Perché gli autotrasportatori stanno protestando in Calabria: “Lavoro in perdita da 7 mesi, ho finito i fondi”
Giuseppe ha 29 anni è un autotrasportatore con una ditta che conta circa trenta dipendenti. Da 48 ore ha aderito al presidio nel Catanzarese insieme ai suoi colleghi di tutta Calabria, e a Fanpage.it spiega perché lo stanno facendo.
"La mia azienda aveva da parte un fondo d'emergenza. Oggi di quei soldi me ne sono rimasti a sufficienza per una settimana di lavoro. Quindi dopo questa settimana mi sarei fermato e basta, perché ho finito la liquidità per il carburante. Il presidio, e la speranza di essere ascoltati, sono l'unica cosa che mi resta, e come me anche tanti colleghi con aziende più grandi".
Tra gli autotrasportatori che aderiscono c'è anche Pietro, 36 anni, che dal presidio di Cosenza ci racconta: "Le spese sono diventate insostenibili. Spendo quasi 3 mila euro a settimana solo di gasolio. Prima ne spendevo 1.700, 1.800. Con questi costi come fai a mandare avanti l'attività?".
Gli autotrasportatori hanno fatto partire una protesta che sta bloccando tutto il Sud Italia, e alla quale hanno aderito anche altre categorie pesantemente colpite dal caro carburante come agricoltori e pescatori. A questi, in Puglia, si sono aggiunti anche i dipendenti dell'ex Ilva che hanno bloccato le raffinerie Eni di Taranto.
Calabria, Puglia, Basilicata, Sicilia: tutti sono coesi nel chiedere che il loro lavoro venga rispettato. Il governo non ha ancora dato risposte concrete, ma al fianco dei lavoratori sono scesi in piazza anche studenti e cittadini comuni.
"Il popolo italiano scende in piazza a protestare solo per il calcio. Quando vai a toccare il futuro dei loro figli sembra non interessa nulla a nessuno. Ma questa volta è diverso, chiediamo tanta partecipazione", dicono gli autotrasportatori.
Giuseppe: "Ogni giorno mi dicevo: domani il carburante scenderà"
Giuseppe ha un'azienda medio-piccola di autotrasporto da cinque anni. Un mestiere che, come spesso accade nel settore, ha ereditato da suo padre. Questa però è la prima volta di cui ha memoria che si trova ad affrontare una simile emergenza.
"La situazione è drammatica, devi credermi. Tutte le aziende stanno lavorando in perdita. Io lo faccio da circa sette mesi. Ho continuato perché avevo la speranza che il costo del carburante sarebbe sceso. Mi dicevo: domani scende, scende, scende – spiega Giuseppe – Avevo qualcosina da parte come fondo d'emergenza e l'ho usato tutto, e come me so che lo hanno fatto anche gli altri".
"Quindi avrei lavorato questa settimana e poi mi sarei dovuto fermare a prescindere, perché ho finito la liquidità. Questa protesta è un tentativo disperato perché le cose cambino, e per poter continuare a lavorare".
Il presidio che sta bloccando mezza Italia nasce, come ogni sciopero, per creare un disagio ai cittadini, i quali spesso protestano a loro volta contro i manifestanti. In questo caso però sta succedendo l'esatto opposto. Il carburante è finito in tutte le aree rifornimento, e anche i supermercati sono vuoti, ma le persone condividono i motivi della protesta, e stanno empatizzando con le categorie più colpite. Un fenomeno di cui Giuseppe è consapevole: "Non ho mai visto una roba del genere. Sono soddisfatto perché in Calabria si sono mossi veramente tutti. Anche cittadini e aziende molto più grandi della mia. Questo mi rincuora perché temevo di aver avuto una cattiva gestione, mi dicevo ‘forse ho sbagliato in qualcosa', invece vedo che tutti sono presenti, e abbiamo gli stessi problemi".
Il 20 ottobre ci sarà un tavolo del governo sulla crisi dei carburanti, ma per Giuseppe il settore va rivisto completamente, e a chi lavora non bastano più le promesse. "Vi posso assicurare che la Calabria è tutta barricata. Qui non passa nulla".
La testimonianza di Pietro: "È uno sciopero collettivo che riguarda tutti"
Anche Pietro, è decisamente agguerrito, è in presidio da venerdì senza pause, ed è uno degli autotrasportatori che dalla prima ora hanno aderito alla protesta organizzando quello di San Lucido, nel Cosentino. "Ho fatto la richiesta al Prefetto, alla Questura e ho contattato tutti trasportatori che conoscevo, ma qua in zona si sono uniti anche i pescatori, gli agricoltori, e i liberi cittadini. Questa protesta non è solo nostra, è uno sciopero collettivo che riguarda tutti".
"Non ci muoveremo fino a quando non ci verranno date risposte concrete. Continueremo a scioperare e a bloccare tutto". E spiega quali sono le richieste: "Vogliamo un aiuto per quanto riguarda il costo del gasolio; abbassare le tasse; aiuti concreti, non solo per il mio settore, ma su tutto, perché la vita è diventata insostenibile".
L'obiettivo è arrivare a una riforma strutturale di un settore da tempo in crisi, a cominciare dal costo dei carburanti. "Chiediamo che vengano riviste le tariffe del carburante per gli autotrasportatori, la sospensione dei leasing e dei mutui almeno per 12 mesi, il creditore di imposta sul lavoro, e che vengano ridotti i pedaggi notturni. Basti pensare che la Sicilia importa quasi l'80% dei prodotti ortofrutticoli, ma noi non siamo più in grado di sostenere tali costi".