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Bonus under 35 arriva in Parlamento, Stefanazzi (Pd): “Giovani non possono essere costretti a rendere i soldi”

Le ultime Faq pubblicate dal ministero del Lavoro, guidato da Marina Elvira Calderone, ridisegnano il contributo: sì al pagamento delle imposte e alle transazioni con carta, ma rimangono perplessità sulle voci di spesa. Il deputato del Pd Claudio Stefanazzi presenta un’interrogazione alla ministra: “Serve un atto interpretativo unico e uniforme”
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Sì a tasse e contributi, ma anche ai pagamenti con carta. Il ministero del Lavoro cambia rotta sul bonus per l'autoimpiego destinato agli under 35 e pubblica una nuova versione delle Faq (domande e risposte), che chiarisce alcuni dei dubbi più frequenti dei beneficiari. La gestione del contributo, introdotto con il decreto Coesione 2024, ha sollevato fin da subito incertezze e criticità, tanto da finire all'attenzione della politica. Il deputato del Partito democratico Claudio Stefanazzi ha presentato un'interrogazione alla ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, Marina Elvira Calderone, per chiedere "un atto interpretativo unico e uniforme; perché chi ha speso in buona fede non può essere costretto a restituire", spiega a Fanpage.it.

Le nuove risposte del dicastero, pubblicate il 14 luglio, intervengono soprattutto sulle spese ammissibili, sulle modalità di pagamento e sulla gestione del contributo, modificando di fatto l'interpretazione emersa finora dalle indicazioni operative dell'Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps), l'ente che eroga il bonus.

Cos’è e come funziona il bonus under 35 per l’autoimpiego

Il bonus per l'autoimpiego destinato agli under 35 è stato introdotto con il decreto Coesione del 2024 per incentivare la nascita di nuove imprese e attività professionali da parte di giovani disoccupati. L'agevolazione prevede un contributo di 500 euro al mese, erogato dall'Inps per un massimo di tre anni, fino a un tetto complessivo di 18mila euro. Secondo quanto previsto dal bando, potevano accedervi sia i titolari di partita Iva sia le società operanti nei settori strategici individuati.

Il 10 giugno l'Inps ha comunicato l'esito delle domande e, pochi giorni dopo, sono partiti i primi pagamenti. Ai beneficiari è stata accreditata un'unica tranche da 7.500 euro direttamente sul conto corrente. In un documento pubblicato il 20 maggio, il ministero del Lavoro, guidato da Marina Elvira Calderone, aveva indicato le modalità di utilizzo del contributo e le spese considerate ammissibili.

Il bonus under 35 arriva in Parlamento, l'interrogazione del deputato Pd Stefanazzi

Nelle scorse settimane sono emerse le prime criticità. Da una parte, molti richiedenti esclusi hanno contestato le motivazioni dei rigetti comunicate dall'Inps; dall'altra, i beneficiari hanno segnalato discrepanze tra le spese ammesse e gli strumenti di pagamento autorizzati, ricevendo inoltre risposte contraddittorie dalle sedi territoriali dell'Inps sulla possibilità di utilizzare il bonus per il pagamento delle imposte.

Le segnalazioni sono arrivate anche al deputato del Partito democratico Claudio Stefanazzi, che a Fanpage.it racconta di aver ricevuto numerose richieste di chiarimento da giovani imprenditori e professionisti. "Il tema vero è che l'Inps può giudicare una spesa inammissibile anche a posteriori, e quindi sostanzialmente revocare il contributo e obbligare a restituire quelle somme che però sono state spese in buona fede", spiega il deputato. "Lo Stato ha dato a questi ragazzi i soldi, ma non gli sa dire come spenderli e peraltro se sbagliano li devono anche restituire".

Per questo il parlamentare dem ha depositato, giovedì 16 luglio, un'interrogazione alla ministra Calderone per chiedere "un atto interpretativo che fosse unico e uniforme sulle spese ammissibili e che ci fosse la tutela del legittimo affidamento perché chi ha speso con la certezza di muoversi nel rispetto delle regole non può essere costretto a restituire". Nel documento firmato da Stefanazzi si legge che "l'incertezza espone giovani imprenditori e professionisti al rischio concreto di sostenere spese che l'Inps potrebbe ritenere inammissibili ex post" e che "appare irragionevole che a un incentivo destinato all'occupazione giovanile e finanziato con risorse europee corrisponda un impianto attuativo tanto frammentario da scaricare sui destinatari il costo dell'incertezza interpretativa".

Claudio Stefanazzi, deputato del Partito democratico
Claudio Stefanazzi, deputato del Partito democratico

Il ministero ci ripensa: sì al pagamento delle tasse con il bonus

A oltre un mese dall'erogazione della prima quota, il dicastero di via Veneto ha fornito ulteriori precisazioni. La novità più rilevante riguarda le spese ammissibili. Il ministero chiarisce che, oltre agli investimenti necessari per avviare l'attività – come macchinari, attrezzature, software e brevetti, già indicati nel primo documento – il bonus può essere utilizzato anche per una serie di costi di gestione, purché strettamente collegati all'impresa. Tra questi rientrano “i contributi previdenziali personali del professionista/imprenditore individuale/socio d’impresa” e “le spese per imposta sul valore aggiunto, spese legali, oneri e altre imposte e tasse”.

La possibilità di utilizzare le somme erogate dall'Inps per il pagamento delle imposte era una delle richieste più frequenti dei beneficiari, anche in vista delle imminenti scadenze fiscali e previdenziali dei liberi professionisti. Si tratta di un ampliamento che supera le indicazioni finora trasmesse alle sedi territoriali dell'Inps e ribadite dall'ente anche al nostro giornale lo scorso 8 luglio.

Proprio sul rapporto tra ministero e Inps si concentra l'interrogazione parlamentare firmata da Stefanazzi: "Qui si tratta di dire all'Inps, cioè a un'altra branca dell'amministrazione, come serve che decida. Noi possiamo anche immaginare che il Ministero tiri fuori altre dieci Faq, ma se poi l'Inps le interpreta come vuole, non abbiamo fatto nulla, e questo tema non viene risolto minimamente".

Ammessi i pagamenti digitali oltre ai bonifici: i chiarimenti delle Faq

Un altro chiarimento molto atteso riguarda le modalità di pagamento. Le prime Faq sembravano limitare l'utilizzo del contributo ai bonifici Sepa e alle ricevute bancarie (RiBa). Molti giovani imprenditori avevano però fatto presente che questa impostazione rendeva di fatto impossibile pagare abbonamenti a servizi digitali e software, normalmente acquistati attraverso altri strumenti.

Con l'aggiornamento, invece, il ministero apre anche ai pagamenti elettronici tracciabili. Saranno quindi ammessi carte di debito e di credito collegate al conto corrente, addebiti diretti Sepa, modelli F24, pagoPa e altri sistemi di pagamento elettronico, a condizione che sia sempre possibile ricostruire chi ha effettuato il pagamento, il destinatario, l'importo e la data dell'operazione. Restano invece esclusi i pagamenti in contanti, le compensazioni e quelli effettuati da soggetti terzi.

Il deputato Stefanazzi ricorda però che nelle prime Faq pubblicate "il ministero aveva definito un quadro utile a ricomprendere una serie di voci e sono stati gli ufficiali dei territoriali dell'Inps a definire quali fossero i regimi di spesa accettabili; bisogna che le amministrazioni si coordino fra di loro". Il parlamentare dem conclude facendo sapere che "insisterò in queste ore e chiederò che la ministra Calderone venga in aula, perché il tema è più che mai attuale, non possiamo perdere altro tempo".

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