Se anche per il rottamatore “è colpa di Twitter”

Anche il ‘giovane', il ‘rottamatore' Matteo Renzi fa sue, nell'intervista odierna a Repubblica, idee tutt'altro che giovani – e, soprattutto, da rottamare. «Dimostriamoci leader e non follower», dice. E non ci sarebbe niente di male, se non fosse che i follower sono quelli di Twitter. Come si capisce subito dopo: «Non si può essere terrorizzati da un tweet». E perché mai lo si dovrebbe essere? E di cosa stiamo parlando, visto che il risultato delle scelte prese dai «pazzi twittatori» del Pd (Giuliano Ferrara) è il Napolitano-bis (inviso all'inesistente «popolo del web» come se non più di una presidenza Marini o, soprattutto, Prodi)? Non è dato sapere, al netto della bolla mediatica che faceva scrivere a Cazzullo, sul Corriere di oggi, che entrambe le bocciature (Marini e perfino Prodi) sarebbero dovute al «totem» della rete, al terrore di essere ‘defollowati' (a questo punto tanto vale adottare il gergo: sempre sul Corriere, nel pezzo di Roncone, Chiara Geloni diventa per un attimo @lageloni: la persona e il suo profilo Twitter sono diventati intercambiabili).
Nelle parole di Renzi: «Al primo cinguettio c'è qualcuno che se la fa addosso». D'accordo (e poveri noi). Ma è un problema da evidenziare nel momento in cui si sta parlando di «cambiare il Pd per cambiare l'Italia»? Davvero, tra le priorità, c'è: «Io voglio che i democratici diano la linea al web e non viceversa»? Ma cosa può anche solo significare «dare la linea al web»? È significativo che perfino un tecnoutopista come Renzi, quello che – dopo essersi circondato dei massimi esperti di web in Italia – nella campagna per le primarie ha parlato a ogni comizio di FOIA (Freedom of Information Act, la legge che consente a ogni cittadino – e non solo ai diretti interessati – di accedere ad atti pubblici), ha immaginato il futuro dell'Italia come quello di una «startup» e anche oggi, vantando i suoi primati sul grillismo, dice: «sugli "open data" siamo più bravi noi» (il problema è tutto il resto, Matteo); è significativo, si diceva, che perfino lui abbia accettato l'equazione che quasi ovunque si sta imponendo, nonostante ai due lati dell'uguale ci siano cose diverse. E cioè l'idea per cui l'opinione pubblica sia uguale a Internet, Internet a Twitter e Twitter agli insulti e alle reazioni emotive o viscerali (il classico «litigio sul web» che provoca la classica «rivolta sul web» o il classico «giallo sul web») degli utenti su Twitter. Prima il Partito Democratico, compresi i suoi più accaniti fustigatori nel nome del rinnovamento, uscirà da questa marea d'insensatezze, prima comincerà a ricucire un rapporto di un qualche tipo con la realtà e, di conseguenza, i suoi elettori.