"Chiunque venga arrestato deve essere processato rispettando la legge e non con altre maniere". Con queste parole il vicepremier, nonché ministro dell'Interno, Matteo Salvini, è di nuovo intervenuto sul caso della morte di Stefano Cucchi, il geometra romano deceduto nel 2009 a una settimana dal suo fermo per spaccio e detenzione di droga. Lo ha fatto parlando da Ala, in Trentino Alto Adige, dove è  impegnato in un tour elettorale per il candidato leghista a governatore, Maurizio Fugatti. "Le porte del ministero degli Interni — ha aggiunto Salvini — sono aperte alla famiglia Cucchi e a 60 milioni di italiani per bene. Se qualcuno invece preferisce fare polemiche e attaccare un ministro e centinaia di agenti sono sue scelte", ha continuato.

E ancora: "Ho invitato famiglia e parenti di Stefano Cucchi al ministero, non coprirò nessuno. Purtroppo chi è morto non torna più indietro. Nel mio Paese chi sbaglia paga, chi è in divisa paga doppio. Non voglio però sentire parlare di carabinieri e poliziotti come sbirri e delinquenti o torturatori". Tra Salvini e la sorella di Stefano Cucchi, Ilaria, non è mai corso buon sangue: dopo la svolta arrivata nei giorni scorsi durante il processo per la morte di suo fratello grazie alla confessione del pestaggio da parte di uno dei tre carabinieri imputati, il vicepremier aveva invitato al Viminale tutta la famiglia Cucchi, ricevendo, tuttavia, una risposta negativa "se prima non avesse chiesto scusa". Solo nel 2016 per l'allora leader della Lega Ilaria Cucchi si sarebbe dovuta “vergognare”: “Capisco il dolore di una sorella che ha perso il fratello, ma mi fa schifo”, aveva detto.