La Mare Jonio ha lasciato il porto di Lampedusa e si sta dirigendo nelle acque di fronte alla Libia. La nave di Mediterranea Saving Humans pattuglierà da stanotte la zona Sar (zona di ricerca e soccorso, dall'inglese "search and rescue"), a circa trenta miglia dalle coste libiche, a nord di Zhuara. "Per un mare di diritti e non di morte", scrive la Ong su Twitter.

Lo scorso 15 aprile il vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, aveva presentato una direttiva in cui chiedeva alle autorità interessate di vigilare affinché "il comandante e la proprietà della Mare Jonio si attengano alle vigenti normative nazionali ed internazionali in materia di coordinamento delle attività di soccorso in mare", aggiungendo che la nave non aveva rispettato la legge durante precedenti operazioni, in quanto si era recata in acque di responsabilità non italiana e aveva "richiesto l'assegnazione del porto di sbarco alle autorità italiane in maniera strumentale, dirigendo la navigazione in via preordinata e deliberatamente verso le coste italiane anche in assenza di ogni autorizzazione o presupposto di legge al riguardo"

Al ritorno dell'imbarcazione nel porto di Marsala, i militari della Guardia Costiera avevano ispezionato la Mare Jonio, in modo da poter verificare se ci fossero le condizioni di sicurezza idonee per rilasciare la certificazione necessaria alla navigazione nel Mediterraneo. In seguito ai controlli, il comandante era stato diffidato dall'eseguire operazioni Sar, in quanto l'imbarcazione non era adeguata "alla normativa del settore".

Subito era arrivato il commento di Matteo Salvini, che aveva detto: "Dopo lo stop agli sbarchi e le direttive per difendere le acque territoriali, è stata bloccata la Mare Jonio. Si tratta della nave dei centri sociali che pretendeva di dettare legge nel Mediterraneo anche grazie ad alcuni parlamentari eletti con i 5Stelle come De Falco. L'altolà è un'ottima notizia: grazie alle Capitanerie di Porto! Non molliamo e passiamo dalle parole ai fatti".

"Salvare vite, un imperativo morale"

Non essendo state rilevate alcune irregolarità, la Mare Jonio era poi salpata nuovamente lo scorso 30 aprile per la sua missione di monitoraggio, definita “un imperativo morale". Inoltre, era stata presentata alla procura di Roma una querela per calunnia aggravata e diffamazione per la direttiva del ministro dell'Interno che ordinava lo stop agli sbarchi. "La Mare Ionio è una nave commerciale che agisce anche con un monitoraggio di quanto succede nel Mediterraneo, attivando i soccorsi se ci sono imbarcazioni in situazione di stress. Se non ci sono strutture in grado di intervenire, l'armatore e il comandante della Mare Jonio mai si sottrarranno alle normative internazionali, alle leggi del mare e a quelle dell'umanità, che vuol dire salvare le persone a rischio annegamento nel Mediterraneo ", aveva spiegato l'armatore Alessandro Metz. "In un Paese civile la direttiva sarebbe stata un invito a tutte le navi nel Mediterraneo, vista la situazione drammatica in Libia, di essere pronte a corrispondere alle esigenze di umanità nel salvare le persone a rischio di annegamento e in fuga da una zona di guerra", aveva poi concluso.

Durante il viaggio verso Lampedusa, da dove l'imbarcazione è salpata nuovamente oggi, la Mare Jonio ha denunciato la presenza di un barcone con a bordo un centinaio di migranti. A quanto riferito dalla Ong qualche giorno fa, nonostante la nave si fosse offerta di intervenire in soccorso, il centro di coordinamento dei soccorsi italiani (Mrcc), ha comunicato che gli eventi Sar sarebbero ricaduti sotto la gestione e coordinazione delle autorità libiche. I migranti sarebbero stati intercettati dalla Guardia Costiera libica e ricondotti verso il Paese, nonostante lì continuino gli scontri armati.