La sindaca di Perugia denuncia gli insulti sessisti: “Risarcimenti andranno alle vittime di odio online”
"Puttana, troia, zoccola, crepa". Sono alcuni degli insulti rivolti attraverso i social network alla sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, che ha deciso di denunciare gli attacchi più gravi e di aderire a un'iniziativa nazionale per sostenere le donne vittime di odio online attraverso un fondo economico. "Per tanto tempo mi hanno ferita terribilmente", racconta a Fanpage.it. Poi la decisione di reagire, anche grazie al confronto con altre amministratrici: "Così si trasforma un dolore individuale in una battaglia collettiva".
Il progetto, nato da una proposta della sindaca di Firenze, Sara Funaro, e rilanciato dall'Associazione nazionale Comuni italiani (Anci), di cui Ferdinandi è vicepresidente e delegata alle Pari opportunità, prevede di destinare gli eventuali risarcimenti ottenuti attraverso le azioni legali a un fondo per offrire assistenza gratuita alle donne vittime di odio online che non dispongono delle risorse economiche necessarie per difendersi. L'obiettivo è coinvolgere il maggior numero possibile di amministrazioni, al di là delle appartenenze politiche. Per questo, Ferdinandi rivolge anche un invito alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, chiedendole di costruire una battaglia comune contro la violenza di genere.
Insulti sessisti contro le donne in politica: "Un'ingiustizia tutta al femminile"
La sindaca di Perugia ha annunciato solo nei giorni scorsi, attraverso i social, la sua adesione all'iniziativa lanciata dalla sua omologa Sara Funaro, esponente del Partito democratico e prima donna a ricoprire questo ruolo nel capoluogo toscano. All'inizio di ottobre, Funaro aveva infatti annunciato online la decisione di denunciare chi le aveva rivolto offese e attacchi sessisti, con l'obiettivo di trasformare gli eventuali risarcimenti in un aiuto concreto per le donne che non hanno le risorse economiche necessarie per difendersi legalmente.
Ferdinandi aderisce ora al progetto, ma la sua esperienza di vittima degli insulti online risale alla campagna elettorale per le comunali del 2024, quando, oltre agli epiteti offensivi, avevano iniziato ad affibbiarle soprannomi come "ridolina". Per la prima cittadina di Perugia, questi attacchi sono qualcosa che "ti rimane addosso, anche per il senso di ingiustizia tutto al femminile di vedere che quando noi donne ricopriamo un ruolo pubblico non veniamo mai criticate nel merito", racconta a Fanpage.it.
Prima donna alla guida dell'amministrazione perugina, Ferdinandi sottolinea che il problema non riguarda soltanto la violenza delle parole, ma anche la natura degli attacchi rivolti alle donne che ricoprono incarichi istituzionali. "Ogni volta che qualcuno della parte politica opposta o qualcuno che è in dissenso con noi deve attaccarci, la critica nei confronti del femminile assume sempre questi toni. Dall'insulto all'oggettificazione del corpo, dal mettere il naso nella vita privata ai gusti sessuali, presunti o meno, alle battute sessiste, fino alle minacce".
Oltre ai singoli insulti, l'esposizione all'odio online nasconde una seconda forma di violenza: la convinzione di dover imparare a sopportarli. "Chi hai intorno ti invita a diventare impermeabile alla violenza, ma questo significa farli vincere sotto ogni punto di vista". Ferdinandi racconta di aver evitato per mesi di accedere ai propri profili social: "Venivano gestiti dal mio social media manager, io evitavo proprio, mi ero rassegnata alla normalizzazione".
Dalle denunce al fondo per le vittime di odio online
Per Ferdinandi, il cambio di passo è arrivato grazie al confronto con altre sindache e, in particolare, alla proposta avanzata dalla prima cittadina di Firenze. "Ci si sente meno sole e si trasforma un dolore individuale in una battaglia collettiva che diventa utile agli altri", spiega Ferdinandi.
L'idea lanciata da Funaro è utilizzare gli eventuali risarcimenti ottenuti attraverso le denunce per finanziare strumenti di assistenza legale destinati alle donne che non possono permettersi di affrontare un procedimento. "Tutta la sofferenza e gli insulti che abbiamo subito possono diventare utili ad aprire una nuova strada, quella di offrire strumenti e sostegno a quelle donne che magari vorrebbero denunciare ma non hanno soldi, non hanno strumenti, non sanno a chi riferirsi. Il potere serve se è utile a qualcuno, se serve a trasformare, a battere nuove strade, ad allargare orizzonti, a offrire opportunità a chi non ne ha", aggiunge la sindaca.

L'appello alla premier Meloni: "Unite contro la violenza"
Come delegata Anci alle Pari opportunità, Ferdinandi ha inviato una lettera per invitare tutti i Comuni italiani ad aderire all'iniziativa contro l'odio sui social. Resta ancora da definire la struttura attraverso cui raccogliere e distribuire le risorse. "Siamo già al lavoro per cercare di capire quale forma migliore dare a questo strumento – spiega Ferdinandi – Potrebbe diventare un fondo unico nazionale oppure, e propendiamo più per questa idea, potremmo dare delle linee guida chiare che mettano le amministrazioni nelle condizioni di poter creare i fondi territorialmente". La seconda soluzione, secondo la sindaca, permetterebbe di mantenere un rapporto più diretto con le cittadine. Il tema sarà affrontato anche nel documento da presentare all'Assemblea nazionale Anci, con una sezione dedicata al contrasto della violenza di genere negli spazi digitali.
L'obiettivo è costruire una collaborazione politica trasversale, capace di superare le differenze di schieramento. Per questo, l'invito ad aderire all'iniziativa è rivolto anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a sua volta bersaglio di insulti e attacchi personali sui social. "Penso che la violenza di genere debba essere una delle prime e grandi battaglie che la politica deve portare avanti in maniera unitaria e assolutamente trasversale, perché ha veramente a che vedere con la tenuta, ma anche con la qualità, delle nostre democrazie", afferma la sindaca. "Su questi dobbiamo trovarci assolutamente uniti – continua – Credo che sarebbe importante se anche Giorgia Meloni volesse raccogliere questo appello".
Dopo il video arrivano solidarietà e scuse: un minorenne si pente degli insulti
Dopo la pubblicazione del video, la sindaca umbra ha ricevuto numerosi messaggi di solidarietà, anche da persone politicamente lontane da lei. "È una delle prime volte in cui ho ricevuto una solidarietà così trasversale". Una risposta che, secondo Ferdinandi, dimostra quanto il clima sui social possa restituire un'immagine distorta dell'opinione pubblica. "I bulli fanno sempre più rumore e nei social network ormai siamo abituati a pensare che quella bolla sia rappresentativa del Paese intero, invece c'è una stragrande maggioranza del Paese profondamente stufa di aver trasformato uno spazio nato per l'aggregazione in un immondezzaio".
Le prime conseguenze, racconta Ferdinandi, si sono viste anche tra gli autori degli insulti. "Tutti quelli di cui avevamo pubblicato i commenti, cancellando il nome, sono andati a cancellarli – racconta – L'idea di non essere più in uno spazio dove le azioni non hanno conseguenze ha già determinato un primo effetto". Oltre al timore delle conseguenze legali, l'annuncio ha suscitato anche ripensamenti più profondi. Un minorenne, autore di uno degli insulti pubblicati nel video, "mi ha scritto che il video lo aveva fatto riflettere profondamente e che quando aveva scritto quelle parole, l'anno scorso, non aveva idea delle conseguenze delle sue azioni; mi ha detto di essere profondamente pentito".
Anche molte donne le hanno scritto per raccontarle le proprie esperienze di discriminazione quotidiana, dal posto di lavoro alla dimensione domestica, passando per internet. "Ci vuole non solo l'appello a essere coraggiose e a denunciare – conclude – ma bisogna farle sentire meno sole, far sentire che stiamo costruendo una rete che non ha più intenzione di indietreggiare rispetto a certi temi".