La Commissione Europea ha definitivamente bocciato la manovra italiana e a breve potrebbe aprire una procedura d’infrazione nei nostri confronti. La bocciatura è condivisa dalla totalità degli altri Stati membri della UE, anche da quelli che il governo Lega – M5s reputa “amici nella lotta all’Europa dei tecnoburocrati e dell’austerità". I rilievi delle istituzioni europee sono noti da tempo e sostanzialmente condivisi dalla quasi totalità degli osservatori internazionali e degli analisti indipendenti: mancato rispetto delle regole di bilancio, peggioramento del saldo strutturale, deficit eccessivo, rischio di deviazione significativa dal percorso di riduzione del debito, smantellamento delle riforme strutturali con ripercussioni sulla crescita economica, stime eccessivamente ottimistiche e non rispondenti alla realtà. La risposta dei mercati, con la crescita dello spread a livelli elevatissimi, è specchio del clima venutosi a creare in queste settimane e riflette anche la sfiducia su un possibile accordo fra l’Italia e la UE.

La linea del Governo è chiara da tempo: la manovra non si cambia, le stime di crescita sono “valutazioni tecniche” che non possono essere in discussione, le scelte strettamente politiche non possono essere messe in discussione dalle oscillazioni del mercato, dalla salita dello spread, da vincoli ritenuti anacronistici, ma soprattutto, da altre scelte “politiche”, operate in questo caso dalla Commissione Europea. È una linea legittima, politicamente legittima. Forse non la condotta più “responsabile”, ma funzionale al completamento di misure che 5 Stelle e Lega ritengono imprescindibili. Certo, in campagna elettorale le due formazioni avevano garantito di aver già trovato risorse per il cosiddetto reddito di cittadinanza, il superamento della legge Fornero e via discorrendo, salvo cambiare completamente idea al Governo e utilizzare la leva del deficit.

Ma il punto è essenzialmente un altro. Questo governo non parla il linguaggio della verità. Non racconta la verità agli italiani, ammantando di propaganda non solo la realtà e i rischi che stiamo correndo, ma anche gli scenari e le opzioni future. Non dice se ha un piano B, non spiega quali misure intende prendere per salvaguardare i risparmi e la stabilità finanziaria degli italiani, non ha ancora un'idea del punto fino al quale potrebbe spingersi se le cose continueranno sulla piega di queste ultime settimane.

Conte continua a ripetere di voler “spiegare” la manovra alla UE, dicendosi convinto di ottenere il via libera. Una litania ripetuta ancora oggi, a poche settimane dall’avvio di una clamorosa procedura di infrazione.
Di Maio ripete la storiella delle Europee che cambieranno tutto, malgrado tutti i sondaggi e le simulazioni mostrino come non ci sia la possibilità della vittoria di un fronte sovranista. E, soprattutto, malgrado un fronte sovranista non esista né come creatura politica con una piattaforma comune e organizzata, né come corrente di opinione in grado di avallare le scelte italiane in politica economica. Anzi, proprio gli “amici” del governo italiano sono i più inflessibili nel chiedere che l’Italia rispetti le regole di bilancio della UE.
Salvini rilancia fino alla nausea il “me ne frego”, cercando di convincere gli italiani che i rilievi della UE non hanno conseguenze, che la crescita della spread non sia un problema, e spostando sempre l’attenzione verso altre “priorità” per gli italiani: l’immigrazione, la criminalità, gli inceneritori. Sfotte i commissari UE e dice di attendere la "lettera di Babbo Natale".
Tria si ostina a difendere una posizione discutibile, stroncata non solo dalla UE ma da tanti analisti di settore. Il ministro, oltre a difendere stime di crescita ultraottimistiche, ha messo nero su bianco che l’Italia è pronta a dismissioni e privatizzazioni per 18 miliardi di euro, nel caso in cui fosse necessario tenere sotto controllo il deficit. Cifre irreali e con tempistiche non calcolabili.
In casa 5 Stelle si adombra l'ipotesi del complotto mondialista, i leghisti duri e puri non hanno ancora rinunciato all'idea di uscire dalla moneta unica. Tutto mentre tecnici o presunti tali della maggioranza continuano a operare una lettura ”riduzionista" dell'aumento del debito pubblico, che non si concilia affatto con la necessità di collocare ogni anni sul mercato oltre 400 miliardi di euro di titoli di Stato e col fatto che un deprezzamento del valore di tali titoli potrebbe determinare lo scenario in cui le banche italiane (che sono piene di titoli di Stato) limitano il credito ad aziende e famiglie.

E invece mai come ora servirebbe chiarezza. Il Governo dovrebbe mettere da parte la propaganda e spiegare agli italiani cosa sta succedendo. Con chiarezza e assumendosi la responsabilità delle conseguenze. Ma soprattutto dando risposte. Cosa accadrebbe se le le agenzie di rating abbassassero il rating dell’Italia, lo spread fosse definitivamente fuori controllo e una nuova speculazione si abbattesse sul nostro Paese. Cosa comporta il braccio di ferro con l’Europa e fino a che punto intendono spingersi. Dovrebbe chiarire una volta per tutte, con i fatti e con le scelte non con le parole, che non ci stiamo fabbricando il cigno nero, che non tifiamo per “l’incidente”, che fuori dall’Europa e dall’euro non c’è futuro.