Il Consiglio dei ministri convocato nel tardo pomeriggio dovrà varare la Nota di aggiornamento al Def. Il primo passo verso la legge di Bilancio. Ma il puzzle della manovra resta ancora tutto da comporre. E l’intesa tra M5s, Pd e Italia Viva sembra ancora lontano, anche dopo il vertice notturno che – secondo quanto riferiscono alcune fonti – non ha portato a sostanziali passi avanti. Su alcuni punti lo scontro rimane, a partire dalla rimodulazione – con possibile aumento parziale – dell’Iva. Ma intanto altri nodi sembrano essere sciolti, anche se c’è sempre qualcosa da limare. Il Sole 24 Ore anticipa i contenuti del Nadef e della prossima manovra, partendo da una certezza: il rapporto debito/Pil deve scendere, anche se di poco, ma deve scendere. È quindi necessario mantenere l’obiettivo fissato allo 0,3% del Pil per quanto riguarda le privatizzazioni. Poi il debito dovrebbe calare maggiormente nei prossimi anni.

Il deficit non può andare oltre il 2,2%. Questa sembra, comunque, la cifra che l’Italia è riuscita a strappare all’Ue: poco più, dunque, del 2,1% inizialmente previsto. Rimane però un grosso problema, quello della crescita: nel 2020 il Pil, a legislazione invariata, non dovrebbe andare oltre lo 0,4%. Potrebbe dare una piccola mano il taglio del cuneo fiscale. Che, però, dovrebbe arrivare solo a giugno, per un impiego di 2,5 miliardi (che diventeranno 5 quando la misura sarà a regime dal 2020). In ogni caso, però, è difficile pensare che si vada oltre una crescita dello 0,6%.

I conti della manovra: una legge di Bilancio da oltre 30 mld

Sulla manovra incombe un macigno: le clausole di salvaguardia da disinnescare per evitare l’aumento dell’Iva. Per il 2020 sono 23,1 miliardi di euro. Considerando che la manovra dovrebbe pesare, in totale, tra i 30 e i 33 miliardi, le clausole incidono per più del 65%. Servono misure per recuperare risorse. Sicuramente si proverà a farlo con la lotta all’evasione, incentivando i pagamenti tracciabili e prevedendo delle penalizzazioni per chi paga in contanti. Un sistema che serve anche per giustificare l’aumento dell’Iva in chiave anti-evasione.

Altre risorse dovrebbero arrivare dai risparmi del reddito di cittadinanza e della quota 100: parliamo di circa 2-3 miliardi. C’è poi la spending review, così come ci sono i soldi provenienti da un maggior deficit e gli interventi sulle spese fiscali. Mancano, però, altri 11-12 miliardi. Viene in aiuto del governo il calo degli interessi sul debito: con lo spread dimezzato rispetto ad aprile le previsioni di allora vengono completamente riviste (al rialzo). Poi con l’Iva si potrebbero trovare fino a cinque miliardi. Ma solo con una vera rimodulazione, perché all’Ue potrebbe non bastare come garanzia la previsione di maggiori introiti con la lotta all’evasione.

Si torna a parlare anche di tax expanditures: l’ipotesi è quella di cambiare il tetto dei redditi con cui è possibile accedere ad alcune agevolazioni fiscali. Inoltre verrebbe reso più stringente il vincolo dei pagamenti tracciabili. Ancora, altre risorse potrebbero provenire dai sussidi dannosi per l’ambiente, con i tagli che verranno inseriti non nel Dl ambiente, come inizialmente previsto, ma nella legge di Bilancio.

Dallo stop alla flat tax al cuneo fiscale

Altre misure di questa manovra vengono riportate dal Corriere della Sera. Che parte da una precisazione: la flat tax al 20% per le partite Iva tra i 65mila e i 100mila euro non si farà. Era prevista come conseguenza dell’introduzione di quella al 15% per le partite Iva sotto i 65mila euro. Ma la manovra bloccherà questa operazione. Lasciando invariata quella al 15%, introducendo però l’obbligo di fatturazione elettronica.

Nessun dubbio sul taglio del cuneo fiscale: ci sarà, ma resta da decidere in che forma. Si potrebbe partire dai nuovi assunti o formulare un bonus crescente in tre anni. Più probabilmente, però, si deciderà di farlo partire non a gennaio ma tra maggio e giugno del 2020. Così basteranno 2,5 miliardi invece di cinque. L’idea è quella di diminuire le tasse sul lavoro per i dipendenti con un reddito inferiore ai 26mila euro, con un conseguente bonus da 1.500 euro l’anno. Infine, ci dovrebbe essere il cashback, da applicare sull’aliquota Iva al 10%. Come funzionerà? Chi pagherà con i contanti avrà l’Iva al 12%. Chi pagherà con carta e bancomat pagherà sul momento il 12% di Iva, ma poi si vedrà restituire in un secondo momento il 3%. Quindi con un’Iva al 9%, più bassa di quella di oggi.