Autotrasportatori identificati e denunciati, l’avvocato: “Rischiano fino a due anni di reclusione”

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immagine di repertorio
A Fanpage.it l’avvocato penalista Michelangelo Strammiello spiega fino a che punto possono spingersi gli agenti durante i controlli e le identificazioni degli autotrasportatori in presidio.
Intervista a Avvocato Michelangelo Strammiello
Penalista

Centinaia di autotrasportatori in presidio sono stati controllati e identificati nelle ultime ore. I dati diffusi dal Viminale parlano anche di 71 denunciati. E i numeri sono destinati a crescere. Si tratta di una nuova stretta securitaria messa in atto dal Governo Meloni per contenere la protesta che sta paralizzando i rifornimenti e anche gli aeroporti, non solo del Sud ma di tutta Italia.

Gli autotrasportatori sono decisi a continuare lo sciopero, e a non accettare i 480 milioni di euro che Matteo Salvini dice di avere sbloccato. L'offerta è stata accettata dalle confederazioni dei trasporti, ma non dai lavoratori che sono i promotori dei blocchi. Proprio nei loro confronti il ministro Adolfo Urso ha minacciato una repressione fatta di sanzioni, denunce e "anche pene detentive".

Fanpage.it ha chiesto all'avvocato penalista Michelangelo Strammiello fino a che punto può spingersi il controllo delle Forze dell'ordine e cosa rischiano davvero gli autotrasportatori.

Avvocato, il ministro Urso parla di "conseguenze penali", ma cosa rischiano gli autotrasportatori identificati?

Per i singoli manifestanti che partecipano a un blocco stradale eseguito da più persone riunite, la pena va da 6 mesi a 2 anni di reclusione. Si tratta di una fattispecie aggravata introdotta dall'art. 14 del nuovo Decreto Sicurezza. Se poi il blocco compromette servizi essenziali o di pubblica necessità, parliamo di ambulanze e approvvigionamento di farmaci e beni di prima necessità, la pena per i partecipanti è la reclusione fino a 2 anni.

Parla di nuovo Decreto Sicurezza, quindi prima però non era così.

No, prima l'occupazione stradale era considerata intralcio ordinario e prevedeva solo una sanzione amministrativa pecuniaria. Il passaggio alla fattispecie penale si fonda sulla difesa delle infrastrutture strategiche e del diritto alla mobilità, viene citato sia Schengen che la nostra Costituzione, e questo porta a giustificare l'intervento della pubblica autorità che rimuove il blocco. In pratica, l'autorità Stato dà in concessione la rete stradale, che è un'infrastruttura strategica, e per questo motivo ritiene che la stessa autorità possa rimuovere il blocco per ripristinare la libera circolazione su strada.

Gli organizzatori dei presidi rischiano pene maggiori rispetto ai semplici partecipanti?

Sì, per chi organizza, promuove o dirige la manifestazione che causa l'interruzione di un pubblico servizio, l'art. 340 del Codice Penale prevede la reclusione da 1 a 5 anni.

Ci sono altri scenari che comportano aggravanti?

Sì, nel caso gli autotrasportatori danneggiassero i propri camion o quelli dei colleghi per evitare la rimozione del blocco, magari bucando le ruote, si configurerebbe anche il reato di minaccia.

Come avvengono i controlli in corso in queste ore?

Gli agenti identificano gli autotrasportatori, fotografano, fanno video di quello che è accaduto, e poi mandano tutto al pubblico ministero, al quale poi è affidato il compito di decidere come procedere a seconda del singolo caso.

Gli agenti possono arrestare gli autotrasportatori?

No. In questo caso l'arresto non è consentito neanche in flagranza di reato, e neanche il fermo. La legge prevede solo l'identificazione, la rimozione del blocco e l'invio della relazione al pm.

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