Quello che è successo lo scorso 5 luglio non sarà senza conseguenze. Servirà a rafforzare il processo di criminalizzazione delle ong, portato avanti da Matteo Salvini, o a far crollare uno dei capisaldi del dl Sicurezza bis. Perché il veliero Alex, della rete delle associazioni Mediterranea Saving Humans, dopo aver salvato in mare 54 persone, e dopo 50 ore in mare, ha forzato il blocco imposto dalle autorità italiane ed è entrato al porto di Lampedusa. Ma il decreto di Salvini non può essere applicato a una nave battente bandiera italiana, e non può valere nei casi di soccorso in mare, come ha dimostrato anche il caso della Sea Watch 3, e la vicenda giudiziaria della capitana Carola Rackete.

Quello dell'isola siciliana del resto era l'unico porto sicuro possibile, visto che Malta si trovava a 15 ore di navigazione, troppe per un veliero di 18 metri, con 70 persone a bordo, compreso l'equipaggio. E la Tunisia, che inizialmente era stata indicata dal Viminale come possibile destinazione per la nave umanitaria, non è considerata un porto sicuro.

Tutte le opzioni proposte dai volontari di Mediterranea al governo italiano sono state scartate: Malta non ha inviato le proprie navi per consentire il trasbordo dei naufraghi, come avevano chiesto dall'ong; e la Marina militare italiana, che pure si era resa disponibile, non è stata autorizzata a raggiungere la Alex; la stessa Open Arms, che affiancava nelle operazioni in mare il veliero, si era offerta di prendere a bordo i migranti. "Salvini ha detto sempre di no, probabilmente voleva il nostro scalpo", ha raccontato il deputato Erasmo Palazzotto, a bordo della barca di Mediterranea come capo missione. Il parlamentare adesso è indagato, insieme al comandante Tommaso Stella. Tre i capi d'imputazione, favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e violazione degli articoli 1099 e 1100 del codice di navigazione, rispettivamente disobbedienza e resistenza o violenza a nave da guerra. Il deputato di Leu ha deciso di rinunciare all'immunità parlamentare di cui gode: "Chiederò alla Camera dei deputati di autorizzare la procura di Agrigento a procedere nei miei confronti. Io credo che chi è convinto di aver agito nell'interesse del proprio Paese, come siamo convinti noi, debba sempre sottoporsi al giudizio dei magistrati. Purtroppo chi riveste alte cariche istituzionali come il ministro degli Interni ha pensato invece di abusare di queste prerogative per scappare da un processo, probabilmente perché non si sentiva innocente".

"Siamo sicuri di aver agito nel rispetto della legge e della nostra Costituzione. Il decreto Sicurezza non è in nessun caso applicabile a navi che compiono salvataggi in mare. Ci sono diverse analogie con il caso Sea Watch. Ma ci sono elementi differenti: la nave Sea Watch 3 è una nave attrezzata per fare soccorso in mare, la Alex no. Siamo stati costretti dagli eventi a effettuare il salvataggio. Ci siamo assunti la responsabilità di salvare quelle persone e di andare verso il porto sicuro più vicino – ha raccontato – L'ordine di non entrare nelle acque territoriali ha messo in pericolo quelle persone".

"Probabilmente però – ha aggiunto Palazzotto – additando Salvini come unico responsabile si guarda il dito e non la luna. C'è una responsabilità europea, c'è nel non cercare una soluzione europea per il fenomeno migratorio, c'è nel non intervenire sulle politiche che il governo italiano sta mettendo in campo. Per esempio basterebbe che un solo governo che aderisce alle convenzioni internazionali dicesse che la zona Sar libica è una finzione, non ha gli elementi per essere considerata tale, perché non ha un porto sicuro".