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22 Aprile 2022
16:22

Per il governo Draghi la base militare nel parco di Coltano è necessaria: costerà 190 milioni

Il governo risponde per la prima volta alle polemiche per la decisione di costruire una nuova base militare nel parco protetto di Coltano. Intanto, mentre continuano le proteste, Difesa, Carabinieri e Regione Toscana preparano la riunione decisiva per il futuro del progetto.
A cura di Marco Billeci
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Venerdì 22 aprile, il governo ha replicato per la prima volta in modo ufficiale alle polemiche provocate dalla decisione di costruire una nuova maxi base militare per i Carabinieri, all'interno del parco protetto di Coltano. Lo ha fatto per bocca del sottosegretario all'Istruzione Rossano Sasso, incaricato di rispondere alla Camera, a un'interpellanza urgente della deputata di Manifesta Yana Ehm.  Sasso ha confermato le indiscrezioni sul costo complessivo dell'opera, stimato in 190 milioni di euro. E ha giustificato la scelta del luogo dove costruirla, argomentando che si trova "in una posizione del tutto marginale del parco regionale", mentre riveste una certa importanza strategica in quanto "dista meno di 10 chilometri sia dall'aeroporto di Pisa, dove è collocata la 46esima Brigata dell'Aeronautica Militare, sia dalla principale area addestrativa di cui si avvalgono il Gis e il Reggimento Tuscania", ovvero i reparti che si dovrebbero trasferire nella base.

Nella sua interpellanza, Ehm chiedeva  se fosse vero che per realizzare la base verranno usati i fondi del Pnrr. A questo proposito, il governo sembra aver corretto parzialmente il tiro rispetto a quanto traspariva dal decreto firmato dal 22 marzo scorso dal premier Draghi per dare il via all'opera. Secondo quanto riferito dal sottosegretario Sasso, infatti, l'opera sarà finanziata con le risorse per lo Sviluppo e la Coesione 2021/2027, soldi ugualmente provenienti dalle casse europee, ma meno vincolati ai criteri della transizione ecologica rispetto a quelli del Pnrr.

Sembra confermata, invece, la procedura accelerata per l'attuazione del progetto, destinata a scavalcare la maggior parte dei vincoli ambientali e paesaggistici, presenti sui terreni. A questo proposito, tra l'altro, il governo ha annunciato la volontà di nominare un commissario straordinario per snellire ulteriormente le procedure. Nel suo intervento alla Camera, tuttavia, Sasso ha provato a rassicurare gli enti locali, assicurando che "le caratteristiche del progetto saranno condivise nella conferenza dei servizi e sottoposte alla verifica della commissione regionale per la Valutazione d'Impatto Ambientale".

Il consumo del suolo

Parlando in aula, il sottosegretario ha anche esposto alcune delle caratteristiche della nuova base, che occuperà un'area di cira 730mila metri quadri,  per un totale di oltre 440mila metri cubi, destinati a ospitare più di mille uomini. Di questa superficie, secondo quanto illustrato, cinque ettari saranno destinati per le edificazioni, quaranta a viabilità e servizi, mentre 28 saranno mantenuti a superficie verde. " I criteri di progettazione perseguono un bassissimo impatto ambientale  e paesaggistico – ha detto Sasso -. Gli interventi di mitigazione e compensazione garantiranno emissioni pressoché nulle".

Secondo la versione del governo, il progetto non sarebbe penalizzante per il territorio, ma anzi avrebbe ricadute positive perché – oltre al coinvolgimento delle maestranze e delle aziende e dell'indotto nella realizzazione e nella gestione della base – verrano costruiti all'interno "anche un asilo nido e impianti sportivi che verranno messi a disposizione anche della collettività, nonché di un centro di educazione ambientale".

Ora la palla passa alla Regione Toscana, dove il 4 maggio prossimo, tutti i soggetti coinvolti nella vicenda si riuniranno a Firenze, per decidere se e come portare avanti l'infrastruttura. A questo incontro, ne dovrebbe poi seguire un altro tra il sindaco di Pisa Conti e il ministro della Difesa Guerini. Nei giorni passati, la Regione aveva richiesto un ulteriore approfondimento sul tema, nonostante i documenti pubblicati da Fanpage abbiano dimostrato come già da un anno la giunta Giani fosse a conoscenza del progetto e del parere negativo che su di esso avevano espresso i tecnici del parco.

Nella parte finale del suo discorso alla Camera, Sasso ha fatto trapelare la possibilità che il governo valuti eventuali soluzioni alternative all'area del parco per costruire la base, riaffermando però la necessità della nuova struttura, perché "i reparti che si trasferiranno, sono attualmente ubicati in aree non più idonee a soddisfare i requisiti minimi di funzionalità". La strada per trovare una collocazione diversa però sembra stretta, perché la Difesa continua ad affermare la necessità che la struttura sia prossima all'aeroporto militare e alle altre sedi militari della zona "per lo svolgimento di sinergiche attività addestrative aviolancistiche e  per assicurare l'immediato trasporto in caso di necessità operative".

La mobilitazione popolare

Le risposte del governo non sembrano aver soddisfatto gli oppositori della base. "Il ministero conferma nei fatti il progetto e la collocazione in quella area", dice a caldo il consigliere comunale di Diritti in Comune Francesco Auletta, che per primo ha sollevato il caso". Sulla questione dei fondi per realizzare l'infrastruttura, Auletta dice: "se i soldi provenissero dal Fondo di Coesione, sarebbe parimenti inaccettabile, ma chiediamo i documenti che lo dimostrino". Il consigliere sottolinea poi come le risposte dell'esecutivo confermino che le istituzioni locali erano già a conoscenza del progetto almeno da un anno. Questo rimarca le gravissime responsabilità di tutti i partiti che governano ad ogni livello che hanno prodotto questa scelta e che volutamente l'hanno tenuta nascosta", conclude Auletta.

Nel frattempo, la protesta contro la nuova base militare continua a montare. Una petizione online che chiede il ritiro del decreto ha ormai superato le 90mila firme. In occasione dell'incontro fiorentino del 4 maggio, partiti e associazioni hanno convocato un sit-in di protesta, sotto la sede della Regione Toscana. Prima ancora, il prossimo 26 aprile, il gruppo di "Diritti in Comune" – che per primo ha sollevato il caso – chiederà al Consiglio comunale di Pisa di esprimersi ufficialmente contro il progetto.

Un assaggio della mobilitazione che potrebbe avere luogo nelle prossime settimane si è avuto martedì 19 aprile, quando centinaia di persone si sono riunite in un'assemblea pubblica, nelle sale del circolo Arci di Coltano, per discutere le iniziative da prendere per bloccare la costruzione della base. In oltre tre ore di riunione, si sono alternate le voci degli abitanti della zona, studenti, esperti, rappresentanti di partiti e associazioni.

Tra gli altri, ha preso parola Fulvio Salvadori, imprenditore agricolo. Nel caso in cui il progetto venisse realizzato, Salvadori vedrebbe cementificati  60 ettari di terreno, sui 100  totali che che da tre generazioni la sua famiglia ha in concessione dallo Stato, ovviamente dietro pagamento di un canone. "Questa vicenda mette a serio rischio il nostro lavoro", ha detto Salvadori. E ha raccontato: "Su quella terra noi facciamo pascolare gli animali e coltiviamo grano e altre materie prime, prodotti che oggi con la crisi ucraina, diventano ancora più importanti".

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