La Nota di aggiornamento al Def sta per arrivare. Lunedì il Consiglio dei ministri dovrebbe vararla, ma ancora sta discutendo degli obiettivi di bilancio per il prossimo anno. Il nodo cruciale è quello del deficit. Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, punta a convincere la Commissione europea a fissarlo al 2,2% del Pil. Si tratterebbe di 12,6 miliardi di euro da investire per disinnescare le clausole di salvaguardia dell’Iva e altre misure promesse in queste settimane. Come spiega il Messaggero, comunque, non si arriverà allo scontro. Per ora Gualtieri sembra aver ottenuto un deficit al 2%, forse anche al 2,1%. Se l’Ue non dovesse accettare un ulteriore aumento, comunque, l’Italia potrebbe rinunciare al 2,2%, senza proclami o bracci di ferro come avvenuto lo scorso anno.

La partita cruciale ora si gioca sulle misure anti-evasione. L’obiettivo è incentivare l’uso del bancomat e delle carte di credito per i pagamenti. Ieri a Palazzo Chigi è arrivato l’amministratore delegato di Poste, Matteo Del Fante. A Poste sembra sia stato affidato il compito di emettere la carta unica, un sistema per contrastare l’evasione che servirà per vari scopi: l’identificazione digitale, sarà carta di credito, codice fiscale e pin unico per i servizi, oltre che patente di guida e mezzo di pagamento tracciabile. La carta, come spiega il sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa, sarà anche ricaricabile.

Il cashback per i pagamenti elettronici

Sulla carta verrà riaccreditato tra il 2% e il 4% delle spese effettuate. Non si sa ancora quale sia la cifra esatta, ma il meccanismo su cui si dovrebbe basare è quello del cashback: la misura potrebbe essere inserita nel decreto fiscale come strumento per la lotta all’evasione. In sostanza si tratterebbe di una sorta di rimborso Iva sulle spese effettuate tramite pagamenti elettronici. L’idea iniziale è quella di applicare il rimborso solo ai settori considerati ad alto rischio evasione, come per i ristoranti, i parrucchieri, i lavori idraulici o di manutenzione, i meccanici.

Commissioni più basse per i commercianti

Per quanto riguarda il lato commercianti, il governo sta cercando un accordo con Abi, come ricordato anche ieri dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, per ridurre le commissioni sull’utilizzo del Pos. Si potrebbe pensare di eliminarle per gli acquisti sotto i cinque euro. Anche se c’è chi parla di cifre più alte, fino a 25 euro. Inoltre, per favorire l’uso delle carte è possibile consentire anche il ricorso alle detrazioni fiscali solamente per i pagamenti traccabili. Ovvero, per ricevere la detrazione del 19% su prodotti come quelli della farmacia o per le spese mediche e degli asili, diventerebbe necessario pagare con carta o bancomat.

Lo sconto fiscale per chi paga con carta e bancomat

Secondo quanto riporta La Stampa, lo sconto fiscale per chi usa le carte di credito o il bancomat sarà tra il 2% e il 4% delle spese effettuate. La misura si dovrebbe applicare dopo aver trovato un accordo con i grandi circuiti come Visa, Mastercard e American Express. Lo sconto potrebbe poi finire nel riepilogo mensile o in quello trimestrale. Intanto Poste italiane avrà il compito, come detto, di preparare la carta unica che funzioni anche come strumento di pagamento per chi non ha conti in banca, come nel caso di alcuni pensionati.

La carta unica dovrebbe funzionare in maniera molto simile alla Rdc card, fornita ai beneficiari del reddito di cittadinanza. Si tratterebbe, quindi, di una carta prepagata convenzionata con il circuito Mastercard, che permetterebbe di effettuare anche bonifici. Questo piano anti-evasione che sta studiando il ministro Gualtieri, quindi, dovrebbe valere almeno tre miliardi di euro. Anche se c’è chi ipotizza cifre più alte. In ogni caso non basterebbe: al governo servono tra i 6 e i 7 miliardi.

L'aumento di alcune aliquote Iva

Allora si pensa anche a un aumento dell’Iva. Non quello da 23 miliardi che verrà scongiurato. Ma uno parziale, che permetterà di racimolare un paio di miliardi. Il sottosegretario all’Economia, Alessio Villarosa, lo ha definito come una “rimodulazione di beni”. In sostanza potrebbe salire l’aliquota di alcuni prodotti non ritenuti essenziali, mentre potrebbe scendere per altri. Ad oggi le aliquote sono al 4%, 5%, 10% e 22%. Villarosa spiega che gli aumenti, “se ci saranno, non serviranno a fare cassa”. Ma, ovviamente, la realtà sembra essere ben diversa.