Bonus under 35 in ritardo, l’aiuto da 500 euro al mese è bloccato. L’Inps: “Risposte entro il 10 giugno”

Annunciato nel 2024, rimasto fermo per oltre un anno in attesa dei decreti attuativi e poi modificato in corsa, il bonus under 35 per l'autoimpiego non ha ancora completato il suo percorso. I giovani che hanno presentato domanda all'Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) attendono da mesi l'esito delle verifiche, che secondo le regole generali dell'istituto possono richiedere fino a 90 giorni.
La misura, voluta dal governo Meloni per incentivare l'avvio di nuove attività imprenditoriali nei settori considerati strategici, promette un contributo di 500 euro al mese per tre anni. Nel frattempo, però, tra ritardi, chiarimenti successivi e riaperture dei termini, l'incentivo ha accumulato una lunga serie di rinvii che contribuiscono ad alimentare il malcontento tra i giovani imprenditori. Alcuni under 35 che hanno presentato richiesta, sentiti da Fanpage.it, riportano che l'Inps gli ha comunicato che "il governo non ha sbloccato i contributi". La domanda, quindi, per loro rimane una: "Perché annunciare un bonus se poi per 6 mesi ti lasciano appesa in questo modo?". L'Inps però rassicura: "Intorno al 10 giugno esiti delle istruttorie".
Le regole del bonus under 35 introdotto nel 2024 dal governo Meloni
La misura del bonus autoimpiego under 35 era prevista dal decreto Coesione del luglio 2024 ed era rivolta ai giovani con meno di 35 anni che avevano avviato, o intendevano avviare, un'attività imprenditoriale tra il 1° luglio 2024 e il 31 dicembre 2025 in settori strategici, come lo sviluppo di nuove tecnologie e la transizione digitale ed ecologica. Prima dell'avvio dell'attività, i beneficiari dovevano trovarsi in stato di disoccupazione. L'incentivo destinato a questa platea consisteva in un contributo di 500 euro al mese, erogato direttamente dall'Inps, per un massimo di tre anni e comunque non oltre il 31 dicembre 2028.
Come specificato dall'Inps nella relativa circolare, il contributo veniva erogato in un'unica soluzione annuale, con un tetto massimo fissato a 6mila euro all'anno, per un totale di 18mila euro nell'arco del triennio. Questo incentivo all'autoimpiego, secondo quanto stabilito dal decreto Coesione, si affiancava a un secondo strumento: un esonero contributivo da 800 euro al mese destinato alle imprese che assumevano lavoratori under 35 impiegati nei settori strategici indicati dalla circolare. Si trattava di un ampio ventaglio di attività, che comprendeva il settore manifatturiero (alimentare, tessile, farmaceutico, siderurgico e altri), le comunicazioni, le costruzioni, le attività professionali, la fornitura di acqua ed energia elettrica e il settore dell'intrattenimento.
Le misure, finanziate attraverso un fondo dedicato da oltre un miliardo di euro, erano state annunciate nel 2024, ma erano rimaste in attesa dei provvedimenti attuativi fino a novembre dell'anno successivo. Il termine per la presentazione delle domande era fissato al 31 dicembre 2025.
Le partite Iva incluse in ritardo e poi di nuovo abbandonate
Solo in un secondo momento, cioè nel gennaio di quest'anno, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha chiarito che l'iniziativa doveva includere anche i liberi professionisti, ossia i lavoratori autonomi con partita Iva. L'Inps si è quindi adeguato, estendendo l'incentivo anche a questa categoria, purché i professionisti operino nei settori strategici indicati. Contestualmente, l'Inps ha riaperto i termini per la presentazione delle domande dal 31 gennaio al 2 marzo 2026. Nelle varie circolari dell'Inps non viene specificato alcun termine per la conclusione delle verifiche, né a 30, né a 60, né a 90 giorni. Ciò significa che si applica la regola generale stabilita dall'Istituto, secondo cui per i procedimenti amministrativi il termine è di 90 giorni.
Dopo una lunga serie di rinvii e ripensamenti, l'esonero contributivo da 800 euro riservato alle aziende è stato confermato anche per il 2026. Inizialmente Forza Italia aveva chiesto di inserirlo nel decreto Milleproroghe, ma la misura è stata poi stralciata e successivamente riproposta all'interno del decreto Primo maggio. Nulla da fare, invece, per il contributo da 500 euro destinato all'autoimpiego.
La rabbia dei giovani imprenditori in attesa da mesi: "Danno non indifferente"
Nel frattempo, a quasi sei mesi dalla prima scadenza, molti giovani lavoratori con partita Iva o che hanno avviato una propria impresa sono ancora in attesa non solo dei fondi, ma anche di una risposta concreta da parte dell'Inps. Alla redazione di Fanpage.it è arrivata la testimonianza di un giovane che, dopo aver scoperto la possibilità offerta dal decreto Coesione, ha deciso di avviare una società di consulenza per la pubblica amministrazione. Contattato da Fanpage.it, il giovane imprenditore ha spiegato: "Dal momento che mi sono registrato come impresa, pago più tasse del dovuto, solo per poter accedere a questo contributo: ho speso 4mila euro in tributi, a fronte dei 6mila che avrei potuto ricevere". Il ragazzo ha presentato la domanda il 5 dicembre dello scorso anno e, a sei mesi di distanza, la sua pratica risulta ancora in fase di verifica. "Ad oggi non si sa più niente, ho chiamato anche l'Inps e mi hanno risposto che il governo non ha sbloccato i contributi, per questo è tutto fermo".
La sua situazione, come riscontrato da Fanpage.it, non rappresenta un'eccezione. Valentino, impiegato nel settore delle telecomunicazioni e residente in Sardegna, racconta che "l'ultima volta che ho chiamato il funzionario Inps mi ha esplicitamente detto che non è compito loro, ma del ministero del Lavoro, e se non gli danno i soldi, loro non possono erogare nulla". Anche la domanda di Valentino è ferma da mesi nella fase di verifica dei requisiti. Nel frattempo, però, il peso economico della partita Iva si fa sentire: "Se questo contributo non dovesse arrivare, chiuderei la partita Iva e sarebbe un danno non indifferente, l'ho tenuta aperta solo sperando in questo bonus ma ci stanno affossando ancora di più".
Sono numerose le testimonianze raccolte da Fanpage.it tra i giovani che hanno richiesto il bonus e che, a distanza di mesi, attendono ancora una risposta certa. "La cosa peggiore è l'incertezza – racconta Antonio – soprattutto per chi è all'inizio, era una spinta, ma è spiacevole non ricevere alcuna risposta". Anche altri hanno provato a contattare gli uffici territoriali dell'Inps, senza però ottenere alcun riscontro: "Ho mandato dei messaggi all'istituto a febbraio, ma non ho più ricevuto risposta – spiega un ragazzo della provincia di Como al nostro giornale – Puntavo a investire in nuovi macchinari, ma niente". Intanto cresce la frustrazione tra chi sperava in un aiuto in più: "Mi sono un po' rassegnata – ammette a Fanpage.it una giovane fotografa di Cuneo – Mi chiedo perché annunciare un bonus se poi per 6 mesi ti lasciano appesa in questo modo?".
La risposta dell'Inps: ritardi per "procedure di controllo", 10 giugno esiti
Una domanda che Fanpage.it ha rivolto direttamente all'Inps. L'Istituto che fatto sapere che "intorno al 10 giugno pubblicherà gli esiti delle istruttorie della prestazione e, entro 5 giorni bancabili, gli idonei riceveranno il contributo". "Contemporaneamente – aggiunge Inps – verranno rese note le modalità per eventuali ricorsi per le domande non accolte".
Parallelamente, Inps smentisce le responsabilità del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e assicura che non ci sono problemi di copertura. I ritardi, spiegano dall'Istituto, sono legati alle doverose procedure di controllo e acquisizione dei dati utili.