È terminato dopo 5 giorni in mare aperto l'incubo di 31 dei 98 migranti rimasti a bordo della nave Mare Jonio della Ong Mediterranea Saving Humans, che li aveva soccorsi nei giorni scorsi nel Mediterraneo centrale dopo essere rimasti alla deriva per più di 48 ore. Dopo il no del Ministro dell'Interno, Matteo Salvini, e il provvedimento con il divieto d'ingresso in Italia firmato dai ministri Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli, i naufraghi potranno sbarcare per "motivi sanitari". La decisione è stata presa dopo l'ispezione a bordo di un team di medici inviati dal ministero. "La loro odissea è finita ed all’orizzonte si intravede un po’ di umanità. Benvenuti in Europa", ha scritto l'organizzazione su Twitter commentando la notizia.

La situazione a bordo era, infatti, diventata critica. Non solo era terminata l'acqua potabile disponibile, ma erano stati confermati 5 casi di scabbia e un paio di naufraghi avevano cominciato uno sciopero della fame e della sete, mentre altri sono andati in panico a causa di una violenta tempesta che ha interessato la regione, con vento fortissimo (fino a 25 nodi), mare e pioggia, con fulmini e tuoni. Una motovedetta della Guardia costiera ha effettuato il trasbordo in alto mare, dopo che già erano stati evacuati altri tre migranti, tra cui una persona in barella. I 31 naufraghi sono così sbarcati a Lampedusa nel primo pomeriggio.

"Queste donne e questi uomini devono scendere a terra. Non possono più aspettare. Non possiamo più aspettare. Basta", è il contenuto di un messaggio pubblicato dalla Ong sul proprio profilo Twitter questa mattina con l'ennesimo appello alle autorità italiane a far sbarcare i migranti a bordo della Mare Jonio. "Ci sono 31 uomini e donne che sono sopravvissuti all’inferno libico, prima, e a un naufragio poi – si legge ancora sulle pagine social di Mediterranea Saving Humans -. Da cinque giorni la follia del Decreto sicurezza bis li tiene in ostaggio in mezzo al mare.Ripetiamo, se non fosse chiaro: sopravvissuti a un naufragio dove hanno visto morire i loro amici, terrorizzati dal mare, sono bloccati in mezzo alle onde. Ieri sera raffiche di vento a 25 nodi hanno generato il panico tra i sopravvissuti. Due persone hanno iniziato lo sciopero della fame: non accettano più questa situazione. Fino a quando? Che cosa dobbiamo aspettare? Che qualcuno compia un gesto irreparabile? Quanto dobbiamo aspettare, prima di vedere riconosciuti i diritti umani di tutte le persone a bordo di questa nave?".