È la Ong Mediterranea Saving Humans ad annunciarlo: il ministero dell'Interno e la Guardia costiera hanno assegnato Pozzallo come porto di sbarco alla nave Mare Jonio, che ieri aveva accolto a bordo i 27 migranti soccorsi dal cargo Maersk Etienne oltre un mese fa. "La Guardia costiera e il Viminale hanno assegnato Pozzallo come porto di sbarco "per motivi sanitari" per le 25 persone ancora a bordo della Mare Jonio. Finisce dopo 40 giorni l'incubo per i naufraghi della Maersk Etienne", hanno scritto gli attivisti su Twitter.

Oggi una dottoressa a bordo della nave umanitaria aveva lanciato l'allarme: "Sono passate più di 24 ore da quando abbiamo portato a bordo le 27 persone che erano state soccorse dalla Maersk Etienne il 5 agosto 2020. Abbiamo richiesto un porto sicuro alle autorità che tuttavia non ci hanno ancora fornito alcuna risposta. Le condizioni di salute delle persone a bordo si stanno aggravando, in particolare dal punto di vista psicologico. Sono tutti severamente provati dal viaggio, dal soccorso, dalla permanenza per così tanti giorni a bordo della Maersk Etienne senza sapere come si sarebbe risolta la situazione. Abbiamo persone che hanno minacciato atti di autolesionismo e anche intenti suicidi. Ci sono poi persone che sono invece totalmente apatiche e che non reagiscono più alla situazione circostante, hanno perso la fiducia in una soluzione positiva".

Anche le Nazioni Unite, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni e l'International chamber of shipping avevano lanciato alcuni giorni fa un appello affinché i migranti a bordo del cargo Maersk Etienne fossero fatti sbarcare immediatamente. Le organizzazioni puntavano il dito contro i Paesi dell'Unione europea, accusando di essersi rifiutati di autorizzare lo sbarco dei migranti in fuga dalla Libia, violando di fatto le norme del diritto internazionale. Avevano poi sottolineato come, sebbene l'equipaggio condividesse acqua, cibo e coperte con i naufraghi, non fosse "opportunamente formato né in grado di assicurare assistenza medica a quanti ne avessero necessità". Le Nazioni avevano poi concluso: "Le imbarcazioni mercantili non costituiscono un ambiente sicuro per queste persone vulnerabili, le quali devono essere condotte immediatamente presso un porto sicuro".