Avevano due armi in mano, Salvini e tutti i sovranisti d’Italia nella loro guerra di potere contro Roma e contro Bruxelles. La prima: l’invasione dei migranti. La seconda: l’indifferenza dell’Europa. In un pomeriggio, il vertice di Malta, in cui i padroni di casa hanno ospitato i ministri dell’Interno di Italia, Francia, Germania e Finlandia, presidente di turno dell’Unione Europea, ha tolto entrambi le armi dalle mani del Capitano.

L’accordo di redistribuzione automatica dei migranti e rotazione volontaria dei porti di sbarco elaborato dai cinque Paesi e il superamento della gestione emergenziale in capo a Italia e Malta del problema migranti sono la prova che una soluzione europea non è solo possibile, ma è persino auspicabile. Che l’Unione Europea, nella sua dimensione politica, è soluzione, non problema per i singoli Paesi che la compongono.

Sono due messaggi che, ovviamente, dovranno trovare riscontro nella ratifica dell’accordo da parte di quanti più possibili Paesi membri dell’Unione, il prossimo 7 e 8 ottobre. Ma già oggi fanno bene a esultare, Giuseppe Conte e la neo ministra degli interni Luciana Lamorgese. Perché i recenti vertici di Roma di Conte e Mattarella con il presidente francese Emmanuel Macron e quello tedesco Frank-Walter Steinmeier hanno posto le basi per un accordo con le due grandi potenze del continente Francia e Germania, oggi al nostro fianco in questa battaglia, mentre solo pochi mesi fa respingevano i migranti a Bardonecchia e ci rimandavano indietro via aerea i migranti cui era stata rifiutata la richiesta d’asilo. Scusate se è poco.

E scusate se è poco se tutto questo avviene dopo le elezioni europee in cui avrebbe dovuto trionfare la linea sovranista di Orban e Salvini, quella dell’Europa fortezza, dei blocchi navali, dei muri di filo spinato e dei controlli alle frontiere. Quella che chissenefrega quel che succede in Libia. Quella che avrebbe fatto montare una bomba economica e demografica zeppa d’odio e rancore a poche miglia dai nostri confini.

Scusate pure se per un giorno facciamo finta di non sentire quando Luigi Di Maio dice di non parlarne troppo ad alta voce, di questo accordo, che potrebbe incentivare le partenze. E che “la soluzione definitiva al problema dei migranti è che non partano più o che siano rimpatriati”, parole che starebbero benissimo in bocca a Matteo Salvini. Facciamo finta di non aver letto le parole di Luciana Lamorgese, quando dice che “Gli accordi con la Libia li teniamo in piedi”, che  “la guardia costiera libica sta facendo un buon lavoro” e che “le daremo supporto per mettere in sicurezza i porti di approdo”, come se non sapessimo che le guardie sono in combutta con gli scafisti e che di sicuro in Libia ci sono solo le torture che subiscono i migranti.
E facciamo finta, pure, di non sapere che da un patto volontario, non vincolato da alcun Trattato, si può entrare e si può uscire quando e come si vuole. E che i sondaggi di ieri danno ancora Salvini sulle percentuali stellari delle elezioni europee, nonostante i disastri delle ultime settimane.

Per ora, ci godiamo il silenzio. Il tempo sarà galantuomo, nel bene o nel male, su tutto il resto.