La nomina della nuova segreteria del Partito democratico ha evidenziato i dissidi interni al partito. Alle critiche rivolte al segretario dem Nicola Zingaretti, che lo accusano di aver arginato l'ala renziana nel processo di riorganizzazione, si aggiunge Carlo Calenda, che però se la prende con tutto il partito. "Che schifo. Ma davvero. Mi vergogno di essere andato in giro a chiedere voti per un partito che è incapace di stare insieme anche mentre il Paese va a ramengo", scrive su Twitter l'ex ministro allo Sviluppo economico.

Domani ci sarà la direzione in casa dem: "Tenterò di ricostruire, farò uno sforzo per ricostruire, in ogni modo, uno spirito unitario. In Italia governa Salvini con politiche economiche, sociali e culturali drammatiche. Non possiamo non cedere che questa deve essere la priorità assoluta. Con questo spirito farò uno sforzo per riaprire un dialogo e verificare le condizioni di un passo avanti insieme, almeno sul terreno della politica e dell'iniziativa politica", ha affermato Zingaretti, aggiungendo che di sentire sulle spalle una forte responsabilità in quanto segretario del partito.

Una posizione sostenuta poi con toni meno accesi anche da Calenda, che sottolinea come non si possa lasciare spazio a "inutili conflitti mentre ogni giorno in Paese fa un passo verso il baratro". L'europarlamentare chiama anche ad un'azione del presidente del Pd, Paolo Gentiloni, definendolo il "garante dell'unità del partito" e invitandolo a organizzare una riunione con tutte le personalità di spicco, da Matteo Renzi a Maurizio Martina, per ricomporre il gruppo.

"Per un breve periodo abbiamo anche lavorato tutti insieme alle europee, e adesso ricominciamo da capo con le divisioni assurde, con una frattura che sembra insanabile. Non sulle politiche perché oggi non ci sono differenze sostanziali fra le varie anime del partito democratico: siamo tutti d’accordo sul restare fra i Paesi di testa dell’Europa, sull' investire di più, sul buttare meno soldi, sul fatto che quota 100 sia sbagliata, sul mantenere un welfare pubblico forte. Ma andiamo in disaccordo sulle cavolate", afferma poi Calenda in un video condiviso nel suo profilo. Secondo l'ex ministro sono due le cause che hanno portato "l'implosione del Pd": la vicenda di Luca Lotti e le nomine nella segreteria. Per quanto riguarda il primo punto, per Calenda, pur condannando le azioni dell'esponente dem, è comunque impensabile "discutere di questo quando il Paese si sta sfasciando, sta cadendo in una situazione disastrosa per cui chiude un'azienda al giorno e ci vogliono fuori dall'Europa e dall'euro". Sul secondo punto, l'europarlamentare campione di voti alle europee sottolinea la necessità di tornare e rimetterci mano: "Una parte del partito non si sente rappresentata. Ma c'è qualcosa che non va se una parte dice di voler rimanere fuori e poi si lamenta di essere stata esclusa. Succedeva lo stesso con le minoranze ai tempi di Renzi", specifica.

"È un asilo. Le componenti del partito devono fermarsi e ricostituire un governo ombra tosto. Un governo ombra che marchia a uomo i ministri dell’esecutivo. Un governo ombra che coinvolge persone che non appartengono al Pd per lavorare ad un programma e ad una coalizione che ad oggi non ci sono e non sono sono chiari. Serve fare questo perché si andrà presto alle elezioni. Ci dobbiamo occupare di questo, le guerre di posizione tra correnti sono insopportabili e rendono impossibile andare a difendere a testa alta le ragioni della democrazia liberale nel periodo più cupo nella storia degli ultimi 50 anni di questo Paese. Dobbiamo formare una linea molto più incisiva, molto più forte e mettere da parte ogni fesseria, perché sono fesserie che ci dividono", conclude Calenda.