In vista degli Stati generali del Movimento 5 Stelle, Alessandro Di Battista scende in campo con una serie di proposte ritenute fondamentali per il futuro dello stesso movimento pentastellato. In un lungo post su Facebook, Di Battista parla della necessità di istituire un’agenda che arrivi fino al 2030 e che guidi le scelte del M5s. Tra i tanti punti menzionati non solo molte proposte di legge, ma anche prese di posizione nette in vista degli appuntamenti elettorali: il Movimento deve andare alle prossime elezioni politiche da solo, senza alleanze, secondo Di Battista. E deve confermare la regola dei due mandati, utilizzando inoltre sempre più la piattaforma Rousseau. Il presupposto da cui parte l’ex deputato è che “la società post-covid sarà completamente diversa. Saranno diverse le necessità e diversi i timori dei cittadini. Saranno, dunque, diverse le risposte da adottare”.

L’agenda 2020-2030 proposta da Di Battista

Per Di Battista gli Stati generali devono portare all’introduzione di un’agenda politica 2020-2030 che tenga conto soprattutto delle necessità “della classe media: i nuovi possibili poveri della fase post-pandemica”. Dopo alcuni incontri con portavoce nazionali, europei, attivisti, esperti in varie tematiche e non iscritti al M5s, Di Battista ha suddiviso le sue proposte in tre parti: una su come affrontare il mondo post-Covid, una seconda sulle soluzioni per i problemi atavici dei cittadini e una terza riguardante il Movimento 5 Stelle e le sue dinamiche interne.

Il mondo post-Covid per Di Battista

Le proposte dell’ex deputato pentastellato partono dal sostegno straordinarie a piccole e medie imprese e dall’introduzione del servizio civile ambientale. Di Battista ribadisce il suo no alle grandi opere “inutili”, mentre chiede “incentivi pubblici per chi – anche grazie alle opportunità di smart working – intende lasciare le grandi città e ripopolare i centri urbani scarsamente abitati”. L’ex deputato chiede anche un rafforzamento del reddito di cittadinanza, una legge sull’acqua pubblica, un progetto di car-sharing pubblico nazionale, la chiusura domenicale dei centri commerciali, la creazione di una casa farmaceutica pubblica, una riforma del sistema bancario, lo stop definitivo al patto di stabilità e crescita e al Mes. Ancora Di Battista punta su una legge sul conflitto d’interessi, il controllo pubblico delle autostrade, una legge sulla Rai, l’inserimento dell’esercizio fisico nel sistema sanitario nazionale e il salario minimo per tutti.

La riduzione dei consiglieri regionali e degli stipendi parlamentari

Il secondo blocco di proposte riguarda temi più strettamente politici, partendo dalle proposte sull’uso medico della cannabis e sull’immigrazione. Di Battista chiede anche uno spoil system più forte per “sostituire funzionari e dirigenti” non affini ai partiti vincitori delle elezioni, oltre allo stop alla vendita di armamenti. Per quanto riguarda i costi della politica, l’ex deputato punta a un taglio del 30% del numero dei consiglieri regionali e un taglio del 40% delle indennità dei parlamentari e dei consiglieri regionali, oltre all’elezione diretta dei parlamentari con ritorno delle preferenze e obbligo di candidatura nel collegio di residenza.

Le regole per il futuro del M5s secondo Di Battista

Di Battista guarda anche al futuro del Movimento e alla sua organizzazione interna. Innanzitutto chiede che ogni rappresentante possa essere al massimo per due legislature in caso di parlamentari, europarlamentari e anche consiglieri regionali. Poi chiede di creare un team che punti a condividere le esperienze del Movimento con partiti e “organizzazioni civiche africane”. Tornando sul M5s, chiede una sua collocazione autonoma “rispetto a destra e sinistra: a prescindere dalla legge elettorale che verrà approvata il Movimento 5 Stelle, nel 2023, si presenterà da solo alle elezioni politiche, afferma nel suo programma. Infine, Di Battista prende posizione anche sulla piattaforma Rousseau: “La piattaforma Rousseau è il cuore del Movimento 5 Stelle: va rafforzata per continuare a diffondere ed esercitare la democrazia diretta e permettere agli iscritti di esercitare la giusta pressione sui portavoce”.