Francesco, autotrasportatore in presidio: “Ho 3 figli piccoli, se fallisce l’azienda finisce tutto”
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"Faccio questo lavoro da 21 anni insieme a mio fratello. Siamo qui perché se fallisce l'azienda per noi finisce tutto, e io ho tre figli piccoli". Francesco è uno degli autotrasportatori in presidio a Maida, in provincia di Catanzaro. Si trova qui dalla mezzanotte di giovedì 15 ottobre e, come racconta a Fanpage.it, non se ne andrà fino a quando non avrà delle risposte da parte del governo.
"Io mi auguro di smontare il blocco adesso. Spero che da un momento all'altro mi chiamino da qualche istituzione dicendo che il problema è risolto. Ma fino a quando non succederà continueremo a bloccare tutto".
La testimonianza di Francesco: "Faccio questo mestiere da 21 anni"

Francesco ha 39 anni, fa l'autotrasportatore per l'azienda di suo fratello, ma dire che vive e lavora nel Catanzarese sarebbe riduttivo: "Le giornate sono sempre le stesse: si parte, si fa la consegna, e poi è caricare, scaricare. Copriamo la Sicilia, il nord Italia. Tutto".
Come molti altri suoi colleghi, anche Francesco ha iniziato da giovanissimo, ereditando il mestiere in famiglia e trasmettendolo a sua volta al fratello minore: "Faccio l'autotrasportatore da 21 anni. Sono cresciuto in questo settore e ci credo. Io mangio e vivo col trasporto. Se va male, in automatico vado male pure io".
Da giovedì scorso è in presidio e non si fermerà. La rete attraverso cui si riforniscono i supermercati, la Grande distribuzione organizzata, viaggia per la maggior parte su gomma, così come l'80% di tutto l'ortofrutticolo italiano. Ma i primi disagi sono stati registrati anche per quanto riguarda i rifornimenti degli aeroporti. Fermare i camion significa svuotare i supermercati e paralizzare non solo il Sud ma tutta l'Italia.
Per Francesco si è trattato di un estremo rimedio: "Lo faccio principalmente per la mia famiglia e per i miei figli, perché prima vengono loro e poi io". A 39 anni si è trovato davanti all'impossibilità di proseguire con il lavoro che sosteneva la sua famiglia composta da 5 persone.
"A marzo io e altri colleghi abbiamo segnalato che le cose non andavano, ma siamo esplosi quando il gasolio è arrivato a 2,50 euro a litro. Lo capisce pure un bambino che non possiamo lavorare così. Ci hanno detto di scaricare il rialzo sul committente, ma come facciamo?".
"Il governo? Ci hanno offerto fondi che ci spettavano a marzo"

A nulla è servito il tavolo di trattative che si è svolto ieri a Milano tra il Governo e le principali associazioni degli autotrasportatori. Gli industriali dell'autotrasporto si trovano sul versante opposto rispetto a chi questo mestiere lo fa sulla strada, come Francesco.
I 480 milioni di euro messi sul tavolo dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini fanno gola a chi vuole sfondare il blocco, non a chi lo ha messo in piedi. "Per quanto ci riguarda la trattativa è andata in fumo. Si tratta di fondi che erano già destinati a noi dall'anno scorso e avrebbero dovuto essere sbloccati a maggio". E aggiunge: "Rispetto al dovuto ci hanno offerto l'equivalente di 100 a testa".
Francesco fa parte di Federalog ed è perentorio: "Non parliamo solo di Calabria. Siamo tutti parte di un'unica categoria e siamo tutti uniti. Il blocco continuerà".
