Matteo Salvini e Mario Draghi, un confronto di quasi due ore. Il leader della Lega è andato dal presidente del Consiglio con un piano per le riaperture, dopo giorni di polemiche in cui ha rilanciato più volte il tema delle “chiusure ideologiche”. Duri i botta e risposta con esponenti della maggioranza eterogenea che sostiene il governo Draghi, con le accuse costanti di Salvini al ministro della Salute Speranza e la risposta del deputato dem Francesco Boccia alle richieste del leader della Lega. "È un dovere riaprire la seconda metà di aprile, se i dati lo permetteranno", ha detto Salvini uscendo da Palazzo Chigi dopo l'incontro. "Non si può stare in rosso a vita", ha insistito il leader del Carroccio.

L'incontro, promesso da Salvini già prima di Pasqua, ha avuto un tema centrale: le riaperture. "Già oggi ci sono almeno sei regioni fuori rischio" e "io non credo al rosso a vita", ha insistito il leader della Lega. Poi ha spiegato che con Draghi hanno parlato di dati: "Dove è tranquillo è un dovere riaprire, Draghi lo ha condiviso". In generale l'incontro con il presidente del Consiglio è stato "utile, positivo e costruttivo su salute e lavoro". Secondo Salvini, lui e Draghi si sono trovati d'accordo sul fatto che "devono essere i dati e la scienza a dettare cosa fare".

Uscito da Palazzo Chigi, dopo l'incontro, Salvini ha toccato anche il tema del nuovo decreto Sostegni: "Va approvato entro aprile", ha annunciato il leader della Lega. "Quello di cui ha bisogno l'Italia è un decreto imponente, con almeno 50 miliardi di scostamento di bilancio". Mentre sul tema dei vaccini, vera chiave per uscire dalla pandemia di Covid-19, Salvini ha spiegato di essere favorevole alla "proposta di Sicilia e Sardegna di comprare i vaccini anche di tasca loro pur di ripartire con il turismo".