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Credito d’imposta ZES Unica, scadenza il 30 maggio: chi può richiedere il bonus per il Sud e come

Ultimi giorni per richiedere il bonus sugli investimenti nel Mezzogiorno, esteso anche alle Marche e all’Umbria. Dal dettaglio sulle spese ammesse e i settori esclusi, fino alla scadenza decisiva del 30 maggio 2026: ecco le regole da seguire per non perdere l’agevolazione fiscale.
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Entra nella fase decisiva il piano di aiuti statali pensato per rilanciare l'economia delle regioni del Centro-Sud. C'è infatti tempo fino al 30 maggio 2026 per richiedere il credito d'imposta legato alla ZES Unica (Zona Economica Speciale), l'agevolazione fiscale rivolta alle imprese che scelgono di fare investimenti produttivi in queste aree del Paese. Il meccanismo, rifinanziato dall'ultima Legge di Bilancio con uno stanziamento di 2,3 miliardi di euro, permette alle aziende di recuperare una parte significativa delle spese sostenute per acquistare nuovi macchinari, impianti o terreni industriali. La domanda da inviare entro fine maggio rappresenta il primo passo obbligatorio: serve a comunicare in via telematica all'Agenzia delle Entrate l'entità dei progetti economici pianificati per l'anno in corso, così da prenotare i fondi prima che si esaurisca il budget stanziato dallo Stato.

I limiti di spesa per accedere al bonus e la mappa della Zes Unica

La geografia dell'agevolazione ha confini precisi. Nata inizialmente per includere le otto regioni del Sud e delle Isole (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia), la ZES Unica è stata successivamente estesa anche ai territori di Marche e Umbria. Per accedere al bonus, i progetti di investimento devono muoversi all'interno di una precisa forbice economica:

  • Soglia minima: non sono ammessi progetti di costo inferiore a 200mila euro.
  • Soglia massima: il tetto massimo agevolabile per ciascun piano di investimento è fissato a 100 milioni di euro.

Quali investimenti sono ammessi (e quali i settori esclusi)

Il credito d'imposta è destinato all'acquisto (effettuato anche tramite contratti di leasing) di nuovi macchinari, impianti e attrezzature da inserire in strutture produttive nuove o già esistenti. Tra le spese ammesse rientrano anche l'acquisto di terreni industriali e l'ampliamento di immobili commerciali, a patto che il loro valore non superi la metà dell'investimento complessivo. Sono invece rigorosamente esclusi i materiali di consumo e i beni destinati alla vendita diretta.

L'accesso a questi incentivi non dipende però soltanto  dal tipo di bene acquistato, ma anche dal codice di attività dell'impresa. La normativa prevede infatti un rigido filtro che esclude interi comparti economici, indipendentemente dal progetto presentato. Di conseguenza, il bonus non può essere richiesto dalle aziende in stato di liquidazione o in difficoltà finanziaria, né da tutte quelle realtà che operano nei settori della siderurgia, del carbone, dei trasporti e delle relative infrastrutture. Rimangono ugualmente esclusi dai fondi i comparti dell'energia, della banda larga, i settori creditizio, assicurativo e bancario, oltre alle attività legate alla pesca, all'acquacoltura e alla produzione agricola primaria.

Come fare domanda e le regole salva-scadenza

La comunicazione va inviata esclusivamente online utilizzando il software gratuito messo a disposizione dall'Agenzia delle Entrate. Nel modulo gli operatori devono indicare sia le spese già affrontate a partire dal 1° gennaio 2026, sia quelle pianificate fino al 31 dicembre 2026. Il sistema prevede poi una clausola di salvaguardia per gli ultimi giorni: le domande inviate tra il 26 e il 30 maggio che dovessero essere scartate dal sistema telematico saranno comunque considerate valide, purché vengano ritrasmesse entro il 4 giugno 2026.

L'obbligo della conferma a gennaio 2027 e l'uso dell'F24

Ottenere il via libera a maggio però non basta. Per evitare la decadenza totale dal beneficio, le imprese dovranno infatti inviare una comunicazione integrativa tra il 3 e il 17 gennaio 2027. Questo secondo invio serve a certificare che gli investimenti programmati siano stati effettivamente realizzati, per un importo che non potrà superare quello dichiarato nella domanda iniziale. Non solo, le spese dovranno anche essere validate da un revisore legale dei conti. Una volta ottenuto il riconoscimento definitivo del credito da parte del Fisco, l'agevolazione sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite il modello F24, indicando il codice tributo "7034". C'è però un vincolo di stabilità: le aziende beneficiarie hanno l'obbligo di mantenere la propria attività e i beni agevolati all'interno della ZES Unica per almeno cinque anni, pena la perdita retroattiva del bonus.

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