La strada per recuperare l’Ici – l’ex imposta comunale sugli immobili – non versata dalla Chiesa cattolica allo Stato italiano resta in salita. Il governo, attraverso il ministro dell’Economia Giovanni Tria, ha escluso la possibilità che queste risorse – parliamo di una cifra intorno ai 5 miliardi di euro – possano essere recuperate trattenendole dall’8 per mille alla Chiesa cattolica. Secondo quanto spiegato da Tria, trattenere le quote dell’8 per mille destinate alla Chiesa “in compensazione sarebbe lesivo delle scelte dei contribuenti”. Il ministro dell’Economia sottolinea che il “vincolo di destinazione” stabilito dalla legge italiana “mal si concilierebbe con la compensazione proposta” nell’interrogazione avanzata durante il question time che si è svolto alla Camera dei deputati.

La questione è stata sollevata da Riccardo Magi, deputato eletto tra le fila di +Europa e appartenente al Gruppo Misto. Magi ricorda come esista un “meccanismo di finanziamento pubblico indiretto di alcune confessioni religiose attraverso la destinazione dell’8 per mille del gettito Irpef”. Un sistema che avrebbe, però, “numerose criticità”, a partire dal “principio di volontarietà”, considerando che chi non sceglie a chi destinare la sua quota, vede quella cifra indirizzata sulla base delle preferenze degli altri contribuenti. Magi chiede, inoltre, di capire se il governo avesse intenzione di recuperare la cifra che l’Italia dovrebbe riscuotere dalla Chiesa per il mancato pagamento dell’Ici dal 2006 al 2011 dopo la sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue, attraverso il trattenimento delle quote dal’8 per mille.

Per Tria questa ipotesi non è percorribile, sulla base del fatto che i rapporti tra Stato e Chiesa cattolica sono regolamentati da una legge del 1985, nella quella un articolo dispone anche l’assegnazione dell’8 per mille. Ma la disciplina in questione, precisa il ministro dell’Economia, è riconducibile a un accordo bilaterale tra Stato e Chiesa cattolica, un’intesa che non può essere modificata unilateralmente. Quindi, essendo i rapporti basati su questa intesa, senza modifiche bilaterali non è possibile cambiare le procedure riguardanti l’8 per mille e non è possibile trattenere le quote.