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Gli ultimi anni di Alex Zanardi dopo l’incidente: comunicava con gli occhi, nel 2022 l’incendio in casa

Dopo il drammatico incidente del 2020, Alex Zanardi ha vissuto una lunga riabilitazione segnata dalla riservatezza assoluta della famiglia. Un percorso privato, tra piccoli segnali di miglioramento e totale distanza dalla vita pubblica, fino alla notizia della morte a 59 anni.
A cura di Vito Lamorte
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L'Italia piange Alex Zanardi. La notizia della morte del campione ed ex pilota ha toccato il mondo dello sport italiano a tutti i livelli. Negli ultimi anni della sua vita Zanardi ha vissuto lontano dai riflettori, in una dimensione sempre più privata e protetta, segnata dalle conseguenze del gravissimo incidente in handbike del 19 giugno 2020. Quello schianto, avvenuto durante la staffetta benefica Obiettivo Tricolore nei pressi di Pienza, in provincia di Siena, gli provocò un trauma cranio-facciale devastante e lesioni cerebrali che resero immediatamente necessario un intervento neurochirurgico d’urgenza e un lungo ricovero in terapia intensiva.

Le prime settimane furono caratterizzate da condizioni critiche e da un coma farmacologico. Nei mesi successivi iniziò un percorso ospedaliero complesso e frammentato tra diverse strutture specializzate: Siena, poi centri riabilitativi tra Lecco, Milano e Padova. Con il passare del tempo, le notizie si fecero sempre più rare e generiche, segno di un recupero lento e delicato ma anche della scelta precisa della famiglia di mantenere il massimo riserbo.

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All’inizio del 2021 arrivò la prima svolta incoraggiante: Zanardi riacquistò la coscienza e iniziò a interagire con l’esterno, riconoscendo i familiari e comunicando attraverso segnali e movimenti oculari. Nonostante le difficoltà motorie e linguistiche, il contatto con la realtà e con i suoi affetti tornò progressivamente, pur senza mai un recupero completo delle funzioni precedenti all’incidente.

Nel dicembre 2021 lasciò l’ospedale per tornare a casa, dove iniziò una nuova fase della sua vita: una riabilitazione continua, gestita in ambito domestico con l’assistenza costante della moglie Daniela Manni, del figlio Niccolò e di un’équipe medica specializzata. Da quel momento, ogni aggiornamento pubblico si fece praticamente inesistente. La famiglia scelse una linea di silenzio assoluto, con l’obiettivo dichiarato di proteggere la sua privacy e garantire un ambiente sereno.

Zanardi, gli ultimi anni nel silenzio: la lunga battaglia lontano dai riflettori

Tra il 2022 e il 2025 Zanardi continuò un percorso di cure e terapie riabilitative, alternando periodi di stabilità a fasi di maggiore fragilità. Un episodio molto particolare si verificò nel 2022, quando completò un ciclo di terapia iperbarica a Ravenna e affrontò un breve ricovero (76 giorni) a Vicenza dopo un incendio domestico che danneggiò parte dei macchinari riabilitativi: fu dimesso stabilizzato e tornò a casa.

Le informazioni disponibili parlavano di piccoli miglioramenti graduali: capacità di riconoscere i familiari, comunicazione non verbale attraverso gli occhi, e un lavoro costante su stimoli cognitivi e motori. Non ci furono però mai conferme di un ritorno alla parola o a una piena autonomia fisica.

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In questo periodo la sua presenza pubblica scomparve completamente. Nessuna apparizione, nessuna immagine recente, nessuna intervista. Anche i familiari mantennero un profilo estremamente riservato, condividendo solo rare comunicazioni generiche e ribadendo più volte la volontà di non esporre la sua condizione all’attenzione mediatica.

Parallelamente, il suo nome continuò a vivere attraverso le iniziative sportive e sociali da lui create, come Obiettivo3, progetto dedicato all’avviamento allo sport di persone con disabilità, portato avanti però senza un coinvolgimento diretto visibile da parte sua.

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Il 2026 ha segnato la fine di questo lungo percorso di lotta e silenzio. La sua scomparsa, avvenuta a Bologna a 59 anni, ha chiuso una storia durata quasi sei anni dopo l’incidente del 2020: un periodo in cui Zanardi ha vissuto lontano dalla scena pubblica, circondato dall’affetto della famiglia e immerso in una riabilitazione privata, fatta di progressi minimi, grande riservatezza e una dignità sempre protetta dal silenzio.

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