Colpo di scena a inizio udienza del nuovo processo che vede cinque carabinieri imputati per il  caso di Stefano Cucchi. Francesco Tedesco, uno dei militari imputati per la vicenda della morte del geometra romano ha “chiamato in causa” due dei colleghi coinvolti con lui nel procedimento penale per il presunto pestaggio del giovane dopo il fermo. Si tratta di Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro che devono rispondere di omicidio preterintenzionale, così come lo stesso Tedesco. Sono imputati anche Roberto Mandolini di calunnia e falso, e Vincenzo Nicolardi di calunnia.

La rivelazione del magistrato

A rendere nota l’accusa è il pm Giovanni Musarò, che ha parlato di un’attività integrativa di indagine nata dalla denuncia di Tedesco, appunto il carabiniere che ha ricostruito i fatti di quella notte. Era stato un altro carabiniere, Riccardo Casamassima, a far riaprire l'inchiesta qualche mese fa dopo la denuncia di minacce nei suoi confronti per aver testimoniato al processo.

Musarò ha affermato come, il 20 giugno scorso, Tedesco abbia presentato una denuncia in procura sui fatti avvenuti nell'ottobre 2009 a Roma, a seguito della quale,  è stato sentito almeno tre volte dai magistrati. Secondo Musarò il carabiniere sostiene che “quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio”. Sulla base di questo documento, il pm ha detto che è stato iscritto un procedimento contro ignoti nell’ambito del quale lo stesso Tedesco ha reso tre dichiarazioni. “In sintesi – ha aggiunto il pm – ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D’Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d’Assise, già sapeva tutto“. I successivi riscontri della procura hanno portato ad appurare che “è stata redatta una notazione di servizio – ha detto il pm – che è stata sottratta e il comandante di stazione dell’epoca non ha saputo spiegare la mancanza”.

Le dichiarazioni del legale del carabiniere

"Questo è uno snodo significativo per il processo ed è anche un riscatto per il mio assistito e per l’intera Arma dei Carabinieri. Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso" ha detto Eugenio Pini, legale di Tedesco. "Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretta al silenzio contro la sua volontà.
Come detto, è anche un riscatto per l’Arma dei Carabinieri perché è stato un suo appartenente ad intervenire in soccorso di Stefano Cucchi, a denunciare il fatto nell’immediatezza e ad aver fatto definitivamente luce nel processo" ha aggiunto l'avvocato.

Pestaggio combinato

 "Fu un'azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l'equilibrio per il calcio di D'Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fece perdere l'equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore", ha proseguito Francesco Tedesco nella descrizione delle fasi del pestaggio ai danni del ragazzo, accusando sempre i colleghi D'Alessandro e Di Bernardo. "Spinsi Di Bernardo – ha aggiunto – ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra".

Pestato perché si rifiutava di collaborare

Secondo l’accusa, mentre erano in corso i controlli di rito che accompagnano sempre il fermo di un indiziato, Tedesco insieme ai due colleghi sottopose Cucchi ad un violento pestaggio perché si sarebbe "rifiutato di collaborare" sia alle perquisizioni che al fotosegnalamento. E per questo, secondo quanto scrive il pm Giovanni Musarò, il giovane fu colpito "con schiaffi, pugni e calci, fra l’altro provocandone una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale".