Lombardia e Piemonte sperano di passare dalla zona rossa a quella arancione. Mentre c’è chi, a partire da Basilicata e Puglia, teme un declassamento alla più elevata fascia di rischio a causa del contagio da Covid-19. Il nuovo monitoraggio settimanale dell’Istituto superiore di sanità e del ministero della Salute, atteso per oggi, potrebbe cambiare nuovamente i colori della mappa regionale italiana. A livello nazionale il dato sembra incoraggiante: l’indice Rt, secondo alcune anticipazioni, dovrebbe essere intorno a 1. E quasi tutte le Regioni potrebbero avere un valore inferiore a 1,25, che le porrebbe di fatto tutte in zona gialla. Ma per uscire dalla zona arancione o rossa non basta avere un Rt basso, ma serve mantenerlo – e avere buoni risultati anche negli altri 20 parametri – per almeno due settimane.

Il che vuol dire che oggi la valutazione potrebbe riguardare solo alcune Regioni, almeno per quanto riguarda i territori che sperano di migliorare il loro colore. A poter scendere di fascia sembrano essere solamente quelle Regioni che sono diventate zona rossa o arancione il 6 novembre. In fascia rossa ci sono Calabria, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta. In quella arancione Puglia e Sicilia. Ma non tutte, al momento, possono sperare in un miglioramento di area.

Lombardia e Piemonte sperano in zona arancione

In Lombardia evidenti segnali di ottimismo vengono dal presidente Attilio Fontana, che è stato però gelato dal governo che sembrava voler mantenere la zona rossa fino al 3 dicembre. Dopo un chiarimento con il ministro della Salute, Roberto Speranza, Fontana sembra ottimista sull’ipotesi di passare da zona rossa ad arancione già da domenica. Ottimista anche il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio: “Stiamo uscendo dalla zona rossa, penso che saremo arancioni tra l’1 e il 3 dicembre. L’Rt quando andammo in zona rossa era 2,16 e nell’ultimo report era di 1,1”. I dati sono in miglioramento già da due settimane, quindi potrebbero bastare per uscire dalla zona rossa.

Difficile, invece, un cambio di fascia per la Toscana, anche se il miglioramento dei dati è evidente. Bisognerà aspettare probabilmente almeno un’altra settimana, anche se per il presidente Eugenio Giani i numeri sono già da zona arancione, se non gialla. Difficile che scendano in zona arancione anche la Valle d’Aosta, la Calabria e la provincia di Bolzano. In Calabria, in particolare, il numero dei contagi non decresce e probabilmente bisognerà aspettare qualche altra settimana, nella speranza di tornare almeno in fascia arancione prima di Natale.

Chi rischia di passare da zona arancione a rossa

Ci sono anche Regioni che rischiano il declassamento da arancione a rosso. Nonostante un miglioramento diffuso su quasi tutto il territorio nazionale, c’è chi è a rischio. Come la Basilicata, che mercoledì ha fatto registrare il record di positivi. A rischio anche la Puglia, con un numero elevato di casi soprattutto in alcune province, tanto che il presidente Michele Emiliano ha chiesto di istituire la zona rossa a BAT e Foggia. In Sicilia, invece, si aspetta l’esito dell’ispezione per capire se effettivamente la situazione è più problematica di quel che sembra e se il passaggio alla zona rossa sia o meno un rischio concreto.

Cosa cambia col passaggio da zona rossa ad arancione

Per le Regioni che potrebbero passare dalla zona rossa alla zona arancione ci sarebbe un allentamento di alcune misure. A partire dalle limitazioni per uscire dalla propria casa: gli spostamenti nel proprio comune tornerebbero a essere consentiti fino alle 22. Rimane, però, il divieto di uscire dal proprio comune e dalla propria regione, salvo esigenze di salute, lavoro o necessità. Resterebbero comunque chiusi bar e ristoranti, fatta eccezione per l’asporto e le consegne a domicilio. Riaprirebbero, invece, molti negozi al dettaglio, chiusi nella zona rossa. Per la scuola, si tornerebbe alla didattica in presenza per la seconda e la terza media. Ma sempre con obbligo di indossare la mascherina anche al banco.