La riapertura delle scuole preoccupa tutti: dai genitori agli insegnanti, passando per i dirigenti scolastici. Il rischio caos è stato sottolineato soprattutto da alcune Regioni e per diversi motivi: i trasporti, gli spazi in aula, le misure anti-contagio e la richiesta di sicurezza per studenti e personale scolastico. Ma non solo. Perché c’è un’altra polemica che viene sollevata dai sindacati, i quali chiedono al ministero dell’Istruzione di pagare come straordinari le ore di lezione per i corsi di recupero che si terranno a partire dal primo settembre e fino all’inizio del nuovo anno scolastico, previsto per il 14 settembre. I sindacati sono pronti a diffidare il ministero e la ministra, Lucia Azzolina, nel caso in cui, come finora comunicato, decida di non corrispondere un aumento sullo stipendio per il lavoro che verrebbe svolto per i giorni di recupero. Minacce che vengono sia dalla Gilda che dalla Cgil.

La richiesta della Gilda: recuperi siano retribuiti

La prima richiesta è quella di Fgu-Gilda-Unams, inviata attraverso una nota di protesta al ministero. I sindacati ritengono che il decreto 22/2020 non possa influenzare il contratto nazionale degli insegnanti e che quindi gli obblighi di servizio siano stabiliti dal contratto nazionale. Secondo la Gilda, “l’orario cattedra viene calendarizzato e il docente è obbligato a rispettarlo solo quando vi sono le lezioni”, quindi non ci sarebbe un “obbligo contrattuale” per le lezioni che si terrebbero dal primo settembre per i corsi di recupero. Per cui, secondo il sindacato, per i recuperi sui debiti dello scorso anno “sarà necessario retribuire i docenti” sulla base del contratto nazionale.

La denuncia della Gilda è che alcuni dirigenti scolastici potrebbero tentare “di derogare alla normativa contrattuale sull’orario di servizio e imporre l’obbligo dell’orario cattedra anche nelle due settimane iniziali di settembre con il pretesto di svolgere le attività di recupero di Pia e Pai senza passare dagli organi collegiali e senza retribuirle”. Per cui, se qualche docente dovesse mettere a disposizione, su convincimento dei dirigenti, l’orario cattedra per i recuperi di settembre gratuiti, allora “bisognerà preparare una diffida da parte dei nostri avvocati locali e se necessario impostare alcuni ricorsi pilota sia contro un’eventuale nota ufficiale sia contro gli atti dei dirigenti scolastici che violassero il contratto”.

La protesta della Flc Cgil: ministero non ascolta

Critica anche la Flc Cgil, che fa riferimento alla nota del ministero dell’Istruzione che fornisce “alle scuole una discutibile interpretazione secondo la quale tali attività sarebbero da collocarsi nell’alveo degli adempimenti contrattuali ordinari correlati alla professione docente e non automaticamente assimilabili ad attività aggiuntive da retribuire con il salario accessorio”. Il sindacato accusa il ministero di “non ascolto e non mediazione”, sostenendo che “la nota si lancia in una impropria distinzione fra attività che possono e non possono essere retribuite, non sulla base della natura delle stesse ma sulla base del periodo in cui tali attività vengono svolte (non retribuite se svolte dal primo settembre all’inizio delle lezioni, retribuite se svolte successivamente)”.

Per la Flc Cgil “si tratta di una distinzione arbitraria, che non si trova nelle norme esistenti, non si trova nel Contratto e non la si trova neppure, checché ne dica il Ministero, nel citato DL 22/2020. È sconfortante dovere assistere a misure che invece di motivare scoraggiano, invece di promuovere confondono”. Sulla base di questo, secondo il sindacato, sono probabili molti ricorsi a settembre, così come è probabile che “molti collegi docenti, per evitare contenziosi, programmino le attività di recupero a partire dal primo giorno di lezione anziché dal primo settembre”.