Sondaggi politici, la crisi di FI e Lega mette in difficoltà anche Meloni: centrosinistra in rimonta

La Lega è in netta discesa, e anche se non c'è un unico motivo è facile sospettare che molti degli elettori che l'hanno abbandonata siano andati a sostenere Roberto Vannacci e Futuro nazionale. Anche Forza Italia registra una flessione, complice forse il momento complicato di Antonio Tajani da ministro degli Esteri. Così, anche se Fratelli d'Italia resta il primo partito del Paese la coalizione perde terreno e vede avvicinarsi il centrosinistra: Pd, M5s, Avs, Italia viva e +Europa sono a circa un punto di distanza. Ecco i risultati del nuovo sondaggio di Termometro politico.
Fratelli d'Italia è al 29,6% e si mantiene stabile rispetto all'ultima rilevazione, avvenuta a fine febbraio. Il partito di Giorgia Meloni, che in altri sondaggi ha patito in parte l'effetto della nuova forza politica di Roberto Vannacci, qui si mantiene saldo poco sotto la soglia del 30%. Inutile dire che FdI è il primo partito del Paese, e c'è chi ricorda che la coalizione con il primo partito non perde quasi mai le elezioni. Ma in vista del 2027 conteranno molto anche i risultati degli alleati. E in questo momento le prospettive non sono delle migliori.
Forza Italia scende all'8%. È un dato piuttosto basso per il partito di Antonio Tajani, segretario forzista ma anche ministro degli Esteri che negli ultimi giorni è, per forza di cose, fortemente sotto pressione. L'Italia non è stata informata degli attacchi statunitensi e israeliani all'Iran in anticipo (cosa che risulterebbe essere accaduta, invece, per Polonia e Germania), e non è ancora chiarissimo quale sia la posizione sul conflitto del governo, decisamente schiacciato su quella di Donald Trump.
Anche la Lega cala, va al 7,2% perdendo tre decimi. In questo caso si conferma una discesa nei consensi iniziata proprio quando Roberto Vannacci ha fondato il suo partito. Oggi Futuro nazionale è al 3,6%, in crescita. Vale la metà del Carroccio, in questa rilevazione. La sfida di Matteo Salvini, nel prossimo anno che ci separa dalle elezioni, sarà tornare a convincere quegli elettori che lo hanno abbandonato.
Considerando anche l'1% di Noi moderati, la coalizione di centrodestra nel complesso è al 45,8% dei consensi. Non è un dato negativo e permette ai partiti di maggioranza di restare in testa, ma i voti sono scesi di mezzo punto rispetto a una settimana fa. E l'opposizione si fa più vicina.
Il Partito democratico è stabile al 22%. Non è ancora chiaro che effetti avrà la guerra in Iran: il governo Meloni è in difficoltà, ma è noto che anche il campo largo sui temi di politica estera spesso tende a dividersi. Per il momento la segretaria democratica Elly Schlein ha puntato sul costo della vita, chiedendo un taglio delle accise su cui il governo effettivamente sta lavorando.
Il Movimento 5 stelle è al 12,3%, in crescita di tre decimi. Nell'ultima settimana è la risalita dei pentastellati (che hanno lanciato la stessa rivendicazione di Schlein sulle accise) a portare il campo largo, o campo progressista, più vicino al centrodestra. Infatti, Alleanza Verdi-Sinistra sale al 6,5% ma quel decimo di guadagno viene ‘bilanciato' dalla leggera flessione di +Europa all'1,7% (-0,1%). Non cambia il risultato di Italia viva di Matteo Renzi, al 2,2%.
Complessivamente, la possibile coalizione – che al momento non è ancora ufficialmente nata – raccoglierebbe il 44,7% dei voti. Si tratta poco più di un punto percentuale. Quando manca più di un anno alle urne, è come dire che la contesa è pienamente aperta. E un ruolo importante lo potrebbero giocare anche le forze che si mantengono al di fuori delle coalizioni. Per ora, oltre a Futuro nazionale c'è anche Azione di Carlo Calenda: raccoglie un 3,2% dei voti che potrebbe essere determinante alle urne.