Un lavoratore licenziato per motivi economici ha diritto ad essere reintegrato in azienda tanto quanto uno licenziato senza giusta causa, purché, però, sia verificato che la conclusione del rapporto di lavoro sia stata dovuta a fatti insussistenti. La Corte Costituzionale ha stabilito che il licenziamento economico vada equiparato a quello senza giusta causa, qualora sia ingiustificato. Lo spiega la stessa Consulta in una nota: "La Corte costituzionale, riunita oggi in camera di consiglio, ha esaminato la questione di legittimità sollevata dal Tribunale di Ravenna sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, come modificato dalla cosiddetta legge Fornero – n. 92 del 2012 – , là dove prevede la facoltà e non il dovere del giudice di reintegrare il lavoratore arbitrariamente licenziato in mancanza di giustificato motivo oggettivo".

Si torna a parlare della legge Fornero, che prende il nome della ministra del Lavoro del governo Monti, in carica nel 2012. La legge è stata poi modificata con il Jobs Act voluto dal governo Renzi nel 2014, e oggi arriva un'ulteriore precisazione. Nello specifico, in attesa del deposito della sentenza, l’Ufficio stampa della Corte costituzionale fa sapere che "la questione è stata dichiarata fondata con riferimento all’articolo 3 della Costituzione".

La Consulta ha ritenuto che sia "irragionevole", nel caso in cui il fatto sia "insussistente", la "disparità di trattamento tra il licenziamento economico e quello per giusta causa". Infatti, nel secondo caso "è previsto l’obbligo della reintegra", mentre nel primo "è lasciata alla discrezionalità del giudice la scelta tra la stessa reintegra e la corresponsione di un’indennità". La Corte costituzionale depositerà le motivazioni della sentenza nelle prossime settimane.