La prima richiesta è cambiare il criterio dell’indice Rt per valutare la permanenza in zona gialla o arancione delle Regioni. La seconda è quella di rivedere, più in generale, i parametri per il passaggio da un colore all’altro dei singoli territori. Dopo l’incontro con il governo, il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, riassume quanto emerso durante il vertice: “Oggi abbiamo fatto al Governo la nostra proposta per la revisione degli indicatori decisionali ed abbiamo offerto la massima disponibilità ad un’ulteriore interlocuzione con l’esecutivo. L’obiettivo è quello di avere parametri chiari, fortemente semplificati, ed in grado di generare automatismi per quel che riguarda gli scenari che coinvolgono le attività sociali ed economiche”. Da qui si arriva al punto principale, il superamento dell’indice Rt sui casi sintomatici: “A seguito della situazione pandemica contingente nel Paese è prioritario superare l’attuale incidenza dell’Rt sintomatici come parametro guida per determinare lo scenario nei diversi territori, a vantaggio del tasso di incidenza e del tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica”.

Secondo Fedriga, quindi, l’opzione da seguire sarebbe quella di valutare il tasso di incidenza e la pressione sulle strutture sanitarie. “Il nostro auspicio è che si arrivi entro questa settimana ad una proposta condivisa Governo-Regioni che vada in questa direzione – conclude Fedriga –. Un’intesa che andrà comunque considerata come una proposta transitoria che tiene conto degli attuali meccanismi, ma che va collocata in un’ottica di superare definitivamente il sistema delle zone se le condizioni di diffusione del virus lo permetteranno”. Superamento del sistema dei colori che, però, al momento sembra essere escluso.

Governo e Cts pensano di introdurre l'Rt ospedaliero

Le proposte delle Regioni vedono come risposta un’apertura da parte del governo, con il ministro della Salute, Roberto Speranza, che durante l’incontro ha parlato di una “nuova fase”, per la quale si sta lavorando con l’Istituto superiore di sanità per adeguare il modello attuale. Proprio andando nella direzione chiesta dalle Regioni, con più importanza affidata all’incidenza e ai servizi ospedalieri. Anche dal Comitato tecnico-scientifico arriva un’apertura in tal senso, come dimostrano le parole di Franco Locatelli, secondo cui l’Rt ospedaliero è “un indicatore che nel contesto di una popolazione che viene a essere sempre più vaccinata, quindi protetta dal rischio di malattia grave, fornisce  un'indicazione chiara su quella che è la pressione sui servizi sanitari”. Sul tema il Cts sta già discutendo da qualche settimana, spiega Locatelli, ritenendo che questo parametro possa essere “affiancato a quelli esistenti”.

Decisione su indice Rt e nuovi parametri il 17 maggio

Sulla modifica dei parametri si esprime anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, sottolineando che Regioni e Governo si sono presi “ancora qualche giorno” per decidere, per poi chiudere lunedì 17 maggio, dopo la cabina di regia. Secondo Pierluigi Lopalco, assessore alla Sanità della Regione Puglia, “combinando l'incidenza dei nuovi casi di contagio con l'ospedalizzazione potremmo avere un buon bilanciamento, perché in questa fase l’indice Rt ha molto meno senso”. Le Regioni chiedono anche di riformulare gli indicatori all’interno delle fasce di rischio valutando il tasso di occupazione dei posti letto per pazienti Covid. Un calcolo che si dovrà basare anche su uno standard minimo di tamponi ogni 100mila abitanti, rapportato all’incidenza dei contagi. Altra richiesta delle Regioni è quella di rivedere l’obbligo di permanenza di almeno due settimane in zona rossa, permettendo una ‘promozione’ in arancione anche dopo una settimana se i dati lo consentono.