Le navi Mare Jonio e il veliero Alex della piattaforma umanitaria Mediterranea Saving Humans sono ancora ferme. Nonostante il cambio di governo, e le promesse dell'esecutivo giallo-rosso di rompere con il passato recente e aprire una fase nuova anche nella gestione dell'immigrazione, il sequestro amministrativo delle due imbarcazioni battenti bandiera italiana non è ancora cessato. E gli effetti del decreto Sicurezza bis si fanno ancora sentire.

Il veliero Alex è stato posto sotto sequestro lo scorso 7 luglio 2019. I volontari avevano salvato 54 persone in mare, tra cui 4 neonati, e li avevano condotti al porto più vicino, quello di Lampedusa. A causa della lunga permanenza in mare, circa 50 ore, il veliero era stato costretto a dichiarare lo stato di necessità, per motivi di sicurezza, viste le precarie condizioni igienico-sanitarie a bordo del natante: i rifornimenti d'acqua erano finiti e i servizi igienici erano ormai inservibili. Per questo è stato violato il divieto di sbarco emesso dall'allora titolare del Viminale Matteo Salvini. Come aveva spiegato l'organizzazione, il porto di Lampedusa era l'unico porto sicuro possibile, visto che Malta si trovava a 15 ore di navigazione, troppe per un veliero di 18 metri, con 70 persone a bordo, compreso l'equipaggio. Il Viminale aveva indicato nella prima fase di trattative anche la Tunisia, che però per ragioni ormai note non può essere considerata un porto sicuro.

La Mare Jonio è stata sequestrata invece il 3 settembre scorso, nell'ultimo giorno in cui Salvini era in carica: la nave aveva salvato da morte sicura 98 persone, fra cui 22 bambini piccoli, ed è rimasta poi in attesa di indicazioni per cinque giorni. Per quella missione nessun membro dell'equipaggio è stato indagato. Ma l'elemento paradossale è che gli ultimi 31 migranti che erano rimasti a bordo – gli altri erano stati già portati a terra, per motivi sanitari – erano stati trasferiti su imbarcazioni della Guardia costiera italiana prima di entrare in acque territoriali e sbarcare. Solo in seguito la ‘Mare Jonio' è entrata in porto, senza alcun migrante a bordo, dopo essere stata autorizzata dalle autorità marittime. Per questi fatti all'organizzazione umanitaria è scattata una multa pesantissima da ben 300mila euro per violazione del decreto Sicurezza Bis.

Questi eventi si sono verificati come sappiamo durante il governo Conte I. Basterebbe una semplice firma da parte degli attuali ministri dell'Interno, della Difesa e dei Trasporti, per sbloccare la situazione delle due imbarcazioni. Per questo la piattaforma Mediterranea ha lanciato a dicembre campagna social ‘Adesso basta, basta una firma!', accompagnata dall'hashtag ‘#FreeMediterranea', per chiedere ai ministri, Lamorgese, Guerini e De Micheli, di accogliere "le richieste di ‘revoca in autotutela' dei Decreti Interministeriali emanati dal precedente governo", per liberare subito la Mare Jonio e la Alex, e consentire loro di ripartire per le missioni di salvataggio nel Mediterraneo: "Il sequestro amministrativo delle navi di soccorso è stato un atto di pura ostilità politica, è tempo che una politica coraggiosa ripristini lo stato di diritto". 

"Sapevamo che la gente continuava a morire in mare e nelle carceri libiche – ci ha raccontato Fabiana Cumia, una delle coordinatrici delle campagne di comunicazione di Mediterranea Saving Humans – e ci siamo detti che era arrivato il momento di dire basta, chiedendo di rimuovere quello che è un mero ostacolo burocratico. Abbiamo organizzato questa campagna, come sempre senza budget, utilizzando un gioco di parole, sfruttando il duplice significato di ‘basta', inteso come esclamazione e come verbo, per esprimere sia il dissenso per lo status quo, sia la voglia e l'esigenza di cambiare. Il bisogno di un'azione immediata è veicolato da un gesto semplice, quello di porgere una penna ai ministri. Ci siamo affidati alla nostra comunità, che ormai ha valicato i confini italiani, e ha un carattere internazionale. Ci sono gruppi di volontari a Barcellona, Berlino, Bruxelles, Londra, Pittsburgh. L'iniziativa ha avuto molto successo, e la campagna è diventata virale. Basti pensare che è partita una raccolta fondi a Zanzibar".

"Il decreto sicurezza è in ancora in vigore – ha detto la portavoce Alessandra Sciurba, contattata da Fanpage – Nonostante questo governo sia nato parlando di discontinuità, con la mancata cancellazione del sequestro amministrativo si stanno erodendo i diritti della persona. Il sequestro deriva da un provvedimento che era stato firmato dai ministri del governo precedente. Gli attuali ministri hanno scelto politicamente di non agire. È vero, Lamorgese ci ha convocato, ma è difficile dialogare quando una delle due parti è tenuta in ostaggio. Fino ad ora abbiamo visto nel nuovo governo un cambiamento nei toni, ma atti sostanziali, come la restituzione delle nostre navi e la sospensione del memorandum d'intesa con la Libia, non se ne sono visti. Il fatto che non ci sia il coraggio di cambiare queste politiche fa molta tristezza. Vorrei ricordare che Meditterranea non è una ong, ma una piattaforma aperta che appartiene all'intera società civile. Siamo felici che ci sono i navi delle ong attive in questo momento. Ma le navi umanitarie non bastano mai, non possiamo sapere qual è il numero esatto di persone che continuano a morire nei naufragi, o che vengono riportate indietro, abbandonate a un destino di torture nelle carceri libiche".

Cosa è la campagna Twins/ Saving Humans

Dopo il successo dell'Orange Vest Movement, sempre a dicembre Mediterranea ha lanciato un altro progetto. Si chiama Twins/ Saving  Humans, e consiste nel produrre una linea di magliette,  realizzate a mano, unendo le divise degli equipaggi di mare e di terra dell'associazione con quelle di personaggi pubblici che sostengono Mediterranea. Un collettivo di artisti ha cucito insieme le due metà, ottenendo dei veri e propri pezzi d'arte. I personaggi ‘famosi', che sono stati ‘accoppiati' ai lori gemelli di Mediterranea, sono per esempio Valeria Solarino, Kasia Smutniak, Vauro Senesi, Diodato, Sandro Ruotolo, Roy Paci.