Da dove arrivano i soldi per gli autotrasportatori che Salvini dice di aver sbloccato
Ieri il giro di incontri del ministro dei Trasporti e del suo vice Edoardo Rixi con le associazioni degli autotrasportatori, si è chiusa con l'annuncio di 480 milioni di euro destinati a coprire le domande di credito d'imposta sul diesel presentate fino a fine agosto. Matteo Salvini dice di aver sbloccato "più di un miliardo di euro" di aiuti nei confronti del settore, che da giorni protesta contro il caro carburante.
"Sono stati sbloccati fondi per più di un miliardo per l'aiuto contro il caro carburante per gli autotrasportatori da marzo a tutto ottobre, con l'obiettivo di arrivare alla fine dell'anno. Siamo riusciti a coprire, con uno sforzo enorme, non penso che in Europa altri governi siano riusciti a fare altrettanto, il 70% dei maggiori costi. Sperando che queste due maledette guerre, che stanno portando a questo caos, finiscano", ha commentato oggi Salvini.
Ma da dove arrivano questi soldi? I fondi che il vicepremier dice di aver sbloccato provengono in gran parte da risorse che erano già state stanziate a bilancio nei mesi scorsi ma erano rimaste bloccate. Si tratti contributi, sotto forma di credito d'imposta, che erano stati introdotti a marzo, con il primo decreto carburanti, per compensare i maggiori costi sostenuti per l'acquisto di gasolio per i tir nel mese di febbraio.
La cifra iniziale ammontava a 100 milioni di euro ma nei mesi successivi il governo ha prorogato l'intervento portando lo stanziamento fino a circa 430 milioni. Queste risorse però, sono rimaste bloccate per sette mesi e i rimborsi agli autotrasportatori non sono mai stati erogati.
Dopo i blocchi stradali e i conseguenti disagi che hanno toccato soprattutto le Regioni del Sud, il governo ha annunciato la liquidazione immediata delle domande già presentate e l'aumento dei fondi fino a 480 milioni di euro. "Da oggi dopo un lavoro durato settimane perché sono arrivate 32mila domande da esaminare, cominciano i pagamenti per quasi 32mila autotrasportatori ed è qualcosa di importante", ha detto il vicepremier.
Per estendere l'aiuto ai mesi di settembre e ottobre 2026, il governo si è impegnato a trovare nuove risorse, precisamente 60 milioni di euro. Al momento un decreto non c'è, ma dovrebbe arrivare nei prossimi giorni, assicurano.
Nel conteggio del "miliardo" sbandierato dal ministero rientra anche un fondo da 590 milioni di euro destinato al rinnovo del parco veicolare. "A questo si aggiunge lo sblocco per 590milioni sempre per gli autotrasportatori che cambiano i vecchi mezzi", ha detto Salvini. "L'Europa punisce la gomma e voleva mettere fuori legge i motori endotermici perché per qualche burocrate di Bruxelles il futuro era tutto e solo elettrico. Adesso ci stiamo rendendo conto che un futuro tutto e solo elettrico, con le macchine normali, benzina, diesel, fuori legge, fuori produzione dal 2035, era una follia".
Anche in questo caso si tratta di risorse che erano già state programmate ma che sono rimaste stand-by a causa di un confronto apertosi con Bruxelles sul loro utilizzo. I fondi rimasti bloccati saranno disponibili solo a partire dal 2027, ha annunciato il Mit.
A completare il quadro c'è il cosiddetto Marebonus, un incentivo alle imprese di autotrasporto che imbarcano veicoli e casse mobili sulle navi, riducendo i chilometri percorsi sulla rete stradale nazionale. La misura è nata con l'idea di premiare chi ricorre al trasporto via marittima rispetto a quella di terra, nell'ottica di decongestionare il traffico stradale e migliorare la qualità dell’aria.
Stando alle parole del governo, le prime erogazioni partiranno a novembre. "Stiamo aspettando alcune aziende che sono in ritardo sui rendiconti del fabbisogno. Siccome non vogliamo lasciare nessuno indietro in questa situazione cercheremo di partire un po’ dopo con i pagamenti per consentire anche ai ritardatari di poter fare le proprie rendicontazioni", ha detto Rixi.
Ad ogni modo, a parte i 60 milioni promessi per i prossimi due mesi, quelli rivendicati da Salvini non sono nuovi stanziamenti. Sono risorse che erano già state previste e messe a bilancio, ma che a causa dei ripetuti ritardi non sono mai arrivate ai destinatari.