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Esami di Maturità 2026

Di cosa parla “Alzarsi all’alba” di Mario Calabresi alla Maturità 2026: “Nato da un incontro con studenti”

Il tema di attualità della tipologia C alla Maturità 2026 tratto da “Alzarsi all’alba” di Mario Calabresi è incentrato sul concetto di fatica. Lo stesso scrittore ha rivelato: “Ad alcuni studenti dissi: vi auguro nella vita di fare tanta fatica”.
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Tra le tracce proposte oggi ai maturandi 2026 c’è anche un testo tratto da un libro dello scrittore e giornalista Mario Calabresi. Si tratta di “Alzarsi all’alba”, Mondadori, Milano 2025. Agli studenti vengono proposte le pagine 10-11 del libro. È una delle tracce della tipologia C.

Ai ragazzi impegnati oggi nella prima prova della maturità 2026 si chiede, traendo spunto dalle proprie esperienze, conoscenze e letture, di riflettere sull’idea di “fatica” che emerge dal brano ed esporre le proprie considerazioni. La traccia C2 invita proprio a una riflessione sul valore del sacrificio personale e della dedizione attraverso il concetto di “fatica”: i giovani devono confrontarsi con la cultura dell’impegno in una società che spesso è proiettata verso l’istantaneità.

Ma di cosa parla nello specifico questo testo di Calabresi? Lo stesso scrittore ne ha parlato questa mattina, poco dopo che nelle varie scuole italiane sono state aperte le tracce della prima prova. “Il mio libro è nato da un incontro con un gruppo di ragazzi che dovevano sostenere la maturità. Gli dissi: ‘Vi auguro nella vita di fare tanta fatica’”, ha spiegato Calabresi a Radio24 raccontando appunto come è nato il suo libro oggi oggetto della maturità.

Si tratta di un libro sulla fatica, ha spiegato lo scrittore, che racconta storie di chi si alza all'alba, “di chi non si risparmia anche fisicamente”. Calabresi ha anche ammesso che non si aspettava di vedere oggi il suo nome tra le tracce dell’esame.

Le pagine del testo "Alzarsi all'alba" di Mario Calabresi proposto oggi ai maturandi:

Con lei (si riferisce alla nonna) ho parlato molto di come il Novecento fosse stato il secolo della liberazione da fatiche antiche e terribili… Restava però un’idea diversa della fatica, intesa come dedizione, costanza, pazienza, tenacia. La convinzione che non ci sono scorciatoie e che, se ci sono, sono un inganno. Poi, negli anni, ho visto la fatica passare di moda. I genitori augurarsi che i figli ne fossero liberati o vaccinati, come qualcosa da evitare, da rifuggire ogni volta che fosse possibile. Ho visto la parola «fatica» assumere un significato solo negativo e scomparire dal vocabolario quotidiano. Tanto da chiedermi se ci sia mai stato davvero un tempo in cui era interpretata in modo positivo (…)
Si è fatta strada l’idea che sia possibile raggiungere risultati, conquistare traguardi, compiere imprese senza fare fatica. Non è mai stato chiaro come fosse possibile, ma l’illusione ha preso piede ed è stata abbondantemente coltivata.
Nonostante questa utopia, molta gente che non può permettersi di affrancarsi continua a viverla, la fatica. Ad alzarsi all’alba, a fare lavori ripetitivi e sfinenti, a non avere orari, a prendersi cura di un pezzo di mondo senza sosta.
Silenziosamente, pensando di stare dalla parte sbagliata della storia. Non solo affaticati, ma anche incompresi.

Calabresi ha anche postato su Instagram una foto della sua maturità: "Che bella emozione trovare Alzarsi all’alba nelle tracce di maturità"

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