Nelle ore più calde della trattativa Pd-M5S, quando il Conte bis – o un Conte 2 – appare sempre più a rischio, un sondaggio dell'istituto Gpf, rivela che la figura di Giuseppe Conte acquisisce sempre più credibilità agli occhi dell'elettorato del Movimento: due persone su tre lo vorrebbero a capo dei pentastellati.

Quando l'incontro tra le delegazioni del Pd e del M5S, che era stato previsto questa mattina per le 11, è stato annullato con una telefonata da Palazzo Chigi, e il botta e risposta tra Di Maio e Zingaretti va avanti senza esclusioni di colpi, il premier dimissionario viene considerato un leader sempre più attendibile all'interno del M5S. Ieri sembrava che il negoziato stesse per concludersi, con un accordo per Conte a capo della nuova squadra di governo giallo-rossa. Poi tutto è precipitato nel giro di poche ore: Di Maio è stato accusato dai dem di aver fatto saltare il tavolo, avendo chiesto per sé il Viminale. Circostanza poi smentita dai pentastellati.

Ma l'indagine condotta da Roberto Baldassari, presidente di Gpf, spiega che Conte sarebbe un'opzione più che credibile nel dualismo Di Maio-Di Battista che, come spiega il presidente della Gpf, "si mangiano consensi l'un l'altro, in una lotta ‘fratricida'". In particolare, nel rispondere alla domanda su chi possa essere il leader del Movimento, la vittoria di Conte è schiacciante: l'ex presidente del Consiglio Conte raccoglie il 67,4% dei consensi, Luigi Di Maio il 14,3% e Alessandro Di Battista il 13,9%.

La rilevazione, effettuata tra il 24 e il 26 agosto, indaga anche sulla figura che a parere degli elettori sarebbe più idonea a guidare il governo. Tra il politico di professione e l'esponente della società civile, è il secondo a prevalere con il 44% dei consensi, rispetto al 32% del primo. Il 19% degli interpellati non lo ritiene invece un aspetto risolutivo e si colloca nella casella degli indifferenti.

Un altro quesito che è stato sottoposto agli intervistati sonda invece l'appartenenza alle forze politiche, in realtà sempre meno determinante per gli elettori. Il 40,2 per cento infatti si riconosce in un partito presente in Parlamento, il 39,4 non si riconosce in un partito o un leader e il 19,3 si riconosce infine solo nella figura del leader.