"Grido la mia innocenza, perché la mia mamma era la mia mamma". Così Filippo Andreani, il figlio di Simonetta Gaggioli, l'ex funzionaria della Regione Toscana trovata cadavere in un sacco lo scorso 3 agosto a Riotorto, nel comune di Piombino (Livorno). L'autopsia ha rivelato che Simonetta, mamma e nonna, è morta avvelenata, probabilmente da una dose massiccia di un farmaco. Sotto accusa, con l'ipotesi di omicidio e occultamento di cadavere, ci sono ora Andreani e la moglie, Adriana Gomes, che ai microfoni del Tg3 si difendono: "Era il nostro punto di riferimento".

"Non avevo nessun motivo per far del male alla mia suocera – dice Adriana, la nuora – era una persona che amavo, mi ha sempre aiutato, dal primo giorno che sono venuta in Italia". Adriana, infatti, si è trasferita qualche anno fa dal Barasile, dove stava progettando di ritornare insieme al marito e ai figli e dove, stando a quanto racconta ai microfoni di Rai3, anche Simonetta stava valutando di trasferirsi. "Il nostro – dice il figlio – era un rapporto basato sull’amore, dopodiché ci sono state discussioni come in tutte le famiglie".

I fatti risalgono allo scorso luglio, quando, secondo le informazioni emerse dall'autopsia, Simonetta sarebbe deceduta per l'assunzione di una massiccia dose di un farmaco vasodilatatore. Il corpo è stato ritrovato il successivo 3 agosto avvolto in un sacco di plastica in un fosse della vecchia via Aurelia. Sotto la lente sono finiti immediatamente figlio e nuora della donna, che la accudivano, ma l'ipotesi iniziale era solo quella di occultamento di cadavere. In seguito, quando gli esiti degli esami medico legali sul corpo decomposto della 76enne hanno evidenziato l'avvelenamento, l'accusa ha incluso anche l'omicidio. "Era la mia mamma" dice oggi Filippo di fronte al fantasma del matricidio. Quanto all'ipotesi che abbiano trasportato il corpo in auto fino a Riotorto, è Adriana ad glissare le domande perché ‘ci sono le indagini in corso'.