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Donna precipitata da un palazzo a Tor Bella Monaca: il compagno fermato per omicidio

Il corpo della ragazza era stato trovata morto alla base di un palazzo in via dell’Archeologia. Testimonianze e telecamere avrebbero portato al fermo del compagno.
Via dell'Archeologia 52 (Foto da Google Maps)
Via dell'Archeologia 52 (Foto da Google Maps)

Come fosse precipitata da un palazzo nel quartiere di Tor Bella Monaca a Roma era stato un mistero per settimane. Adesso la polizia potrebbe aver risolto il caso della morte di Dafne Rebaudo, la ragazza di 30 anni il cui corpo è stato trovato alla base del complesso di edilizia popolare di via dell'Archeologia 52 lo scorso 13 luglio. Nella giornata di ieri, venerdì 31 luglio, gli agenti del VI Distretto Casilino hanno sottoposto a fermo indiziario Mohamed Trabelsi, 40 anni, suo convivente con precedenti per spaccio. L'ipotesi investigativa, quindi, è che si sia trattato di un femminicidio.

Le indagini sulla morte della ragazza precipitata

Era servito qualche giorno alla polizia per identificare il corpo trovato da alcuni residenti di uno dei cosiddetti ‘ferri di cavallo', stabili da anni al centro delle cronache e ora oggetto di una profonda ristrutturazione finanziata dal Pnrr. Al momento della morte non aveva con sé documenti, ma è poi venuto alla luce che la donna viveva proprio in quel palazzo. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Saverio Francesco Musolino, si sono concentrate prima su da dove potesse essere precipitata la ragazza e poi sui suoi ultimi istanti di vita. Raccogliendo le testimonianze, molti hanno rivelato di aver sentito una violenta lite avvenuta sulle scale del palazzo tra la vittime e l'uomo fermato sulle scale del palazzo, dove i due convivevano. Anche i filmati di alcune telecamere di sorveglianza indicherebbero una responsabilità di Trabelsi nello scaraventare nel vuoto la donna.

Poco prima delle 5 del mattino, individuato come orario del decesso, il sistema di videosorveglianza ha ripreso Rebaudo mentre saliva verso il terrazzo condominiale con una borsetta e il cane, che, secondo le testimonianze, curavano insieme al suo compagno Trabelsi. Dopo pochi secondi si vede il 40enne salire le stesse scale. Dopo l'orario della morte, nei filmati compare solo Trabelsi riscendere con la borsetta e il cane che erano stati portati su dalla ragazza.

Le versioni del 40enne non hanno convinto

Il 40enne era stato già individuato e sentito dalla polizia nei giorni scorsi. Le versioni da lui fornite, però, apparivano incongruenti, alimentando i sospetti degli investigatori. A far propendere verso un omicidio è stata anche la distanza fra il punto d'impatto del corpo e la base del palazzo: più compatibile con una spinta che con un gesto volontario.

Il fatto che fra i due ci fosse una relazione di convivenza ha spinto gli inquirenti a informare il sostituto procuratore Antonio Verdi, del pool antiviolenza della procura di Roma specializzato in reati contro la libertà sessuale, la famiglia, i minorenni ed i soggetti vulnerabili. Potrebbe essere lui a seguire il procedimento penale. Intanto, si attende la convalida del fermo da parte del giudice per le indagini preliminari ed un'eventuale ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Il presidente di municipio: "Piazze di spaccio in mano a gente pericolosa"

Sul delitto e sulla svolta nelle indagini ha parlato anche il presidente del VI Municipio di Roma, Nicola Franco: "La conferma che si è trattato di un femminicidio e che il presunto autore un cittadino nord africano dedico allo spaccio di droga in via dell'Archeologia, dimostra ancora una volta che quello che sosteniamo da tempo che la gestione delle piazze dello spaccio sia in mano alla criminalità nord africa – ha riferito all'agenzia Lapresse -. E dimostra ancora una volta la pericolosità di queste persone senza scrupoli e che non di fermano davanti a niente e nessuno ed arrivano ad uccidere anche le proprie compagne. Un particolare ringraziamento agli investigatori del VI Distretto della Polizia di Stato del Casilino, che hanno dimostrato ancora una volta tempestività e zelo nel risolvere un caso difficile e che non si sono fermati davanti alle apparenza che inizialmente faceva propendere per l'ipotesi di un gesto volontario. Esprimo a nome di tutta l'amministrazione del VI municipio la vicinanza alla famiglia della ragazza vittima di femminicidio".

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