Gli autotrasportatori ai blocchi: “In questa protesta ci giochiamo tutto, il governo dia risposte non repressione”
La protesta degli autotrasportatori sta paralizzando mezza Italia, dopo le promesse del governo senza nessun fatto concreto annunciate nell'incontro di ieri a Milano, in Campania, Puglia, Calabria, Basilicata e Molise i trasportatori hanno deciso di continuare il blocco. In Campania i blocchi sono sulla A1 all'altezza della barriera di Caserta Nord, ma anche sulla A16 verso Bari, e sulle principali statali come la statele Telesina nel Sannio e la Domitiana tra Napoli e Caserta. A Napoli i blocchi più importanti sono al porto e alle raffinerie nella zona est della città dove i Tir bloccano gli accessi. Nei supermercati gli scaffali sono sempre più vuoti, mentre riuscire a fare rifornimento ai distributori di benzina è diventato davvero un'impresa, con la maggior parte degli esercizi in città che hanno terminato le scorte di carburante. Fanpage.it ha intervistato uno dei trasportatori che sta partecipando ai blocchi, Marco Manna, non un imprenditore del settore, ma un autista, il segmento più colpito dai rincari degli ultimi mesi che sono poi sfociati nelle proteste di questi giorni.
Avete deciso di continuare i blocchi dopo la risposta del governo di ieri, in cosa ritenete insufficiente la proposta?
Non hanno fatto altro che riproporre quello che era stato già proposto alcuni mesi fa, ma nel frattempo la situazione è peggiorata, gli aumenti sono ancora più corposa. Ma bisogna chiarire bene i contorni della crisi del settore, qui non c'è solo il problema del costo del gasolio. Quella è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Quali sono gli altri temi?
Il nostro settore è diviso in due tronconi, da un lato le società di capitale, quelli che hanno in mano i grossi appalti con le aziende, e poi ci sono le piccole e medie imprese, quelle con le quali lavoriamo noi autisti, che sono quelli che fanno il lavoro reale, quello del trasporto su strada. Molte delle piccole e medie imprese non hanno la possibilità di aumentare i prezzi del trasporto in base all'aumento dei prezzi del gasolio, perché questa clausola è prevista per le grandi aziende, ma non per i subvettori, cioè i piccoli, noi. Ci troviamo in difficoltà proprio per questo. La maggior parte delle grandi imprese che prendono gli appalti, e poi subappaltano ai piccoli, non hanno nemmeno sede in Italia, pur essendo aziende italiane, ma hanno sede all'estero con una fiscalità diversa dalla nostra. Noi invece siamo in Italia e dobbiamo pagare le tasse, il gasolio e il costo del lavoro come si paga in Italia. Le grandi società puntano sul lavoro povero, cioè su autisti come me, ma si godono i benefici fiscali con le sedi all'estero, le piccole e medie imprese invece vengono stritolate dall'aumento dei prezzi e devono tagliare sui costi, ma noi così invece di guadagnare rischiamo di andarci a perdere.
Qual è la prima misura urgente che chiedete al governo?
La prima cosa è rispettare quello che avevano promesso in campagna elettorale, proprio sul gasolio. Tajani ha detto che con le manifestazioni i prezzi del gasolio non scendono, ma in campagna elettorale erano loro che avevano promesso di ridurre le accise, di ridurre l'Iva, sui carburanti. Queste erano le loro promesse, stavano nel programma elettorale, ma non le abbiamo mai viste.
Il Ministro Urso ha detto che si sta procedendo all'identificazione dei camionisti per rimuovere i presidi, come rispondete al Ministro?
Ormai per noi la strada è quella, o noi camionisti perdiamo il lavoro e le aziende falliscono perché non possono più pagare, oppure l'unica cosa che ci rimane è manifestare. Se ci vuole schedare che lo faccia, per noi questa è l'ultima spiaggia praticamente, noi così non riusciamo più ad andare avanti. Per noi è una questione di sopravvivenza, e su una questione di sopravvivenza io penso che Urso sbagli a provocare ancora di più chi manifesta.

In che blocco si trova?
Ieri sono stato al porto, oggi sono alla raffineria. Abbiamo deciso insieme alla polizia di far passare alcune autocisterne con il carburante, è quello che serve per alimentare le ambulanze, i mezzi delle forze dell'ordine, i vigili del fuoco, ma per le altre non le faremo passare, noi rimaniamo qui e manteniamo il blocco.
I supermercati sono vuoti e ai distributori non c'è più carburante, questa protesta sta paralizzando mezzo paese, cosa vi sentite di dire agli italiani?
Gli diciamo che dovrebbe esserci solidarietà, noi come trasportatori siamo coscienti di avere una forza che fino ad ora non avevamo mai messo in campo. Questa è la prima volta in tempi recenti, la protesta di questi giorni non ha precedenti, e sono 30 anni che faccio il camionista. Oggi dobbiamo stringere i denti tutti, sia noi che tutte le altre categorie, magari venendo con noi a protestare, ai presidi, dandoci ancora più forza, per far capire che non possiamo far finta di niente davanti alla situazione economica. Non vogliamo essere succubi di scelte politiche sbagliate.
Nel caso in cui il governo annunciasse un anticipo dell'incontro previsto il 27 ottobre, voi sareste disponibili?
Io penso di sì, c'è da dire che anche l'incontro di ieri è avvenuto a Milano, mentre tutta la protesta è al Sud e questo ci sembra molto singolare. Le prime associazioni che Salvini ha voluto incontrare sono quelle delle grandi aziende, che sono poi quel segmento che non si è mai fermato, che non ha avuto problemi e che sta lavorando come se nulla fosse successo, perché sono garantiti dai contratti diretti. La soluzione prospettata da Salvini è quella di dare dei fondi per comprare dei camion nuovi, questa mi sembra un'assurdità. Noi stiamo al collasso, non possiamo mantenere i camion che abbiamo e lui vuole darci le agevolazioni per comprare i camion nuovi? E come li manteniamo? Salvini ha fatto un patto con le grandi imprese, ma non con le piccole e medie imprese. Al nostro settore ha detto che sbloccherà dei fondi che dovevano essere già sbloccati da due mesi, a questo punto come si usa dire, dare moneta, vedere cammello. Fino ad ora non abbiamo visto nulla. E non solo sul gasolio, ma sui costi dell'autostrade, sulla sicurezza, su tante cose.
Quindi ponete anche un problema di rappresentanza al tavolo con il governo?
Questa è una delle prime cose. I nostri rappresentanti sono stati ricevuti per pochi minuti e gli sono state fatte promesse senza alcuna garanzia. Sono gli stessi incontri già avvenuti alcuni mesi fa, in cui Salvini aveva preso impegni concreti che non sono stati mantenuti. Ora su quale base andiamo lì, ci danno altre promesse e noi dovremmo fidarci? Non l'ha fatto fino adesso, ci ha dato solo chiacchiere, noi vogliamo vedere cose concrete.