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La Libia spara alle Ong in mare e l’Italia aggiusta le sue navi a domicilio: la denuncia di Sea Watch

La Sea-Watch 5 attracca a Brindisi con 166 migranti soccorsi in mare dopo il fuoco dei miliziani libici. Prima dell’arrivo, l’Ong denuncia il supporto della marina italiana alla Libyan Navy: “Ripara le navi che sparano ai soccorritori”.
A cura di Giorgia Olivieri
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Fonte: profilo X @italiannavy
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Nei giorni scorsi una nave dell’organizzazione non governativa Sea-Watch era stata attaccata da due motovedette libiche durante un soccorso nel Mediterraneo. I miliziani libici hanno tentato di respingere i cooperanti verso le coste della Libia, prima che gli fosse assegnato il porto di Brindisi. A poche ore dall’arrivo in Italia, l’Ong ha rilanciato su X un post della marina militare italiana che, scrivono, “va ad aggiustare a domicilio i motori delle navi che sparano addosso a soccorritori e società civile europea nel Mediterraneo”.

La vicenda della Sea-Watch 5

In Italia sono circa le 10 di lunedì 11 maggio quando due motovedette libiche aprono il fuoco contro la Sea-Watch 5, nave dell’omonima Ong tedesca. I miliziani sparano una quindicina di colpi contro l’imbarcazione battente bandiera tedesca nel tentativo di respingerla illegalmente verso la Libia. A bordo ci sono circa 90 migranti provenienti dal Bangladesh, tra cui 18 minorenni, soccorsi dai cooperanti in acque internazionali.

Gli uomini al comando delle due motovedette hanno minacciato l’abbordaggio della Sea-Watch 5 se la nave non si fosse diretta verso Tripoli. I cooperanti, però, erano stati autorizzati dalle autorità tedesche a proseguire verso nord per mettersi in salvo. Una volta ripresa la navigazione, le autorità italiane hanno assegnato il porto di Brindisi per lo sbarco.

Secondo quanto riferito dagli operatori di Sea-Watch, una delle imbarcazioni utilizzate nell’attacco era stata donata dall’Italia alla Libia nel 2023 e in precedenza apparteneva alla Guardia di finanza italiana. La cessione rientra negli accordi tra Roma e Tripoli, attraverso cui l’Italia fornisce mezzi alle autorità libiche per le operazioni di intercettazione e respingimento nel Mediterraneo. L’imbarcazione in questione è la Ras Jadir che, sempre secondo le ricostruzioni dell’Ong, in passato sarebbe già stata coinvolta in episodi di violenza in mare.

La marina militare italiana ripara le navi libiche

Sono sempre le 10 ma di venerdì 15 maggio quando la Sea-Watch 5, dopo quattro giorni di navigazione, attracca a Brindisi con a bordo 166 persone soccorse in acque internazionali. Nelle ore precedenti all’arrivo, l’Ong rilancia su X un post della marina militare italiana in cui si legge di una delegazione delle forze armate giunta alla base navale di Abu Sittah per “un intervento di manutenzione su un motore fuoribordo della Libyan Navy”. La Marina italiana svolge inoltre “corsi antincendio e antifalla a favore del personale militare della nazione ospitante, rafforzando interoperabilità e supporto alle autorità navali locali, per la stabilità del Mediterraneo centrale”.

Sea-Watch denuncia l’operato dei militari italiani, accusando la Marina di andare “ad aggiustare a domicilio i motori delle navi che sparano addosso a soccorritori e società civile europea nel Mediterraneo”. Le parole dell’Ong si aggiungono alle dichiarazioni già rilasciate a Fanpage.it, in cui i cooperanti sottolineavano che l’Italia, vista la presenza di connazionali a bordo della nave attaccata, si sarebbe dovuta attivare per tutelarli.

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