Bonus under 35, imprenditori nel caos. Inps spiega quali spese sono ammesse: “Non si può usare per pagare le tasse”

Il bonus per l’autoimpiego destinato agli under 35, erogato dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) e gestito dal ministero del Lavoro, doveva essere uno strumento per sostenere chi avvia una nuova attività lavorativa. A poco meno di un mese dall’avvio delle erogazioni, però, tra i beneficiari emergono diversi dubbi sulle modalità di utilizzo delle somme ricevute.
Le domande riguardano soprattutto due aspetti: la possibilità di effettuare pagamenti online, un’opzione apparentemente non ammessa dal ministero del Lavoro, e quella di utilizzare il contributo per pagare le tasse. Quest’ultima, secondo le testimonianze raccolte da Fanpage.it, rappresenta un nodo cruciale per i giovani imprenditori che, al netto delle spese aziendali, vorrebbero utilizzare i 7.500 euro finora erogati dall’Inps per versare le imposte. A sollevare le perplessità sono diversi giovani che hanno ottenuto il contributo e che, leggendo le indicazioni pubblicate dal ministero del Lavoro, si sono imbattuti in questi vincoli che sembrano escludere alcune delle spese più frequenti per chi lavora come libero professionista.
Come funziona il bonus under 35 per l'autoimpiego
Il bonus autoimpiego destinato agli under 35 nasce con il decreto Coesione del 2024 come incentivo per favorire l’avvio di nuove attività da parte dei giovani senza lavoro e sostenerne la prosecuzione. La misura consiste in un contributo mensile di 500 euro, riconosciuto dall’Inps per un periodo massimo di tre anni, fino a raggiungere un importo complessivo di 18mila euro. Il beneficio è destinato sia alle società sia ai lavoratori autonomi con partita Iva impegnati nei settori strategici indicati nel bando.
Dopo mesi di attesa, il 10 giugno l’Inps ha sbloccato le richieste e, nel giro di cinque giorni contabili, sono iniziate le erogazioni. Come previsto dall’avviso, sono stati accreditati 7.500 euro sui conti correnti di tutti i beneficiari. Una cifra importante per questi giovani imprenditori, arrivata proprio a ridosso della scadenza per il versamento delle tasse.
Le indicazioni del ministero del Lavoro e dell'Inps: sì a bonifici e spese per il mantenimento dell'attività
Prima ancora che le domande per il bonus venissero accolte o respinte, il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, promotore dell’incentivo, ha pubblicato alcune Faq (domande e risposte) per chiarire le modalità con cui il contributo può essere impiegato. Le spese ammissibili devono essere documentate attraverso fatture e contratti intestati al beneficiario, con data successiva alla presentazione della domanda. Per quanto riguarda i pagamenti, il ministero specifica che “non è ammessa alcuna forma di pagamento in contanti, compensazione o tramite terzi” e indica come strumenti consentiti “esclusivamente bonifico bancario (Sepa/Sct) o ricevuta bancaria (RiBa)”. Inoltre, il pagamento deve transitare dal conto corrente sul quale viene accreditato il contributo. Proprio queste indicazioni hanno generato dubbi tra chi svolge attività professionali che prevedono numerosi pagamenti digitali, come il rinnovo di abbonamenti a software o servizi online.
Inoltre, nella circolare con cui lo scorso anno l’Inps ha dato il via alle domande si legge che “la fruizione del contributo è altresì vincolata al finanziamento delle spese sostenute per l’avviamento e il mantenimento dell’attività imprenditoriale, secondo il piano aziendale adottato e per ogni mese di attività”. Questa precisazione ha portato i beneficiari della misura a ipotizzare che il pagamento delle imposte, in quanto requisito necessario per il mantenimento dell’attività, potesse rientrare tra le voci di spesa coperte dal bonus.
Il caos dei chiarimenti: risposte contrastanti da Inps, Caf e commercialisti
Per fare chiarezza su questi punti, diversi giovani imprenditori si sono rivolti alle sedi territoriali dell’Inps in tutta Italia, ai centri di assistenza fiscale (Caf) e ai loro commercialisti, ricevendo però risposte contrastanti. Sui gruppi Facebook dedicati alle partite Iva e sulla piattaforma Reddit, infatti, si trovano centinaia di testimonianze di persone che hanno ricevuto indicazioni contraddittorie. Fanpage.it ne ha contattate alcune per saperne di più.
Ilenia, residente in Toscana, racconta di aver cercato chiarimenti rivolgendosi sia a un Caf che al suo commercialista. A quest'ultimo, in particolare, chiede se con il contributo è possibile pagare le tasse: "Mi dice di no, per sicurezza mi reco in un Caf e lì mi dicono che posso e che non devo rendicontare nessun acquisto, l'opposto di quello che mi ha detto il mio commercialista”. Anche Lucrezia, che si occupa di consulenza per il settore dei beni culturali in Lombardia, riporta un’esperienza simile: “La mia commercialista ha parlato con l’Inps, che le ha risposto che non è chiaro neanche a loro, perché il ministero non ha fatto sapere nulla; la cosa è veramente ridicola”. Come ricorda la consulente toscana, “uno dei requisiti per continuare a ricevere il bonus è aver pagato i contributi”.
Le fa eco un collega del Lazio, che racconta di aver cercato chiarimenti direttamente presso una sede Inps del capoluogo. “La funzionaria non aveva idea di cosa fosse questo decreto – racconta al nostro giornale – Si è messa a leggerlo davanti a me”. Dopo aver coinvolto anche una responsabile, secondo il giovane, i dubbi non sarebbero stati risolti e le due operatrici gli avrebbero consigliato di attenersi alle indicazioni ministeriali. “Peccato che non risolvano i dubbi”, precisa lui.
Dagli abbonamenti ai software agli arredi: cosa si può comprare con il bonus
Oltre al capitolo tributario, ai giovani imprenditori non è chiaro per quali servizi possano spendere queste somme. Nelle Faq del ministero del Lavoro viene indicato, “a titolo esemplificativo e non esaustivo”, che “sono spese ammissibili” quelle “per investimenti materiali (acquisto di macchinari, impianti, attrezzature, arredi e dotazioni tecnologiche necessari al ciclo produttivo), investimenti immateriali (spese per l'acquisizione di brevetti, licenze, know-how o altre forme di proprietà intellettuale), spese di gestione (utenze e canoni di locazione riferiti all’immobile destinato esclusivamente all’attività d’impresa)”. Un ventaglio ampio di possibilità che, però, si scontra con alcuni limiti pratici.
Ilaria spiega infatti che alcune delle spese tipiche del lavoro digitale non risultano compatibili con le indicazioni del ministero: “Io lavoro nel web marketing e quello che pesa di più sul mio conto in banca sono gli abbonamenti ai vari software di editing e alle piattaforme di hosting, che non si possono pagare con bonifici, tantomeno parlanti”. Anche l’acquisto di alcuni materiali espressamente indicati nelle Faq diventa oggetto di discussione. Sia Lucrezia sia il suo collega laziale raccontano a Fanpage.it di voler acquistare una sedia da scrivania, quindi un elemento d’arredo, ma di aver ricevuto un no. Il consulente della provincia di Roma, in particolare, si è sentito rispondere dall’Inps che “è prevista l’esclusione di arredi e beni ordinari”. Una spiegazione che appare in contrasto con quanto riportato dal dicastero.
Potrebbe sembrare una barzelletta ma, alla luce delle indicazioni contraddittorie fornite a questi imprenditori, tra loro continua a circolare la stessa domanda: cosa ci faccio con tutti questi soldi? “Per il momento ho speso una piccola parte – racconta infatti il consulente – Per spese più ingenti attendo che qualcuno risponda dal ministero o che facciano uscire una circolare”. “È un perfetto spaccato della nostra nazione: io, Stato, ti do dei soldi che però non puoi spendere perché non sappiamo neanche noi cosa puoi farci e cosa no”, conclude il ragazzo.
L'Inps a Fanpage.it: "No a pagare le tasse, per le modalità di spesa attenersi alle Faq"
Di fronte alle perplessità dei beneficiari e degli addetti alla contabilità, Fanpage.it ha contattato l’Inps per ottenere chiarimenti. L’ente ha spiegato che, secondo le informazioni ricevute anche dal ministero, il contributo può essere impiegato esclusivamente per le spese di avviamento e di gestione dell’attività e non per il pagamento delle imposte. L’Inps precisa inoltre che, in quanto ente erogatore del bonus, la gestione della misura spetta al ministero, che ha promesso di fornire presto ulteriori chiarimenti ai beneficiari.
L’ente puntualizza inoltre che la finalità principale del bando era quella di consentire ai giovani under 35 residenti in Italia di avviare un’attività nei settori considerati strategici e che, proprio per questo, l’acquisto di qualsiasi materiale funzionale allo svolgimento dell’attività lavorativa è ammissibile, come precisato anche dalle Faq ministeriali. In merito alle modalità di pagamento ammesse, infine, invita ad attenersi alle Faq divulgate dal dicastero, quindi bonifici e ricevute bancarie.