poi inquadrato mentre scende rapidamente le scale. Tiene in mano la borsa della ragazza e porta con sé il cane al guinzaglio, trascinandolo mentre l’animale oppone una evidente resistenza.
Le difficoltà per il riconoscimento
Non è quindi vero, come invece ha sostenuto Trabelsi, che è rientrato a casa solo alle 5 del mattino. C'è poi un'altra questione, non di secondaria importanza: Trabelsi sapeva che una ragazza era stata trovata morta a via dell'Archeologia, ed è improbabile non abbia saputo che fosse la compagna. La donna è stata riconosciuta e identificata solo qualche giorno dopo, quando la polizia ha trovato l'appartamento nel quale viveva con l'uomo, riuscendo a sapere come si chiamasse. Hanno quindi chiamato la mamma, avvertendola dell'accaduto.
L'ipotesi della lite per droga
La donna ha dichiarato di non credere all’ipotesi del suicidio: quella mattina Rebaudo aveva un appuntamento in banca e, secondo lei, non aveva alcuna intenzione di togliersi la vita. La pista su cui stanno lavorando gli inquirenti è invece quella di una lite legata alla droga. Trabelsi sarebbe infatti un piccolo spacciatore, mentre la giovane aveva problemi di dipendenza da diversi anni, circostanza confermata anche dalla famiglia. Secondo la madre, l’uomo potrebbe averla attirata proprio facendo leva sulle sue problematiche. L’ipotesi degli investigatori è che i due abbiano avuto una discussione sul terrazzo e che Trabelsi abbia poi spinto la giovane, facendola precipitare per 27 metri. Il corpo è stato trovato ormai senza vita a circa sei metri dal palazzo: uno spazio ritenuto troppo ampio per essere compatibile con un gesto volontario e che farebbe invece propendere per l’ipotesi di una spinta.