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Meloni nella lista nera dell’Iran: il nome della premier tra i presunti responsabili della morte di Ali Khamenei

Il quotidiano iraniano Hamshahri pubblica un elenco con tredici leader occidentali e israeliani indicati come responsabili dell’uccisione dell’ex Guida suprema Ali Khamenei. Tra loro anche Giorgia Meloni. Dal governo e dalla maggioranza arrivano messaggi di solidarietà alla presidente del Consigli.
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La recente pubblicazione di una vera e propria "lista nera" da parte del quotidiano iraniano Hamshahri, organo di stampa storicamente vicino alla municipalità di Teheran, ha aperto un nuovo fronte di tensione internazionale, coinvolgendo direttamente anche l'Italia. Il manifesto individuerebbe infatti i presunti responsabili della morte dell'ex Guida suprema Ali Khamenei e sarebbe stato diffuso in un momento di estrema delicatezza politica. Proprio nelle stesse ore, infatti, il nuovo leader della Repubblica islamica succeduto al padre, Mojtaba Khamenei, avrebbe solennemente ribadito, durante le celebrazioni funebri, la ferrea volontà del regime di vendicare l'uccisione del genitore, definendo questo proposito come "un dovere imprescindibile per l'intera nazione".

I leader internazionali coinvolti

L'impatto visivo della pagina pubblicata sarebbe volutamente provocatorio e minaccioso, poiché i tredici leader politici e militari inseriti nell'elenco vengono raffigurati con la tipica uniforme arancione dei detenuti, evocando una futura condanna o cattura. Al centro dell'accusa di Teheran, indicati come i principali artefici dell'uccisione dell'ayatollah, ci sono il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Accanto a loro, l'Iran ha voluto colpire simbolicamente l'intero blocco occidentale inserendo la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, insieme al presidente francese Emmanuel Macron, al primo ministro britannico Keir Starmer e al cancelliere tedesco Friedrich Merz. La lista si estende poi ai vertici della difesa e della diplomazia di Washington e Tel Aviv, includendo esponenti di primo piano come il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il comandante del Centcom Brad Cooper, l'ambasciatore americano Mike Huckabee, oltre ai ministri israeliani Israel Katz e Gideon Sa'ar e al capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane Eyal Zamir.

La risposta unanime e le reazioni delle istituzioni italiane

L'inclusione della premier italiana in questo elenco di "bersagli" ha immediatamente suscitato una reazione corale e sdegnata da parte delle istituzioni e della politica nazionale, che si sono immediatamente compattate a sua difesa. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso la massima solidarietà a Meloni, dicendosi fermamente convinto che il capo del governo "non si lascerà in alcun modo intimidire da simili provocazioni". Sulla stessa linea, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha descritto l'episodio come un atto "platealmente minaccioso" e del tutto inaccettabile, sottolineando l'importanza vitale di una risposta unita e ferma da parte di tutte le istituzioni. Anche il vicepremier Matteo Salvini ha manifestato la propria vicinanza, rimarcando come un attacco rivolto a Giorgia Meloni equivalga a "un'offesa contro l'intero Paese" e che l'Italia "non cederà alla paura". A queste voci si è unito poi il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha evidenziato come colpire la presidenza del Consiglio significhi "ferire direttamente le istituzioni repubblicane e l'intera nazione", auspicando una condanna ferma e unanime che superi le ordinarie divisioni tra i partiti.

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