I temi di tipologia A alla Maturità 2026, Cesare Pavese e Vitaliano Brancati nelle tracce dell’analisi del testo
Sono Cesare Pavese e Vitaliano Brancati i due autori scelti dal MIM per l'analisi del testo della prima prova della Maturità 2026. Alle 8:30 di oggi, giovedì 18 giugno, sono iniziati gli esami per oltre 500mila studenti italiani con la prima prova, lo scritto d’italiano, che quest’anno vale fino a un massimo di 20 punti. Tra le 7 tracce previste dal Ministero dell’Istruzione e del Merito i maturandi hanno potuto scegliere anche l’analisi del testo, la tipologia A, che prevede l'analisi di un testo a scelta tra uno in prosa e una poesia.
Lo scopo della tipologia di traccia A è quello di valutare la conoscenza della lingua italiana, esaminare la preparazione letteraria degli studenti e valutarne la capacità di comprensione e analisi di un testo. La modalità di svolgimento dell’analisi del testo si divide in due parti: la prima è quella in cui lo studente si dedica all’analisi e alla comprensione del testo scelto e la seconda è quella in cui deve occuparsi di commento, parafrasi e domande di concetto che potranno riguardare l’autore uscito e il contesto storico-politico. Gli studenti possono avvalersi del solo aiuto del vocabolario di italiano.
Tutti gli aggiornamenti in diretta sulla prima prova della Maturità 2026 su questa pagina.
Cesare Pavese per l'analisi del testo
È Cesare Pavese l'autore scelto dal MIM per la traccia di Tipologia A (Analisi del testo) alla Maturità 2026. Lo confermano fonti a Fanpage.it. È stato scelto un brano tratto da “Passerò per Piazza di Spagna”, in Antologia della prova italiana, Novecento, volume primo, diretta da Cesare Segre e Carlo Ossola, Einaudi, Torino, 2018.
Sarà un cielo chiaro.
S’apriranno le strade
sul colle di pini e di pietra.
Il tumulto delle strade
non muterà quell’aria ferma.
I fiori spruzzati
di colori alle fontane
occhieggeranno come donne
divertite. Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.
S’aprirà quella strada,
le pietre canteranno,
il cuore batterà sussultando
come l’acqua nelle fontane —
sarà questa la voce
che salirà le tue scale.
Le finestre sapranno
l’odore della pietra e dell’aria
mattutina. S’aprirà una porta.
Il tumulto delle strade
sarà il tumulto del cuore
nella luce smarrita.
Sarai tu — ferma e chiara.
Vitaliano Brancati alla Maturità 2026
Per la proposta A2 è stato scelto Vitaliano Brancati, I Piaceri, Bompiani, Milano, 1964, pp 5-8.
"Se noi non ricordassimo, il mondo sarebbe sottilissimo, una lastra priva di spessore, sulla quale fulmineamente stampato, un perpetuo presente attirerebbe su di sé i nostri sguardi stupiti e incantati.
Ma per fortuna noi ricordiamo, e dietro al mondo cosiddetto reale, dietro al mondo che si tocca, vede, sente, odora, il quale è veramente sottile come una lastra priva di spessore, mettiamo quello irreale, o almeno non più esistente, di uno, due, mille momenti prima, e assegniamo in tal modo un volume immaginario a qualcosa che in realtà non lo possiede.
I filosofi su questo argomento hanno molto da dire, e ci darebbero sicuramente sulla voce sentendoci parlare con tanta ingenuità di una questione che ha conferito ai loro volti un’aria così furba. Noi, per evitare i loro giusti rimproveri, abbassiamo subito il livello dei nostri ragionamenti, con l’atto di chi, sorpreso in flagrante, si nasconde la testa col lenzuolo. E tralasciando di discorrere della facoltà, che ha la memoria, di regalare al mondo almeno novantotto delle cento parti che lo compongono, parleremo unicamente del piacere di ricordare. In taluni periodi specialmente, se non potessimo di tanto in tanto coprirci di ricordi fino ai capelli, come il bagnante di sabbia calda, noi moriremmo di freddo. Molte generazioni evitano di abbrutirsi solo perché uno dei loro componenti ha il dovere di ricordare.
La felicità, unico scopo dell’uomo, sembra talvolta spegnersi su tutta la faccia della terra: un plumbeo sentimento della vita pesa sugli uomini, una bassa morale, mascherata di solenni apparenze, li spinge a credere che il dovere di ognuno siano la cupezza, il respiro mozzato, la rinuncia a se stessi. Sulla felicità, per opera del Romanticismo, si sono stabiliti parecchi errori: si è finito col credere che bastasse sacrificarla per entrare in un “clima di grandezza”. Tetraggine e gloria parvero la stessa cosa; e l’ignoranza diede una mano per far dimenticare le minute e inconfutabili prove che il Rinascimento aveva portato sul fatto che anche il fine del martire cristiano è la beatitudine: una felicità divisibile e moltiplicabile all’infinito, ma soprattutto personale. Chiunque avesse un esperimento da fare – esperimento di ordine pratico, sulla cui bontà l’avvenire avrebbe potuto dare anche un giudizio negativo – chiedeva, con straordinaria incoscienza, il sacrificio di un bene divino e irrecuperabile come la felicità.)
Si possono trascorrere delle ore accanto a un vecchio taciturno perché di lui si sappia che ha la testa piena di bei ricordi. Dato che un nero presente ha il potere di cancellare piano piano anche i vivaci colori della memoria, e chiudere tutta una persona nel sentimento di essere stata sempre infelice, coloro che, dentro di sé, preservano i ricordi lieti, difendendoli dal pericolo di oscurarsi, corrompersi, dilavarsi, compiono un’opera utile come chi non lascia spegnere il fuoco in un paese privo di fiammiferi e di pietre focaie. Una delle condizioni più misere delle epoche infelici, non è di rimpiangere vanamente la felicità, ma di averla totalmente dimenticata.
Immaginate che nel mondo per cento anni il cielo sia coperto di nuvole; tutti si saranno accostumati a un giorno tenebroso poco meno della notte: sarà allora che l’intera umanità dovrà vegliare premurosa attorno al vecchio di centodue anni, l’unico che ricordi la luce del sole. Che questo vecchio viva il più a lungo possibile! Con lui vive il ricordo della luce, vivono la speranza e il desiderio di rivederla. Con lui perirebbe un bene comune. Io ho l’abitudine di sorvegliare continuamente la mia memoria e contare ogni sera i miei ricordi come l’avaro conta i suoi marenghi, e la notte svegliarmi per paura che me ne manchi uno.
Quaderni e quadernetti mi aiutano, ma non basterebbero se con cura meticolosa io non pensassi di ravvivare i ricordi più deboli, e continuamente distinguere quelli che minacciano di confondersi. Mi sono arrampicato fino a un piccolo paese di montagna per sentire un certo odore di foglie mescolato a quello del fondo stradale, prima che il ricordo di un fatto piacevole, che si svolse in quel luogo, si perdesse in un secondo ricordo, questo qui spiacevole, di un altro fatto che si è svolto in un luogo simile in tutto uguale al primo fuorché nell’odore. I più grandi doveri verso gli altri non mancano mai di consistere in doveri verso noi stessi, e l’ingrandirsi o rimpicciolirsi della nostra più alta felicità ci dichiara ogni volta se siamo o no sul retto sentiero.
Per questo, le malattie della memoria sono fra le più paurose. Quale mano di ladro può essere così sacrilega come quella che si introduce nel più interno di noi stessi per rubarci i ricordi? Tutto è incerto e precario in questo mondo, tranne le cose che abbiamo fatte, le quali pare che ci appartengano per la vita e per la morte: e tuttavia anche queste possono non appartenerci più il giorno in cui non riusciamo a ricordarle".
Gli autori nelle tracce dell'analisi del testo gli scorsi anni
Nel 2025 sono stati scelti come autori per le tracce di analisi del testo Pier Paolo Pasolini, con una poesia tratta dall’opera “Dal diario”, pubblicata nel 1954. “Appendice 1”, e Tomasi di Lampedusa, con un brano tratto dal famosissimo romanzo "Il Gattopardo".
L'anno precedente, nel 2024, come autori dell'analisi del testo sono usciti Giuseppe Ungaretti con il suo "Il pellegrinaggio", che fa parte della raccolta "L'Allegria", per la poesia, e Luigi Pirandello con un testo tratto da "I quaderni di Serafino Gubbio" per il testo di prosa. Nel 2023 sono stati scelti Salvatore Quasimodo con "Alla nuova luna" per la poesia e Alberto Moravia con un testo tratto da "Gli Indifferenti" per la prosa.