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Centrodestra nel caos su ingresso Ucraina in Ue, Crosetto dà ragione a Salvini: “Ora è molto difficile”

Il ministro della Difesa Crosetto, dopo il veto posto nei giorni scorsi da Matteo Salvini, frena sull’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, definendolo “molto difficile. Non solo politicamente, ma perché se entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti paesi Ue che nessuno, neppure i tedeschi, può permettersi”.
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Il tema dell'ingresso dell'Ucraina nell’Unione europea continua a far discutere la maggioranza di centrodestra. Anche se non si parla ancora di un'adesione formale di Kiev all’Ue. Ma è bastata l'apertura di Bruxelles, pronta ad accelerare il percorso negoziale, con il possibile avvio dei primi capitoli del negoziato di adesione già a giugno 2026, a provocare scintille nella coalizione di Meloni.

La Commissione Ue infatti dovrebbe presentare al Consiglio Affari generali del 16 giugno la proposta di aprire il primo gruppo di capitoli negoziali per Ucraina e Moldavia. Il tema dovrebbe poi approdare al tavolo del vertice dei leader europei del 18 e 19 giugno, un'accelerazione agevolata anche dal cambio di rotta dell'Ungheria, con il nuovo premier ungherese Peter Magyar. Ed è proprio su questo passaggio, dal forte significato politico, che nel governo italiano si è aperto lo scontro.

Meloni si trova tra due fuochi. Da una parte Matteo Salvini ha posto il suo veto, dicendo che La Lega "è assolutamente contraria ad ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all'Unione europea", perché Kiev non avrebbe "i requisiti necessari" e il suo ingresso oggi rappresenterebbe "un danno economico e sociale di enormi proporzioni"; dall'altra l'azzurro Tajani, che ribadendo la linea tenuta fin qui dal governo italiano, si è subito mostrato più aperto sottolineando però la necessità di procedere con gradualità, senza penalizzare Paesi che attendono da più tempo, come Albania, Montenegro, Macedonia del Nord, Serbia e Bosnia-Erzegovina: "Noi siamo favorevoli all’avvio di un percorso che porti l'Ucraina all'interno dell’Unione Europea, ma non dobbiamo dimenticare che ci sono altri Paesi candidati. Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che l’Ucraina e la Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Unione Europea. Noi siamo pronti a fare la nostra parte per aiutarli", ha detto il ministro degli Esteri.

Meloni dal canto suo ha sempre sostenuto il percorso europeo di Kiev, pur stando ben attenta a evitare fughe in avanti. Dopo l'incontro con Zelensky del 15 aprile 2026, infatti aveva auspicato l'adesione dell’Ucraina "al pari" delle altre nazioni europee che da tempo hanno avviato questo processo, legando il processo di adesione al quadro più ampio delle garanzie di sicurezza e del negoziato di pace: "Col Presidente Zelensky ci siamo anche confrontati sul processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea che l'Italia auspica, al pari delle altre nazioni europee che hanno da tempo avviato questo cammino", si legge nella dichiarazione diffusa da Palazzo Chigi.

La premier si trova obbligata a tenere in equilibrio due posizioni apparentemente inconciliabili: da una parte vuole confermare la linea di sostegno a Kiev, condivisa con Bruxelles, Washington e con i principali partner europei. Dall'altra deve tenere a bada sul fronte interno la Lega, mantenendo una posizione più cauta sull'Ucraina.

Cosa ha detto oggi il ministro Crosetto sull'Ucraina

L'ingresso dell'Ucraina nell'Ue "tutti sanno, compresi i tedeschi, che è molto difficile. Non solo politicamente, ma perché se entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti paesi Ue che nessuno, neppure i tedeschi, può permettersi". È la posizione espressa oggi dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, in una intervista al Corriere della Sera, dopo la due giorni a Singapore, al forum sulla sicurezza asiatica. Crosetto è convinto che "bisogna arrivare a una tregua. Poi, bisogna prepararsi a blindare la pace. La Russia potrebbe anche fermarsi per un po', ma se non vede che dall'altra parte si è preparati, potrebbe tornare ad attaccare".

"Tanto più – ha detto ancora al Corriere il ministro della Difesa – che gli Usa hanno detto che non potranno più farsi carico della sicurezza dell'Europa da soli. E infatti i Paesi Nato si sono impegnati ad alzare, nel breve, fino al 3,5% del Pil le risorse per la difesa. Impegno che, al di là delle congiunture economiche del momento, secondo me sarebbe giusto e prudente rispettare. Per noi, non per loro".

"È sempre più urgente organizzare un grande sistema di difesa comune europeo che vada oltre gli attuali confini Ue a 27, che comprenda Gran Bretagna, Norvegia, Balcani e anche Ucraina. D'altra parte, oggi loro hanno nettamente l'esercito più importante e forte. Non credo che a un sistema così qualcuno si potrebbe opporre perché garantirebbe tutti. Ovviamente, a tregua e pace raggiunta. Questo sì che sarebbe davvero un sistema di deterrenza efficace".

A che punto è l'iter di adesione dell'Ucraina all'Ue

L'Ucraina ha presentato la domanda di adesione all’Ue il 28 febbraio 2022, pochi giorni dopo l'inizio dell'invasione russa. I negoziati di adesione sono stati formalmente avviati il 25 giugno 2024, con la prima conferenza intergovernativa tra Bruxelles e Kiev.

I negoziati non vanno avanti con un voto unico, ma attraverso capitoli e gruppi di capitoli, i cosiddetti cluster, che riguardano diversi campi come giustizia, diritti fondamentali, mercato interno, concorrenza, ambiente, agricoltura, politica estera e sicurezza. L'apertura di un cluster non equivale quindi all’ingresso nell’Ue: è l’avvio di una fase di verifica, riforme e negoziazione che può durare anche anni.

Lo scorso 26 aprile, in una dichiarazione congiunta, il presidente del Consiglio europeo Costa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky hanno chiesto di aprire "senza ritardo" i cluster negoziali, sottolineando i progressi compiuti da Kiev nel percorso europeo.

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